Andrea Vitali
Il Procuratore

“È un profumo che droga, quello del lago d’estate. Ricco, a volte pesante. Bisogna saperlo portare e, anche, sopportare. Droga, perché amplifica le sensazioni, le attese, oppure i ricordi. Se sei giovane ti infonde fiducia nell’avvenire(…). Se non lo sei più ti fa indulgere al ricordo felice”.

È da qualche anno che il mondo della critica e soprattutto quello dei lettori si è accorto dello straordinario talento narrativo di Andrea Vitali. Le sue storie, tutte ambientate a Bellano, sul ramo lecchese del Lago di Como, sono storie sospese nel tempo, storie che scaldano senza bruciare. Sono libri da comodino (nel senso più nobile della parola), di quelli che, la sera, non ti lasciano alcun dubbio: spegnere la tv, moderno e dittatoriale focolare domestico, e immergersi nell’universo ovattato della lettura.
Un mondo dove, si è detto, ad essere sempre protagonista sono il paese e gli abitanti di Bellano: un piccolo mondo antico che, nel susseguirsi dei romanzi, ci porta a spasso nel tempo: dall’epoca fascista agli anni ’70.
Il procuratore è il primo romanzo di Vitali: apparso per la prima volta nel 1990 (scoperto da Raffaele Crovi per le Edizioni Camunia) si aggiudicò immediatamente il Premio Montblanc per la narrativa giovane. Ora viene finalmente riproposto da Garzanti, l’editore che ha lanciato definitivamente Andrea Vitali e ha fatto scoprire a decine di migliaia di lettori le sue storie. Perché Vitali è soprattutto questo: una abilissima macchina narrativa che fa muovere gli ingranaggi del suo teatro di carta con il garbo di chi ama davvero la scrittura. “Scrittura”, che come lo stesso autore confessa nella bella introduzione, “ è sempre stata necessità sotterranea, quotidiana, vivace”.
Spesso paragonato a Piero Chiara e Mario Soldati, Andrea Vitali è capace ogni volta di stupirci con romanzi che, malgrado il comodino, non riconciliano al sonno ma alla vita. La sua capacità è questa: di sfiorare il lettore, di ammantarlo, di intrigarlo: con maestria, ma senza ricorrere ai trucchi del bestseller. Non è macchina da bestseller, Vitali: perché racconta delle storie quasi immacolate. Anche se, quasi sempre, dietro questo apparente candore si nasconde un intrigo, un giallo, un mistero che scuote il paese e il lettore, ma senza mai scadere nelle scorciatoie che oggi vanno tanto per la maggiore. Per essere più chiari: Vitali è più vicino al teatro che al cinema, al palcoscenico che allo schermo. Ed in questo teatro, senza posa e senza scena, apre il sipario su una commedia umana che è quasi sempre da applausi. Se si eccettua lo scivolone de La signorina Tecla Manzi - non eccelso, rappresentazione poco riuscita - gli altri romanzi di Vitali sono piccoli capolavori di scrittura artigiana. Sino a quell’ultimo La figlia del Podestà, pubblicato quest’anno, che rappresenta quei vertici narrativi che già si intuivano ne Il procuratore. La storia de Il Procuratore? Beh, fatevela raccontare dalle pagine… Vitali: ne vale la pena.

Di Gian Paolo Serino

Il procuratore di Andrea Vitali
144 pag., Euro 13,50 - Garzanti Libri (Narratori moderni)
ISBN: 88-11-67815-3

Le prime righe

PREFAZIONE

Confesso che sin da giovane ho avvertito la necessità di scrivere, di usare la scrittura come mezzo di comunicazione con gli altri.
Come confessione, me ne rendo conto, non è gran che, ma non riesco a partire da altro punto per tentare di spiegare come sono arrivato a raccontare un certo tipo di storie.
All'inizio quindi era la scrittura, non concepita come esercizio solitario - nessun diario nella mia infanzia e nemmeno nella gioventù - ma come esperienza da condividere. Insomma, ci voleva qualcuno che leggesse quel che scrivevo.
La prima occasione che mi si presentò fu, attorno ai quindici anni, una morosetta cui, più che parlare, stante l'innata timidezza, iniziai a scrivere appassionate lettere di cui spero non esista più traccia. La morosetta a un certo punto se ne trovò un altro, un tipo pratico che non aveva molta dimestichezza con le lettere: possedeva però un motorino e tanto bastò allora per chiudere la storia. Patii il giusto, riversando la mia sofferenza in poesie strazianti: del loro destino non so più niente, anche se spero abbiano fatto la stessa fine delle lettere di cui sopra. La sofferenza, si sa, fortifica e le pene d'amore a quell’età sono sofferenze allo stato puro.
Una volta rasserenato credetti di riuscire a vedere chiaro nella mia vita e nel futuro. Nel frattempo era passato qualche anno. Avevo trovato un'altra morosa, frequentavo il liceo classico e continuavo a domandarmi cosa fare di questa necessità di scrivere, in quale direzione rivolgerla. Finalmente capii: dovevo fare il giornalista. Facile dirlo. Non così facile andarlo a dire a mio padre che su di me, primogenito, aveva puntato più di una carta, altrimenti non mi avrebbe iscritto al liceo.
Tentai, comunque. Forte delle mie letture dei classici, organizzai un bel discorso, un ragionamento tanto logico che avrebbe portato l'amato e temuto genitore alla mia stessa conclusione: quello del giornalista era il mio mestiere. Mio padre lasciò fare. Cioè, mi lasciò dire. Parlai per il quarto d'ora che durò il mio discorso senza essere interrotto. Alla fine, lasciato correre un mezzo minuto di silenzio, mi rispose: «No».
La mia carriera di giornalista finì lì. Proseguii gli studi, feci l'università, anche se in mezzo a tutti gli impegni quella necessità sotterranea, quotidiana, vivace, di usare la scrittura per farne qualcosa, non mi abbandonò mai.
E fu proprio grazie a mio padre che, alla fine, compresi come potevo indirizzarla.
Mio padre, va detto, era un uomo di poche parole: casa, lavoro, telegiornale e poi a letto, dove spesso tirava tardi leggendo. Era la sua regola e, con il passare del tempo, è divenuta anche la mia. Alla quale, ogni tanto, lui si concedeva un'eccezione. In quel caso chiacchierava un po' di più, raccontava storie, avventure che gli erano capitate quand'era giovane o che aveva sentito raccontare da altri. Accadeva di rado, occhio e croce a ogni cambio di stagione. Fu proprio durante un passaggio di stagione, dalla primavera all'estate, che ascoltandolo ebbi l'idea di scrivere un romanzo, il primo, II procuratore.

© 2006, Garzanti Libri


L’autore

Andrea Vitali è nato nel 1956 a Sellano, dove esercita la professione di medico di base. Ha pubblicato Il meccanico Landru; A partire dai nomi; L'ombra di Marinetti (premio Piero Chiara); Aria del lago, Una finestra vistalago (Premio Grinzane Cavour 2004); Un amore di zitella; La signorina Tecla Manzi (Premio Dessi) e La figlia del podestà. Il procuratore è apparso per la prima volta nel 1990, vincendo il premio Montblanc per il romanzo giovane.


10 marzo 2006