Paola Maraone e Paolo Madeddu
Da una lacrima sul viso...
Ovvero: «Come guarire i mali del cuore attraverso l'ascolto omeopatico delle 50 canzoni più deprimenti del pop italiano»

“Cosa sarà, direbbero Dalla e De gregari, due che tanto hanno dato alla musica italiana e dunque che tanto troverete in queste pagine, che ci fa definire strappalacrime e non capolavoro una canzone? Dov’è la sottile linea grigia che ci fa abbassare o alzare il volume della radio quando passa quel pezzo lì?”

dalla Prefazione “dissociata” di Linus

L’idea è di quelle divertenti e originali che saltuariamente (forse troppo) arrivano in libreria. Gli autori la stanno promuovendo molto bene, con passaggi televisivi e radiofonici facilitati dal tema trattato e, naturalmente, dalla Prefazione firmata da Linus. È quasi un passaggio automatico incuriosirsi.
In realtà risulta difficile parlare di musica in un libro, soprattutto parlarne senza annoiare chi non cerca le recensioni dotte o senza rincorrere scoop e gossip (le solite cose: sex and drug & rock’ n’ roll per dirla con le parole di Ian Dury). Con questo taglio divertente e divertito Paola Maraone e Paolo Madeddu sono riusciti a trovare un nuovo approccio: quello “terapeutico”. 50 canzoni “deprimenti” che hanno fatto piangere e soffrire gli italiani sono elencate e a disposizione del lettore, che potrà sia sfogliare il libro dall’inizio alla fine e farsi una vera cultura sulla musica più “triste” degli ultimi decenni, che giocare con l’indice, selezionare una canzone e vedere sia la diagnosi che la terapia del male interiore che l’affligge, naturalmente quello rappresentato dalla canzone suddetta.
Scegliete L’ultimo bacio di Carmen Consoli (con annesso film di Muccino)? La diagnosi, dopo una scheda di tre pagine che racconta la canzone (come accade per tutte le 50 presentate), è masochismo e la terapia non c’è “perché in fondo un masochista non vuole guarire. Al massimo può desiderare di stare peggio. A questo scopo è consigliabile l’ascolto di Parole di burro, della stessa autrice”.
Avendo un’altra età venite calamitati da Un giorno credi di Edoardo Bennato (e “nauseabonda versione da discoteca” di Gigi D’Agostino)? Siete inclini a instabilità dell’umore (menopausa o andropausa?) “e poi ansia, sentimento di vuoto, ideazione paranoide”. Terapia? “non vi preoccupate: Bennato stesso vi suggerisce che se mettete tutta la forza che avete nei vostri fragili nervi potete affrontare qualsiasi cosa, persino la versione dance di D’Agostino”.
Perché avete scelto Una giornata al mare di Paolo Conte? E ve lo chiedete? “Agorafobia da manuale”! e per liberarvi “dalla sofferenza psichica qui descritta occorre che facciate il pieno di canzonette leggere e scioccherelle”.
E se invece, in tema di onde, la preferenza va a Il mare d’inverno Berté-Ruggeri sicuramente soffrite di disturbi stagionali (Sad) caratterizzati dal “ripresentarsi implacabile di episodi di depressione”. Per guarire dalla “sindrome del Mare d’inverno bisogna andare in spiaggia d’estate, mettersi la crema al cocco, leggere Eva Tremila, vestirsi come un coatto totale ma soprattutto imparare a memoria Un’estate al mare di Giuni Russo”.
Uomini soli dei Pooh? Siete certamente dei single con molti e profondi mali, compreso il fatto che nessuno vi lava la schiena quando siete sotto la doccia.
Poster di Claudio Baglioni (il Gran Maestro di Strazi)? siete dei lazzaroni e per guarire dovete riascoltare Andamento lento di Tullio De Piscopo.
Chiudiamo la nostra necessariamente limitata panoramica terapeutico-esistenziale con Almeno tu nell’universo scritta da Bruno Lauzi per Mia Martini, che ha vinto il nostro sondaggio recente tra i lettori sulla canzone italiana, come miglior testo. Molto amata dalle donne “in stato di prostrazione, che sognano qualcuno cui rivolgere un ‘tu che sei diverso!’ a cuore imprudentemente spalancato”. La terapia è semplice: “vi ci vuole una botta di vita. E un atteggiamento verso le relazioni con l’altro sesso meno remissivo, decisamente più aggressivo ma anche giocoso”.
Altro che terapie decennali, basta un impianto hi-fi o un i-pod e un manuale come questo per guarire da ogni mal d’amore e non solo!

Di Giulia Mozzato

Da una lacrima sul viso... Ovvero: «Come guarire i mali del cuore attraverso l'ascolto omeopatico delle 50 canzoni più deprimenti del pop italiano» di Paola Maraone e Paolo Madeddu
310 pag., Euro 11,50 - Kowalski
ISBN: 88-7496-710-1

Le prime righe

Premessa degli autori

Pochi popoli al mondo sono in grado di rivaleggiare con gli italiani nell'arte di piangere e lamentarsi.
Un'arte - né più né meno - che ha trovato la sua massima forma di espressione nella musica. È pur vero che gli italiani sanno scrivere anche canzoni allegre, ma non si discute: il melodramma è la nostra stella polare.
D'altra parte, noi - che saremmo il pubblico - chiediamo canzoni che facciano da ostetriche ai nostri patemi d'animo, portandoli alla luce attraverso un processo doloroso (anche parecchio) ma, alla fin fine, gioioso: proprio come un parto. In pratica, demandiamo ai nostri cantanti e cantautori e parolieri una funzione cruciale, quella di dare una forma - e una vita - ai mali del nostro cuore.
Da una lacrima sul viso... vuole premiarla, questa funzione. Per prima cosa abbiamo scelto 50 canzoni italiane strappacuore: di quelle che ascoltiamo quando siamo soli, al buio, nella nostra stanzetta, con la faccia affondata nel cuscino - che lentamente, verso la metà del pezzo, comincia a inumidirsi di lagrime (con la g è più bello). Poi abbiamo tentato di riconoscere il tipo di strazio che queste canzoni meglio rappresentano, cercando di inquadrarlo clinicamente (facendoci aiutare da gente che se ne intende, è chiaro... Altrimenti andavamo a mosche). Perché se ancora qualcuno di voi si ostina a pensare che siano solo canzonette, si stupirà nel riconoscere certe impeccabili descrizioni cantate di stati di depressione, melanconia, paranoia e tutte le altre attrazioni dell'allegro carrozzone del dottor Freud.
Infine, abbiamo tentato di suggerire una terapia musicale, chiamando in aiuto i tormentoni estivi e altri brani solari e allegretti, per esorcizzare la tristezza del brano ed evitare che diventi una droga, un'apparente consolazione in cui crogiolarsi ma che in realtà peggiora le cose.
Potete pensare a questo libro come a una comunità di recupero. Perché credeteci: si può uscire persino da Uomini soli dei Pooh.

© 2006, Kowalski editore


Gli autori

Paola Maraone è giornalista. Ha lavorato a Mtv. È traduttrice, critico musicale e redattrice del settimanale Gioia. Ha pubblicato con lo pseudonimo Franco Barberi un libro intitolato Single di Ritorno.

Paolo Madeddu scrive su Gioia, Maxim, Airone, Qui Touring, Urban, Rolling Stone.


10 marzo 2006