Delfina Rattazzi
Say goodbye

“In Like a rolling stone Bob Dylan canta che il grande sogno americano è finito. Un’utopia irrealizzabile. Come tutti i sogni infranti semina schegge di vetro che feriscono più che altro chi ha tentato di scendere a patti con la coscienza.”

Anni Settanta, gli anni della trasgressione e della libertà, in Europa come negli Usa. La musica, il cinema, la letteratura ne erano espressione, così come New York rappresentava il luogo simbolo di un’epoca.
Inquietudine era il motto di quegli anni, voglia di vivere e di fare, di ribellarsi, di andare a fondo e non accettare mai verità precostruite. Ma tanta energia conteneva già le contraddizioni e i sintomi della caduta e della perdita.
Delfina Rattazzi racconta in questo libro la Grande Mela nel momento magico in cui cantanti, giornalisti, attori, fotografi, pittori, quelli che oggi sono per noi nomi celebri, erano ancora agli esordi.
Quella magica situazione non era di certo priva di un forte contrappeso: droga e alcol scorrevano a fiumi, c’era una durezza spietata, un inesauribile desiderio di esperienze, di passione per il rischio e anche una grande facilità (grazie indubbiamente ad autentici meriti) a raggiungere il successo giovanissimi, cosa che per molti ebbe un effetto devastante tanto quanto quello delle droghe.
In quegli anni Truman Capote appare già distrutto da alcol e droga ed è espulso “dagli eletti” della N.Y. letteraria perché il suo realismo impietoso ha condotto addirittura a un suicidio.
Per la giovanissima autrice, approdata da poco all’università, l’ambiente che la circonda è davvero inebriante e i suoi incontri, le sue esperienze sono straordinariamente stimolanti. Per il lettore è come conoscere dall’interno un mondo che giunge sempre e comunque filtrato dal “prodotto”: libro, film, cd, inchiesta…
Dall’università a un master in giornalismo, Delfina Rattazzi incontra e intervista tra gli altri un giovane culturista che vuole fare anche altro nella vita: si chiama Arnold Schwarzenegger. Poi inizia il lavoro alla Viking Press dove si trova ad essere, fin dall’inizio, assistente di Jackie Onassis. Si imbatte quasi per caso nella politica americana, le sue feste, i suoi riti, i suoi protagonisti. Conoscenze davvero da privilegiata, una giovanissima vita che si intreccia con quella di veri e propri “mostri sacri”, ma anche tante tentazioni e qualche scivolata.
Tutti coloro che sono ancora vivi, nonostante l’alcol e la droga si autodefiniscono dei “sopravvissuti”, tanto è alto il numero di suicidi tra gli intellettuali (oltre alle morti appunto per droga o alcol): siamo di fronte a quella che il critico Lester Bangs ha chiamato apocalissi nichilista, ma che è anche stata il trionfo del talento e della creatività.
La disponibilità di Andy Warhol con i giovani giornalisti, le palestre sadomaso e l’Aids, ma il carnevale sembra continuare all’infinito, la normalità è aborrita, banale e disprezzata. “Con l’avvento della rassicurante disco dance si chiude la porta a una stagione di eccessi nel mondo della musica: umani, verbali, chimici.”
Dalla voglia di volare a quella di comprare, questa potrebbe essere in sintesi l’evoluzione della società americana dagli anni Settanta agli Ottanta.

Di Grazia Casagrande

Say goodbye di Delfina Rattazzi
158 pag, Euro 15,00 – Edizioni Cairo
ISBN: 88-6052-003-7

Le prime righe

CI SONO POSTI E MOMENTI IN CUI IL TALENTO SI CRISTALLIZZA. Si concentra, trova un terreno adatto. Ogni singola voce sente di far parte di un coro. Chi crea dialoga con gli altri che creano. O almeno è cosciente di quello che fanno gli altri. Negli anni Settanta a New York era così. Negli anni Ottanta gli occhi si sono concentrati su Wall Street, il denaro è diventato un’ossessione. Sul piedestallo sono saliti gli uomini e le donne che sapevano moltiplicarlo, investirlo, farlo fruttare. La storia è cambiata. È cambiata la musica.
Mi piace tornare con la mente nella città che onorava le persone ricche di talento. Scrittori, artisti, musicisti, registi, sceneggiatori, editori, giornalisti ma anche attori, banchieri e finanzieri. Con un’anima. Ci sono momenti in cui in ogni campo prevale l’eccellenza. Quando ci sei dentro ti sembra che durerà per sempre. Che il telefono suonerà ancora per dirti: “Ti porto a un concerto stasera. Canta un ragazzo che viene dal New Jersey. Si chiama Bruce Springsteen”. Dopo ti rendi conto che si chiamano momenti di grazia. Non durano. Non tornano.
A volte chi ha talento paga un prezzo alto per restargli fedele. Se intorno, però, hai una rete che ti incoraggia, ti sostiene quando vai all’inferno, ti tiene d’occhio se cedi all’inautenticità, diventa appena più facile. Alla fine degli anni Settanta quel mondo a New York si è disintegrato. Tutti hanno imparato a fare i conti con la solitudine. I giornali si sono riempiti di moda e arredamento. Il “New York Times” ha licenziato Seymour Hersch, uno dei più autorevoli giornalisti d’inchiesta di tutti i tempi, lo scopritore del massacro dei civili a My Lai. Sopravvivere è diventato un gioco più cinico e anche più impegnativo dal punto di vista economico. È partita la diaspora. Alcuni hanno scelto di togliersi di torno definitivamente.

© 2006, Cairo Edizioni


L’autrice

Delfina Rattazzi è nata a Buenos Aires nel 1951. Scrittrice e giornalista, vive e lavora a Milano.


17 marzo 2006