La biografia


'Ala Al-Aswani
Palazzo Yacoubian

“È come quando vai al cinema a vedere un film e ti immergi completamente nella storia: ne vieni rapito, poi alla fine si spengono le luci e ritorni alla realtà, esci dal cinema, ti senti accarezzare dall’aria fresca della strada e tutto assume le sue proporzioni reali. Allora ti rendi conto che quanto hai visto era solo un film, un’enorme recita”.

La storia che racconta l’egiziano ‘Ala Al Aswani nel suo Palazzo Yacoubian, attualmente il libro più venduto nei paesi arabi dopo Il Corano, non è affatto una recita. Non è nemmeno uno di quei fenomeni editoriali destinati a svanire nel nulla, ma assolutamente uno degli esordi più straordinari dell’ultimo decennio.
Una scoperta sorprendente, un romanzo che davvero ti rapisce: per scrittura e contenuti. Un instant book, per certi versi, per via di un’analisi radiografica del mondo arabo di stringente attualità, ma destinato a rimanere nella storia della letteratura.
In Palazzo Yacoubian si leggono le storie private degli abitanti di un edificio de Il Cairo che diventa metafora del moderno Egitto: vite parallele che non si incrociano mai. Esistenze spesso alla deriva: del caso e della vita, ma soprattutto di una società, quella egiziana, profondamente cambiata negli ultimi venti anni. Aswani, con assoluto coraggio, denuncia sulla carta le piaghe che devastano il proprio paese: un governo corrotto, un sistema di controllo poliziesco da incubo, la reazione dei più giovani portati a ribellarsi attraverso quella che sembra l’unica via, la jihad, la Guerra Santa.
Per lo scrittore, invece, bisogna far comprendere proprio ai più giovani, anche occidentali, che il mondo arabo non è soltanto fondato sul Corano, che non nasce dal nulla, dal deserto, dal petrolio.
Attraverso le esistenze dei protagonisti Aswani descrive il Cairo come un microcosmo: arena, prigione, labirinto. Un naufragio da cui l’umanità si salva a stento. E in questo Egitto in crisi di identità, un luogo dove la sofferenza è quotidiana, lo scrittore riesce a raccontare proprio quell’umanità scampata da una parte all’integralismo e dall’altra alla corruzione morale. E lo fa attraverso passaggi di una tenerezza e di un’innocenza commoventi e in netto contrasto con l’universo parallelo di chi crede che la rivoluzione sia farsi saltare in aria. I suoi protagonisti seguono destini diversi: scelgono o sono scelti per costrizione al proprio futuro, inchiodati da un presente che non sembra lasciar intravedere che il Nulla.
Un romanzo, Palazzo Yacoubian, che è una moderna e drammatica “commedia umana” narrata da uno scrittore che riesce a riportarci le atmosfere più nascoste de Il Cairo.
Con la stessa forza, la stessa potenza, la stessa determinazione di altri grandi scrittori egiziani: non solo Naguib Mahfuz, unico Premio Nobel per la Letteratura di origini arabe, ma anche quella, ad esempio, di un altro grandissimo (e purtroppo poco conosciuto almeno in Italia) come Albert Cossery.
Leggete Palazzo Yacoubian perché riconsegna la dignità a un mondo arabo, mai come oggi così tanto sotto accusa. Vi emozionerete, vi arrabbierete, vi commuoverete, ma soprattutto capirete. E così che si esce da questo libro: con la consapevolezza che un libro può darci molto di più di tanti inutili dibattiti televisivi. Spegnete la tivù e accendete le luci di Palazzo Yacoubian: qui non si recita. Qui si vive.

Di Gian Paolo Serino

Palazzo Yacoubian di 'Ala Al-Aswani
Titolo originale: Imarat’ Ya’ Qubyan
Traduzione di Bianca Longhi
216 pag., Euro 16,00 - Feltrinelli (I narratori)
ISBN: 88-07-01696-6

le prime pagine
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1.

La distanza fra vicolo Behler, dove abita, e il suo ufficio a Palazzo Yacoubian non supera i cento metri, ma ogni mattina Zaki bey al-Dusuqi impiega un'ora per salutare gli amici che incontra lungo la strada. Conosce per nome tutti i proprietari dei negozi di abbigliamento di scarpe, i commessi e le commesse, gli inservienti e gli impiegati del cinema, i clienti del Caffè brasiliano, perfino i portieri, i lustrascarpe, i mendicanti e i vigili; Zaki bey li saluta e commenta con loro le ultime novità. È uno dei più antichi abitanti di via Suleyman pasha. Vi è arrivato verso la fine degli anni quaranta, dopo essersi laureato in Francia, e non l'ha più abbandonata. Gli abitanti del quartiere lo considerano un simpatico personaggio folcloristico. Sia in estate sia in inverno indossa un abito di due taglie più grandi che copre il suo corpo magro ed emaciato; il fazzolettino accuratamente stirato, dello stesso colore della cravatta, gli sporge sempre dal taschino della giacca; il prestigioso sigaro cubano dei bei tempi andati è stato sostituito da un dozzinale sigaro nazionale che ha un odore terribile e tira male. Il volto anziano e raggrinzito, gli spessi occhiali da vista, la dentiera smagliante e i capelli tinti di nero con le poche ciocche pettinate da sinistra per coprire la diffusa calvizie: in poche parole, Zaki al-Dusuqi è una leggenda. La sua presenza emana un'aura interessante e surreale (sembra poter scomparire da un momento all'altro, come un attore che si toglie gli abiti di scena per indossare i vestiti normali). E se a questo aggiungiamo lo spirito allegro, le barzellette sconce che racconta in continuazione, e la straordinaria capacità di attaccare discorso con chiunque, come se fossero tutti amici di vecchia data, risulta facile comprendere il segreto della calorosa accoglienza che tutti sulla strada gli riservano. Appena Zaki bey appare, verso le dieci del mattino, all'inizio di via Suleyman pasha risuonano da ogni lato i saluti di buongiorno. Molto spesso, alcuni dei suoi discepoli, fra i giovani commessi dei negozi, gli si precipitano incontro per interrogarlo scherzosamente su alcuni argomenti sessuali a loro oscuri. Zaki bey allora, ricorrendo alle sue enciclopediche conoscenze, spiega loro (nei minimi dettagli e in tono voluttuoso, in modo che tutti possano udire) i più reconditi segreti del sesso. Qualche volta chiede carta e penna (che gli vengono consegnate in un batter d'occhio) per disegnare esplicitamente certe curiose posizioni erotiche che lui stesso ha sperimentato in gioventù.

E necessario fornire alcune importanti informazioni su Zaki al-Dusuqi.
È il figlio minore di 'Abd el-al-pasha al-Dusuqi, il famoso leader wafdista che ha più volte ricoperto la carica di ministro ed è stato una delle persone più ricche del paese prima della rivoluzione: la sua famiglia possedeva ben oltre cinquemila feddan delle migliori terre agricole. Zaki bey ha studiato ingegneria all'Università di Parigi e molto probabilmente avrebbe svolto un importante ruolo politico, grazie all'influenza e al patrimonio del padre, se all'improvviso non fosse scoppiata la rivoluzione, cambiando tutto il contesto. 'Abd el-al-pasha è stato arrestato e portato davanti al tribunale della rivoluzione, è rimasto per qualche tempo in prigione, benché non sia stato dichiarato colpevole di corruzione, e la maggior parte delle sue ricchezze è stata confiscata e distribuita ai contadini, secondo la nuova riforma agraria. Profondamente addolorato, il pasha è morto poco dopo e la sventura del padre è ricaduta sul figlio. Lo studio di ingegnere che ha aperto a Palazzo Yacoubian è fallito dopo poco e con il passare del tempo si è trasformato nel luogo dove Zaki bey trascorre il tempo libero leggendo il giornale, sorseggiando caffè, ricevendo amici e amanti o contemplando dal balcone i passanti e le macchine di via Suleyman pasha. Le cause del fallimento professionale non vanno ricercate nella rivoluzione, ma nel suo carattere indolente e avido di piacere. Giunto all'età di sessantacinque anni, la sua vita, con tutti gli alti e bassi, è sempre ruotata intorno a un unico perno: la donna. Zaki è sempre stato prigioniero della dolce schiavitù del sesso femminile. Per lui la donna non è una passione che si consuma e si estingue a poco a poco dopo essersi incendiata. Per lui la donna rappresenta l'intero mondo della seduzione con le sue infinite e molteplici immagini: seni prominenti e vigorosi, capezzoli turgidi come chicchi d'uva, sederi morbidi e flessuosi che vibrano pronti a ricevere un repentino e impetuoso retroattacco, labbra tinte di rosso che, assetate di baci, sospirano di piacere, capelli dalle svariate fogge (lunghi e lisci, lunghi e crespi, le trecce al vento, sempre in ordine, corti a la garfon, che rivelano insolite predilezioni). Per non parlare degli occhi! Ah, com'erano belli quegli sguardi sinceri, menzogneri ed equivoci, quegli sguardi dissoluti o pudici, com'erano belli perfino quelli adirati e pieni di disappunto!

© 2006, Giangiacomo Feltrinelli Editore

L’autore
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‘Ala al-Aswani è nato nel 1957. Oltre a esercitare la professione di dentista (il suo primo studio era appunto nel Yacoubian Building), scrive per molti quotidiani e riviste di letteratura, politica e questioni sociali. Palazzo Yacoubian, il suo secondo romanzo, è stato pubblicato in arabo nel 2002, suscitando grande scalpore e le denunce degli abitanti del palazzo. Da allora è il bestseller numero 1 nel mondo arabo. È già in produzione una versione cinematografica del libro dal budget stellare per gli standard egiziani, di 3 milioni di euro.




3 marzo 2006