José Ortega y Gasset
Idea del teatro

“Che cos’è il teatro? La cosa teatro, come la cosa uomo, è molte, innumerevoli cose differenti che nascono e muoiono, variano, si trasformano sino al punto di non somigliarsi, a prima vista, per niente tra loro.”

Se cercherete questo testo nelle biblioteche italiane pensando di trovarne una precedente edizione, fallirete perché non esiste. Potrete forse recuperare una copia dell’edizione di Madrid (Revista de Occidente) del 1966 che tuttavia il Catalogo collettivo delle biblioteche del Servizio Bibliotecario Nazionale (che indicizza il materiale di 2300 biblioteche statali, di enti locali, universitarie, di istituzioni pubbliche e private operanti in diversi settori disciplinari) segnala presente solo presso la Biblioteca del Dipartimento di discipline artistiche, musicali e dello spettacolo dell'Università degli studi di Torino.
Per chi si interessa di teatro sia per professione che per passione ecco dunque un’occasione straordinaria di approfondimento del pensiero di uno dei massimi filosofi spagnoli del Novecento che, amato o meno, ha comunque segnato il suo tempo.
La bella Prefazione di Francesca Falchi inizia con una significativa (e quanto anche ora condivisibile…!) frase del filosofo spagnolo datata 1930: “Urge che il teatro ritorni a essere qualcosa di vivo, di forte, che turbi i cuori inerti: una doccia al servizio dell’igiene morale, una doccia, un esercizio, un combattimento”. E cosa dire oggi, con l’appiattimento generalizzato del gusto, con la banalizzazione e massificazione delle scelte? È sufficiente dare una scorsa agli spettacoli in cartellone nei teatri italiani e, soprattutto, all’afflusso di spettatori verso quelli che contino nel cast qualche, seppur inetto, attore televisivo e viceversa l’avvilente deserto delle sale in cui si rappresentano spesso i veri pezzi forti della programmazione teatrale, per valutare, giudicare e deprimersi. Ancora dalla Prefazione, ecco un brano profetico tratto da un altro saggio di Ortega, La ribellione delle masse: “La massa travolge tutto ciò che è singolare, diverso, qualificato e selezionato. Chi non sia ‘come tutto il mondo’, chi non pensi ‘come tutto il mondo’ corre il rischio di essere eliminato”. E così si arriva al teatro mass-media che ben si adegua a questa richiesta massificante.
Impossibile in questa sede entrare nel dettaglio dell’analisi filosofica che Ortega Y Gasset sviluppa in questa che è sostanzialmente una conferenza tenuta a Lisbona e a Madrid nel 1946, che lo stesso autore pensò di pubblicare aggiungendo alcune appendici. Il testo denuncia la sua origine di “parlato” e mantiene quella forma discorsiva, meno letteraria di altre opere dell’autore. Ma ciò non costituisce un limite rispetto ai contenuti, cioè una descrizione dello stato del Teatro fatta partendo dalle sue manifestazioni “in forma”, da Eschilo, Sofocle, Aristofane, Ben Johnson, Shakespeare, Lope de Vega e Caldéron, Corneille, Racine, Marivaux, Goethe, Schiller, Goldoni e la Commedia dell’Arte, fino a “tutto il XIX secolo, uno dei grandi secoli del teatro”, per arrivare al suo essere “in rovina”, come quasi tutto nel mondo Occidentale secondo l’autore, attraversandone gli aspetti più vari, dall’architettura dell’edificio al palcoscenico, ai ruoli dell’attore e dell’autore.

Di Giulia Mozzato

Idea del teatro di José Ortega y Gasset
Traduzione di Andrea Fantini
124 pag., Euro 14,00 - Medusa Edizioni (Argonauti n. 19)
ISBN: 88-7698-041-5

Le prime righe

Idea del teatro
Un accenno

Non c'è motivo di spaventarsi. L'Ateneo di Madrid, che è tornato al suo vecchio nome, ha voluto che inaugurassi questa sua nuova fase parlandovi di qualcosa. Sono molti, molti anni, forse un quarto di secolo, che non parlo in questa casa dove parlai, o per meglio dire balbettai per la prima volta; e sono molti anni che vago per il mondo, fuori dalla Spagna, tanti anni che, quando partii, credevo, non senza qualche ragione, di serbare ancora qualcosa della gioventù, e ora che ritorno mi scopro già vecchio. Tutta una generazione di ragazzi non mi ha visto né conosciuto, e quest'incontro è per me così delicato che posso soltanto sperare che questi ragazzi, dopo avermi visto e ascoltato, sentano il desiderio di ripetersi, fatte salve le opportune distanze, i versi del vecchio romanzo, i versi con cui la gente accolse il Cid - per questo raccomandavo di mantenere le distanze - quando questi rientrò in Castiglia dopo anni di esilio a Valencia, allora terra di mori:
Viejo que venís el Cid,
viejo venís y florido...
Questo singolare, un po' audace accostamento della bellicosa figura del Cid alla mia, così pacifica - nel senso di costruttrice di pace -, accostamento che si giustifica nell'innegabile comune vecchiaia, e in un'eventuale rifioritura, è un azzardo deliberato che mi sono permesso, un'esagerazione la cui forza caricaturale simbolizza energicamente quell'imperativo di continuità, di continuazione, che dovrebbe unirci tutti. Continuare non significa ancorarsi al passato e neppure al presente; significa muoversi, andare oltre, innnovare, ma rinunciando al salto e a partire dal nulla; prima di tutto affondare i piedi nel passato, poi decollare dal presente, e pari passu, un piede dopo l'altro, mettersi in marcia, camminare, avanzare. La continuità è convivenza feconda o, se si vuole, coabitazione di passato e futuro, ed è l'unico modo per non essere reazionari. L'uomo è continuità, e quando si fa discontinuo, nella misura in cui si fa discontinuo, cessa momentaneamente di essere uomo, rinuncia a essere se stesso e diventa altro - alter -, si altera, e allora un paese subisce alterazioni. Conviene, dunque, che l'uomo metta radicalmente fine a tale alterazione e torni a essere se stesso, o come dico di solito, con uno splendido vocabolo che solo la nostra lingua possiede, che cessi di alterarsi e giunga a concentrarsi.
© 2006, Medusa Edizioni


L’autore

José Ortega y Gasset (1883-1955), saggista e filosofo spagnolo, docente di metafisica all'Università di Madrid dal 1910. Nella sua filosofia ha sviluppato la sintesi fra pensiero e azione, dando notevole importanza al vitalismo. Tra le sue numerose opere si ricordano: La ribellione delle masse, Cos'è filosofia, Meditazioni del Chisciotte, Lo spettatore, Sull'amore. Le edizioni Medusa hanno pubblicato nel 2003 il volume: Goethe. Un ritratto doli 'interno.


17 marzo 2006