Simona Vinci
Stanza 411

“Tutte queste parole che ho appena scritto, sono vere, e allo stesso tempo sono bugie: l’amore sa travestirsi, convincerti di essere qualcos’altro. Si rivela a distanza di anni, in gesti che credevi di avere rimosso, in lacrime che ti sembravano poco sincere, in volti che hai creduto di potere dimenticare. E ogni volta, ci si reinventa una prima volta.”

Non siamo più uomini (o donne) che leggono romanzi d’amore. Cerchiamo molte cose nelle storie che leggiamo, ma spesso non l’amore. L’avventura, il giallo, l’impegno sociale, la sofferenza umana, l’ironia, la consolazione… e forse l’amore non è più al centro del nostro interesse. Ma talvolta potrebbe essere il caso di ritornare su queste scelte e prendere in mano un libro sull’amore, specie come questo scritto non a caso da un’autrice che ha già parlato di amore fisico, di corpo, di sensi (mi riferisco a In tutti i sensi come l’amore) e che ha affinità stilistiche e linguistiche con altri scrittori italiani che hanno percorso la medesima strada come Aldo Nove (in particolare nel suo Amore mio infinito) o Rossana Campo.
Stanza 411 è un breve romanzo d’amore, in cui l’innamoramento, la passione, il contatto fisico, la sofferenza indefinibile di questo sentimento costituiscono il nucleo centrale di tutta la vicenda. È una visione feroce quella della Vinci sull’amore, ci pone di fronte alla verità spesso sgradevole che si nasconde dietro una storia come questa, alla trasformazione di un sentimento, di un rapporto, alla sua evoluzione da sogno meraviglioso a realtà assai più triste, dolorosa e terrena.
Si può fare a meno dell’amore? L’autrice sembra dire di no, e lo fa mentre lo racconta al suo compagno, ricostruendo la loro relazione passo dopo passo come in una lunga lettera aperta.
“Gli inizi raccontano già tutto, a saperli, e volerli, guardare”. L’inizio della storia d’amore che Simona Vinci ci descrive ha in sé già il suo termine, l’impossibilità di un suo essere infinito. La ricerca di “normalità” di coppia di uno dei protagonisti e l’aspirazione alla libertà dell’altro si scontreranno (e si invertiranno) inevitabilmente.
Amore è controllo, “il tentativo di fondersi, di annullarsi l’uno nell’altra, e di fronte alla resistenza che ciascuno nutre per il dissolversi della propria corazza, il conseguente tentativo di disintegrare quella dell’altro, raderlo al suolo, mangiarselo, farlo fuori a morsi, per meglio inglobarlo dentro di sé e renderlo infine inoffensivo”. Una strada senza uscita? Non importa, una strada comunque da percorrere.

Di Giulia Mozzato

Stanza 411 di Simona Vinci
119 pag., Euro 10,80 - Einaudi (Einaudi tascabili. Stile libero big)
ISBN: 88-06-18064-9

Le prime righe

Questa è una stanza d'hotel.
Albergo Nazionale, piazza di Montecitorio, Roma.
Il numero della stanza è 411.
E questo è il mio corpo, riflesso dentro uno specchio. Uno specchio diverso da quello dentro il quale mi osservo ogni giorno: lo specchio lungo e stretto dell'anta di un armadio a muro. Questo è largo, un'intera porta che racchiude anche l'eco di un'altra superficie riflettente. La luce mi illumina da dietro e del mio corpo vedo solo i contorni. Quella che vedo è una donna. Semplicemente una donna.
È bella?
Oppure è brutta ?
Cerco uno sguardo neutro - se mai è possibile trovare uno sguardo neutro per osservare se stessi -, lo pulisco, lo mondo dai residui, dalle domande, dalle incertezze, dai complessi che come chiunque altro mi porto dietro dall'adolescenza - più indietro ancora, dall'infanzia.
Questo che vedo dentro lo specchio del bagno della camera d'albergo di un hotel a quattro stelle è un corpo di donna. A osservarlo cosi, nella luce che sfuma i dettagli e permette una visione chiara soltanto della sagoma, mi sembra un corpo minuto. Gambe slanciate, cosce sottili che non si toccano in mezzo. Quando ero bambina, per un periodo è successo e d'estate era un inferno: sudavo, e tra le cosce che sfregavano una contro l'altra si formava una chiazza rossa. Bruciava. E io odiavo le mie cosce. Così come odiavo la mia pancia, grassa e bianca sotto le mutande di cotone rigato che mi segavano l'ombelico con l'elastico. Sono stata una bambina magrissima. Nelle foto vedo una bambina ragno, con la pancia rotonda e le braccia e le gambe secche, le clavlcole sporgenti, le costole tutte in evidenza. Un giorno, di colpo, mi sono tramutata in un'adolescente sovrappeso. Adesso, la testa mi sembra troppo grande per questo corpo rattrappito, minuscolo, asciugato ma sempre imperfetto. Lo stomaco è piatto, la pancia ha una leggera curva, un'onda morbida di pelle sotto la quale letteralmente scoppiano le ossa del bacino. Certi giorni, queste ossa mi sembrano spaventose, altri le sfioro di nascosto sotto i vestiti e mi da sicurezza sentire che sono lì, esposte, pronte a ferire in un abbraccio troppo stretto. Il seno è né grande né piccolo. Le areole larghe e rosa, i capezzoli troppo grossi. Il seno è la cosa più brutta di questo corpo. La cosa che ho odiato dal primo giorno. Ricordo un altro specchio, la luce arriva da sinistra, è la luce di un pomeriggio d'estate. Ho tredici anni e osservo con disprezzo la mia immagine riflessa nello specchio rotondo del bagno blu di mia madre. Mi guardo davanti, dietro, di sbieco, di profilo. Due escrescenze estranee sono comparse di colpo a dividermi in due il petto, a deformarlo. Prima di quel giorno, credo di non aver mai desiderato il séno come invece fanno moltissime bambine. Credo di non averci neanche mai pensato, che mi sarebbe cresciuto. E invece è arrivato: un dono non richiesto, un sacco di carbone schifoso al posto dei cioccolatini e delle caramelle, dei regali. Sei stata una bambina cattiva, dice lo specchio, e questo è il risultato.

© 2006, Giulio Einaudi editore


L’autrice

Simona Vinci vive in provincia di Bologna. Il suo primo libro, Dei bambini non si sa niente, caso letterario dell'anno, è stato tradotto in numerosi Paesi, tra i quali gli Stati Uniti. Ha pubblicato inoltre la raccolta di racconti In tutti i sensi come l'amore, il romanzo Come prima delle madri e il racconto lungo Brother and Sister. Ha curato l'antologia bestseller Ragazze che dovresti conoscere.


3 marzo 2006