Rachel Seiffert
Brevi distanze

“Non è sicuro, naturalmente, ma nostro padre ha vissuto con loro per un periodo, durante gli ultimi anni di scuola di Sascha. Non si sa quale informazione abbia attirato l’attenzione della Stasi su di lui, capisci? Sascha dice di aver letto nel suo fascicolo cose che solo nostro padre poteva sapere.”

Di Rachel Seiffert, giovane scrittrice inglese figlia di padre australiano e madre tedesca, avevamo già ammirato la prima ottima prova, Camera oscura, un romanzo diviso in tre parti, ognuna delle quali metteva a fuoco, da una diversa angolazione, la Germania del nazismo e dell’immediato dopoguerra. La raccolta di racconti Brevi distanze la conferma come una delle più promettenti scrittrici inglesi.
Il titolo originale è Field Study, “Indagine sul campo”, che è anche il titolo della prima storia e stabilisce l’atmosfera del libro, uno sguardo ravvicinato su persone e frammenti di vita. Sono racconti che spaziano nel tempo e nei luoghi, e, se ogni tanto troviamo una data indicativa, quasi mai sappiamo di preciso dove si svolgano. Spesso indoviniamo che sono zone di frontiera, per lo più tra l’Europa dell’Est e quella dell’Ovest, in una sola di queste storie- quella della famigliola che va a fare un picnic sulla spiaggia- c’è un’atmosfera serena: per lo più c’è un’ombra, il tentativo di stabilire un legame, la perdita di qualcuno, un’infelicità o un pericolo. Come nel primo racconto in cui un giovane ricercatore sta misurando il grado di inquinamento dell’acqua di un fiume in cui si riversano rifiuti chimici. Ed Ewa e il piccolo Jacek stanno nuotando ignari in una pozza del fiume. Madre e figlio riappaiono nell’ultima storia, che tuttavia non ha alcun legame con la prima e che vede Ewa come lavoratrice a giornata in Germania, in cerca del marito emigrato anni prima. Appaiono spesso dei bambini in queste storie, coccolato dai fratelli maggiori il piccolo de “La spiaggia di Tentsmuir”, trascurata dalla madre la bambina “difficile” di “Distante”, indifeso, solo e ammalato il ragazzino raccolto dal vecchio apicoltore (bella l’immagine del vecchio che spera di poter insegnare il suo mestiere al bambino), tiranno testardo il bambino che in “Via gomito” si fa prendere dalle crisi di panico per impedire ai genitori di traslocare. Ci sono quattro bambini nel racconto “Il guado”, che ha vinto l’edizione 2001 del premio International PEN/ David T.K. Wong ed è forse il più bello della raccolta: ancora un’atmosfera sospesa, un fiume di confine, una madre in fuga con i figli, un uomo sconosciuto che sembra seguirli, un doppio pericolo. L’uomo si offre di aiutarli a guadare il fiume, parla la loro lingua, è magro, ha i denti neri, la madre diffida e poi accetta. L’uomo aiuta prima la bambina che ha paura, poi salva la donna che è andata sott’acqua col piccolo legato al suo corpo. E a questo punto la donna fissa gli occhi sul braccio nudo dell’uomo. Che cosa vede? Non ci viene detto, a noi supporre. C’è un’altra storia bellissima tra presente e un passato che sta molto a cuore alla Seiffert, del figlio che torna dall’America a trovare il padre in Germania e la moglie americana accompagna il vecchio nella Berlino riunificata da poco. Lui era stato un antinazista, forse poi era stato nella Stasi: rimpianto di lui per il passato comunista, incomprensione, nonostante si sforzi, da parte di lei.
Rachel Seiffert ha il dono di sottacere lasciando al lettore intendere quello che non dice e la cifra dei suoi racconti è l’essenzialità, una distillazione di emozioni e di sentimenti concentrata nello spazio breve di una situazione.

Di Marilia Piccone

Brevi distanze di Rachel Seiffert
Titolo originale: Field Study
Traduzione di Silvia Fornasiero
212 p., Euro 17,00 - Frassinelli (Narrativa)
ISBN: 88-7684-836-3

Le prime righe

Indagine sul campo

Estate, terzo giorno di indagine sul campo per Martin. È mattina e lui è in auto, fermo a lato della strada sterrata; guarda la distesa di segale che fra poco attraverserà per raggiungere il fiume. Per due giorni è stato da solo a raccogliere campioni di fango e d'acqua, ma non oggi.
Un ragazzine grida e canta in mezzo al campo. La madre lo porta a cavalcioni sulla schiena tra la segale. Martin sente le loro voci, che gli arrivano fievoli attraverso il finestrino aperto dell'auto. Rimane immobile. Li osserva, aspetta che passino.
Le gambe della donna sono nascoste tra gli alti steli delle piante, mentre quelle del ragazzine sono sottili. È troppo grande perché la madre riesca a portarlo con facilità, e i due ridono mentre lei si fa strada a fatica tra la segale. Il ragazzine porta delle scarpe da ginnastica troppo grandi per lui, enormi e bianche, che ciondolano pesanti lungo i fianchi della madre: sfiorano le spighe di segale mentre lei cammina, le battono sulle cosce mentre accenna qualche passo di corsa. Poi si allargano mentre lei gira su se stessa, rotea goffamente due, tre, quattro volte, ridendo e barcollando mentre lui le strilla felice in spalla.
Cadono e Martin non li vede più; vede soltanto la segale e le cime degli alberi più avanti, dove il terreno scende verso l'acqua e il fiume inizia il suo ampio arco attorno alla città. Martin è lì da tre giorni. Gliene restano solo quattro per studiare la zona e raccogliere dati sufficienti per il suo elaborato di fine semestre, che avrebbe già dovuto consegnare. La donna e il ragazzine se ne sono andati. Martin esce dall'auto, prende le borse e chiude la portiera.
Il fiume nasce fra le alte montagne che Martin non può vedere, ma che, lo sa bene, si trovano a sud rispetto a lui. Dopo aver oltrepassato le miniere di carbone e le industrie delle colline, scorre quasi verso ovest nella pianura coltivata, aprendosi un corso nell'ampia valle che costituisce l'oggetto dei suoi studi di dottorato. Dopo aver superato la cittadina dov'è ora e quindi il capoluogo della regione, sfocia finalmente nel grande fiume che segna il confine tra il paese di Martin e quello in cui si trova al momento. È un corso d'acqua poco significativo dal punto di vista sia storico sia commerciale, e non è nemmeno particolarmente bello. Eppure suscita preoccupazione, lì ma soprattutto nel paese di Martin: collega infatti uno stabilimento chimico a est del confine con un grande centro urbano a ovest.
Martin ha con sé macchina fotografica, blocchi per appunti e contenitori: alcuni per raccogliere l'acqua del fiume, altri per il fango. In città, nella sua stanza alla pensione, ha delle sostanze chimiche e un microscopio, altri contenitori e vetrini, oltre ai campioni raccolti i primi due giorni, ancora da analizzare, e un computer portatile per registrare i risultati.

© 2006, Edizioni Frassinelli


L’autrice

Rachel Seiffert, nata a Oxford nel 1971 da padre australiano e madre tedesca, prima di dedicarsi alla narrativa ha lavorato nell'industria cinematografica. La sua opera prima, La camera oscura, acclamata dalla critica internazionale è stata finalista per l'edizione 2001 del Booker Prize. La rivista letteraria “Granta” ha incluso Rachel Seiffert nella rosa dei giovani autori che rappresentano il futuro della letteratura britannica.


3 marzo 2006