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Grazia Nidasio

Chi oggi ha circa cinquant’anni ricorderà con un po’ di nostalgia le pagine del Corriere dei Ragazzi con Valentina Mela Verde, la ragazzina allegra e intelligente creata da Grazia Nidasio. Anche chi ha quarant’anni avrà visto quei fumetti e chi ne ha trenta ricorderà la Stefi, la sorellina minore di Valentina: lei la conoscono proprio tutti i lettori (e di tutte le età!) dato che ancora oggi compaiono le sue vignette, spesso pungenti, sul Corriere della Sera. Ma il lavoro della Nidasio non si ferma qui: creatrice anche de Il Chierico Vagante e del Dottor Oss, illustratrice di libri per ragazzi pubblicati dalle maggiori case editrici italiane del settore, autrice di sceneggiature per cartoni animati e sigle televisive d’animazione per Rai e Mediaset, vincitrice di tutti i più prestigiosi premi in questi ambiti… Chiederle consigli di lettura per i ragazzi era doveroso, ma noi abbiamo voluto sapere soprattutto cosa legge lei: una persona così interessante non può che suggerirci grandi letture.

Quali libri ricorda di aver letto con maggior passione durante l'infanzia? Era più attratta dal testo o dalle illustrazioni?

Ho letto furiosamente.
A nove anni, Le Mille e una Notte in edizione non purgata, e poi Dickens, Stevenson, Scott, Don Chisciotte, Gian Burrasca, e TUTTE le riviste e i giornali che capitavano, dalla “Domenica del Corriere” a “Le Musée de Famille”. Non mi sfuggivano nemmeno i quotidiani che avvolgevano le patate del mercato. Ricordo la scoperta dei libri dalla biblioteca della scuola. C’erano libri assurdi, tipo Glorie della Trincea o Le vite dei Santi e dei Martiri con le figure piene dei personaggi coperti di piaghe e di fiamme e sempre con gli occhi al cielo. Terrificanti.
Ah, e poi: Wodehouse.
Le illustrazioni spesso non c’erano. Quelle che c’erano le ho amate.

Quali sono stati i suoi autori di riferimento nell'adolescenza, quelli che hanno segnato la sua crescita culturale?

L’Orlando Furioso letto dal mio papà e la scoperta di Ulisse. Le Vite del Vasari.
Meglio parlare di collane: l’assalto alla “Medusa” di mia madre: Sally Salminen, Daphne Du Maurier, K.Hamsun, Pearl S.Buck.
E poi Annie Vivanti.
La B.U.R per colmare lacune.
Più tardi, Don Milani, Natalia Ginzburg, Primo Levi, Eco e Calvino, e poi scrittori e umoristi (ma le due connotazioni spesso convivono) di lingua anglosassone.

Tra gli illustratori italiani del Novecento a chi si sente più vicina e/o stima maggiormente?

Ne stimo molti, troppi per nominarne solo qualcuno. Segnalo solo una corrente di vecchi autori nati nell’ambito dei periodici, oggi completamente accantonati dal gusto corrente, che hanno saputo per decenni fare del giornalismo parallelo ma anche copertine e collane di grande forza e bravura: vanno da Giorgio Tabet a Walter Molino, da Giorgio De Gasperi a Uggeri. Hanno saputo creare una vera scuola di giornalismo d’immagine.
I più grandi illustratori-narratori spesso avevano avuto a che fare col fumetto. Anche in una semplice illustrazione singola si vede se uno è in grado di “reggere” il fumetto o no.
Troppo spesso nell’immagine da libro si incontrano i mancati pittori,imitatori e orecchianti ibridi incapaci di scelte.
Naturalmente parlo dei libri destinati al pubblico di ragazzi e adolescenti.

Valentina Mela Verde ha appassionato più generazioni di ragazze. È una ragazzina attenta e curiosa, ama la musica (e Gazzelloni in particolare), ma quali sono le sue letture preferite?

Letture di Valentina? Non saprei, però credo che avrebbe amato la Michaëlis e sicuramente le sarebbe piaciuto Il Giovane Holden.

E quelle di Stefi?

Stefi ha solo otto anni ma legge tutto quello che leggo io.

Il fumetto è in Italia considerato un genere minore mentre in altri paesi è considerato al pari della narrativa tradizionale. Quali autori suggerirebbe di leggere per conoscere meglio questo genere e apprezzarne le forme di comunicazione più alte?

Non suggerirei niente a chi non ha ancora capito quale straordinario mezzo espressivo sia il fumetto. Anzi lo terrei all’oscuro e il più possibile lontano dal mezzo.
È un mezzo a sé, narrazione, teatro e cinema. Passa dalle espressioni più commerciali, ripetitive e stanche alle ricerche più raffinate e d’avanguardia; dalla tradizione all’attualità, dall’epica all’umorismo. Ognuno deve esplorare da sé questo mondo, alla ricerca di un linguaggio che lo sta aspettando.

Preferisce la narrativa o la saggistica? E, se la seconda, su quali temi?

Praticamente solo saggistica però leggo di tutto, ma dopo. (Ho letto anche il Codice da Vinci in ospedale e mi sono rotolata dalle risa nonostante il luogo, poi ho preparato una parodia). Leggo B. Russell, E.P.Fischer, Odifreddi, Giorello. Mi piace la ricerca sulla logica, sul paradosso e su cose di sapore matematico. La storia (biografie) e la politica. Ma sempre, anche gli umoristi inglesi, Gino e Michele e Asterix

Il libro da tenere sul comodino?

Edward Carr, Sei lezioni sulla storia e poi un Eco, per fortuna c’è sempre.

L'ultimo letto?

Ho riletto Arbasino.

Ha regalato libri a Natale?

Ho regalato, fra molti altri a un’amica affascinata dall’Oriente Passeggera del silenzio di Fabienne Verdier, a una figlia architetto Guida all’impero per la gente comune di Arundati Roy, a un compagno verdeggiante Fiori e giardino di Ippolito Pizzetti, a un figlio Mafalda. Ho perso l’orizzonte e Pittura americana del XX secolo. E poi Pippi Calzelunghe a un giudice del CSM.

Di Giulia Mozzato 


24 febbraio 2006