La biografia


Manuel Vázquez Montalbán
Sabotaggio olimpico

“I guerriglieri erano consiglieri della firma del patto tra volontari olimpici pentiti e riconvertiti in olimpionici, cristiani di base, sciiti scalzi, ex combattenti del Maggio francese e cantautori specializzati in canzoni di protesta.”

Dentro a una estetica dell’assurdo (il pensiero inevitabilmente va a Jonesco) Manuel Vázquez Montalbán dimostra che è possibile costruire uno scenario in cui svolgere un discorso assolutamente coerente.
Questo romanzo, inedito in Italia, vede come protagonista ancora una volta Pepe Carvalho che si trova travolto da imprevedibili e improbabili eventi prodotti da un’attività di spionaggio internazionale (chi siano i sabotatori delle Olimpiadi e perché lo facciano è in realtà grottesco e in un certo senso ininfluente).
Pepe è aggredito dalla farsa olimpica, la “farsa democratica”, quella “della cultura dei simulacri alla Walt Disney”, prima ancora che “da paracadutisti, guardia civil, polizia privata, polizia mista, assaltatori, vaneggiatori dell'Opus Dei, zampognari scozzesi, orfani del socialismo reale, boy scout, soci del club nautico, gorilla da night club, omosessuali senza complesso di colpa e yuppie in crisi di crescenza” che irrompono nella sua casa di Vallvidrera proprio là dove aveva cercato rifugio per sfuggire alle follie mediatiche delle Olimpiadi di Barcellona.
Manuel Vázquez Montalbán non risparmia nessuno: chi persegue un “catalanismo” ufficiale, tutto di facciata, ai massimi vertici olimpici, gli atleti (che stanno cercando di diventare neri per prepararsi alle Olimpiadi di Atlanta), i “grandi” della politica internazionale, una sinistra che assume metodi della più retriva destra per guadagnare “credibilità” e diventare protettrice di un ordine di cui non è chiaro neppure il senso, l’ignoranza degli accademici e degli intellettuali “ufficiali”, ma soprattutto i giochi e i loro organizzatori che, se gli sponsor pagano bene, includono nelle gare anche le più ridicole competizioni.
Gli unici a uscirne bene, con simpatia e affetto, sono i reali di Spagna: Juan Carlos in particolare, sempre accompagnato dal suo “Manuale di formazione professionale permanente di re e principi in esercizio” per moderni regnanti.
Certe pagine raggiungono davvero una forza comica straordinaria: tutto l’incontro con Boutros Ghali e lo scambio di ricette di cucina che appassiona l’ex Segretario Generale dell’Onu più di ogni vertenza internazionale, e prima ancora la “lezione” di filosofia tenuta da Carvalho su Ortega y Gasset, giudice il padre di Javier Marías, Julián, vero rappresentante in terra di Ortega, o l’errore grossolano di Bush che fa confusione tra Baghdad e Barcellona con la moglie Barbara già vestita a lutto, certa che le manie sportive del marito prima o poi lo faranno schiattare.
Ma il sarcasmo fa spesso riflettere: ed ecco che la Walt Disney Corporation sta preparando per le Olimpiadi di Atlanta “un’esibizione di estasi utopiche della storia contemporanea” e si potrà assaltare il Palazzo d’inverno con venti dollari, per due soli dollari un “Lenin che sembra in carne e ossa ti scriverà le cosiddette Tesi d’Aprile e te le potrai portare a casa da incorniciare”; oppure oggi non esiste più un’etica universale, ma un’etica confezionata da un “ex giovane filosofo che ha aperto una sartoria di etiche su misura”.
La culturista serba, Vera, la figlia segreta di Tito, attraversa e domina (anche per la mole) nel romanzo, intrecciandosi la sua storia al gran numero di personaggi veri o immaginari che lo popolano. Appare sempre ingenua e spietata, dura e senza difese mentre il mondo tutt’intorno è autenticamente cattivo.
Un grande scrittore è sempre dotato di spirito profetico: Sabotaggio olimpico sembra proprio parlare di noi, qui e oggi.

Di Grazia Casagrande

Sabotaggio olimpico di Manuel Vázquez Montalbán
Titolo originale: Sabotaje olimpico
Traduzione di Lyria Hado
123 pag., Euro 10,00 - Feltrinelli (I canguri)
ISBN: 88-07-70171-5

le prime pagine
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Biscuter ha una teoria su Escoffìer. Non solo ce l'ha, ma la sciorina ogni volta che può a un Carvalho di tanto in tanto pentito di avergli pagato un viaggio a Parigi e un corso accelerato su zuppe e minestre presso l'Accademia di alta cucina di mister Everglace.
"Escoffìer rappresenta la Summa Teologica della grande tradizione della cucina borghese."
In tutte le occasioni in cui Carvalho ha cercato di fermarlo e chiedergli, per esempio, che cosa significhi Summa Teologica, Biscuter ha risposto: "Lo sballo finale".
La parte positiva della spedizione parigina consiste nel fatto che Biscuter, dopo aver dimostrato di essere in grado di affrontare consommé difficili per la loro raffinatezza come quello à la brunoise o le zuppe più o meno caratteristiche della cucina francese - da quella di cipolle alla maniera di Les Halles fino al potage Thurins Roumanille nella linea escoffieriana più pura - adesso osa affrontare i potage "stranieri", "stranieri", ripete in continuazione, come se si fosse aggiudicato l'identità francese.
"Lo sa che Escoffìer tiene in alta considerazione l’olla podrida spagnola? Anche se non riesce a nascondere quello che detesta della nostra cucina: i ceci e il salame piccante, il nostro chorizo. Oggi intendo farle una zuppa molto straniera, capo."
"Perché andare così lontano?"
"Bisogna sperimentare" e sperimenta un potage Ouka: brodo di storione, lische e pinne di pesci vari, acqua, vino bianco, prezzemolo, sedano, finocchio, funghi, sale... A Carvalho scombussola pensare quante cose servano per capire il piatto e che tutto questo lavoro sia al servizio di una semplice zuppa, neanche tanto solida. Da vecchi, minestrine. L'intensa solidità di un piatto fondo pieno di tocchi aggressivi, anche se domati dalla lunga cottura. Il crudo? Il cotto? Lo stracotto! Ma Biscuter gli sfugge. Come la realtà. O la memoria. Dal ritorno dal viaggio a Parigi, Biscuter ha smesso di essere essenzialmente dipendente, come se avesse scoperto la geografia al di là del suo universo di ex giovane detenuto e di ormai non tanto giovane domestico tuttofare per un detective con poca fortuna e pochissimo ottimismo. Forse Carvalho non desidera più nemmeno la compagnia di Biscuter, né quella della realtà, né quella della memoria, in consonanza con la cultura dell'oblio costituito.
Luglio 1993. Un anno fa tutto era pronto per l'inizio dei Giochi olimpici di Barcellona, il più grande spettacolo del mondo, e le esperienze vissute sono state inghiottite dal canale di scolo della crisi di quasi tutto e quasi tutti. Gli dèi se ne sono tornati al vero Olimpo, ma non hanno avuto, a detta delle autorità in economia, nemmeno la gentilezza di lasciarci il pane e il vino. E quando ricorda i sogni a occhi aperti dei giorni dei Giochi olimpici sente la necessità di rafforzare i legami naturali con la concretezza. Bisogna fare qualcosa. Dovrebbe fare qualcosa. Dall'epilogo dei Giochi ha conservato l'abitudine di andare dal filosofo invece che dallo psichiatra, come fanno gli altri. Il suo filosofo "di famiglia" continua a essere Xavier Rupert Dos Ventos, e davanti alla domanda sull'assenza degli dèi, il filosofo gli risponde dall'altro capo del telefono: "Che cosa fare? A quale scopo? Se vuole fare qualcosa, questo significa che ancora le è rimasto un senso... una finalità... Forse si tratta soltanto d'istinto di finalità... di un riflesso condizionato di finalità. È vero, gli dèi se ne sono andati, come già annunciò Hölderlin, ma lui credeva ci avessero lasciato il pane e il vino. Mi permetta di interpretarlo come una metafora della soddisfazione materiale. Davvero non ci rimangono soddisfazioni materiali? Mi ha dato retta? Ha cambiato la pentola a pressione? Ha assaggiato il formaggio caprino di Corca? Continuano a piacerle i vini della Ribera del Duero? Perché non passa all'acqua minerale gassata?".
Forse non si tratta di fare, ma soltanto di dire. E dice a Biscuter: "Mettici dei ceci".
"Nella zuppa Ouka, capo?"
"In tutto... Mettici dei ceci e del chorizo. In tutto..."
"Il suo è nazionalismo, capo. L'ondata di nazionalismo che ci sommerge."

© 2006, Giangiacomo Feltrinelli Editore

L’autore
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Manuel Vázquez Montalbán (Barcellona, 1939 - Bangkok, 2003), scrittore e giornalista, ha pubblicato poesie, romanzi e saggi: Gli uccelli di Bangkok, Tatuaggio, Il centravanti è stato assassinato verso sera, Il labirinto greco, Ricette immorali, La solitudine del manager, I mari del Sud, Le ricette di Pepe Carvalho, Pamphlet dal pianeta delle scimmie, La Rosa di Alessandria, La Mosca della Rivoluzione, Le ferme, Il fratellino, II premio, Quintetto di Buenos Aires, Storie di fantasmi, L'uomo della mia vita, Il signore dei bonsai, Storie di padri e figli, Ho ammazzato J.F. Kennedy, Tre storie d'amore, Millennio 1. Pepe Carvalho sulla via di Kabul, Millennio 2. Pepe Carvalho, l'addio, E dio entrò nell’avana, Lo scriba seduto, Marcos: il signore degli specchi, O Cesare o nulla.




17 marzo 2006