Frine Beba Favaloro
Fil Rouge
Narratori e narrazioni dalla Cina contemporanea

“I cinesi leggono molto, soprattutto nelle città. Le opere più amate sono i romanzi classici, ma si leggono molto anche la poesia e il saggio, un genere quest’ultimo non molto diffuso in occidente, ma che invece ha costituito un fondamento della letteratura cinese sin dalla sua nascita.”

Frine Beba Favaloro, traduttrice e studiosa che vive tra Roma e Pechino, ha scelto un modo davvero originale per farci avvicinare alla letteratura cinese contemporanea, un primo approccio facile e divertente per capire se il genere ci piace, se vogliamo approfondire la conoscenza di questi scrittori, comunque utile per avere una prima infarinatura sul genere: un’antologia di racconti suddivisa secondo le stanze di un appartamento, inframmezzata dalla sua esperienza personale in Cina e costellata di informazioni sulla letteratura cinese e su autori in gran parte sconosciuti in Italia. Si parla tanto di Cina in questi anni, della questione economica, dei temi politici, ma anche della letteratura, con le autrici trasgressive che fanno tendenza, con il premio Nobel Gao Xingjian, con i non secondari problemi di diritti d’autore che tormentano il mercato editoriale di questo Paese alla ricerca di una identità culturale post-maoista che ha portato i singoli protagonisti a percorrere strade differenti e spesso solitarie non classificabili in canoni. La Cina è sempre più vicina, si può dire parafrasando il titolo del celebre film di Bellocchio del 1967, anche in ambito letterario. Ecco perché conoscerne alcuni aspetti può essere non solo interessante ma indispensabile.
Il primo autore che ci presenta è Zhu Wen, il “teppista” della letteratura moderna cinese, nato come poeta, poi diventato narratore e oggi anche sceneggiatore, con il suo personaggio Xiao (che significa “piccolo”) Ding, uno che “vive cercando di porsi il meno possibile domande su quello che vede e quello che gli accade”. Nel racconto che ci propone, Il viaggio da cinque mao (1994), Xiao Ding è alle prese con una piccola questione quotidiana legata al prezzo del biglietto di un autobus (mao è una minuscola banconota di poco valore) che potrebbe diventare una grande questione di principio, ricordando lo spirito determinato e antiburocratico del film di Zhang Yimou La storia di Qiu Ju.
Il secondo racconto dell’antologia è firmato da Chen Ran, autrice integrata nella società, che ha studiato all’estero e lavorato nella più importante casa editrice ufficiale, quella che dipende dall’Associazione Nazionale degli Scrittori Cinesi, di cui è membro. Eppure, come scrive la Favaloro, “quello che emerge dai racconti di Chen Ran - e il testo Le tasche della fame (1993) è in linea con questa considerazione – è un universo di donne consumate dalla frustrazione e dalle difficoltà di comunicazione con il mondo esterno e con gli uomini”.
Dell’”avanguardista” degli anni Ottanta Ma Yuan, che ora non scrive più narrativa ma sceneggiature e si occupa di regia, ci viene proposto Il muro dagli strani disegni (1987), fortemente influenzato dalla sua permanenza in Tibet che l’ha portato a mettere in dubbio la realtà oggettiva delle cose.
Esponente dell’avanguardia narrativa anche Ge Fei, il più tradotto in Italia, attento ai temi sociali contemporanei ma anche a una “lingua precisa e cristallina fino al limite della freddezza, che crea un distacco emozionale studiato apposta per accompagnarsi allo spiazzamento che vivono i personaggi del racconto di fronte agli eventi che il destino riserva loro”. Tra i suoi brani è stato scelto I regali di compleanno di Ma Yulan (1999), una storia sul destino e su come una donna non gli si voglia sottomettere.
Di Bi Feiyu nell’antologia troviamo invece Chi è che parla nella notte (1995), il racconto che lo ha reso famoso. Dopo un iniziale periodo di attenzione verso la narrativa storica è passato all’osservazione delle esistenze contemporanee e in questo racconto c’è proprio il passaggio tra le due realtà, tra i due interessi.
Lin Bai è invece una di quelle ragazze terribili che si conoscono, o si immaginano, in Occidente, anche se dei suoi libri è stato tradotto solo La panca nel loggiato, quest’anno. Descrive la sessualità femminile e alcuni racconti sono a sfondo omosessuale, come questo Primavera, Demone Tentatore (2002).
Anche Han Dong analizza la sensibilità e la psiche femminile, anche se con un taglio diverso e gli occhi di un uomo. Ha un percorso personale simile e parallelo a Zhu Wen, con cui ha curato per dieci anni un giornale underground e come lui è nato poeta e solo successivamente si è dedicato alla narrativa. Frine Beba Favaloro ci propone tra i suoi testi Compagne di scuola (1990).
Su Liu Qingbang la curatrice si sbilancia scrivendo: “è uno degli autori più interessanti e appassionati che mi è capitato di leggere qui in Cina”. Non è un intellettuale ma un ex minatore e forse per questo è più coinvolto, meno freddo e distaccato nei confronti dei suoi personaggi. E non a caso viene scelto questo L’uomo delle miniere (1985), un racconto di vita vissuta, davvero, in prima persona.
Quasi opposta a lui per la sua leggerezza narrativa è Tie Ning, esponente di quella generazione nata tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, passata attraverso la “rieducazione” in campagna durante la Rivoluzione Culturale. Non vissuta come costrizione ma come piacere, la vita in campagna è stata poi volontariamente scelta da lei e la natura pervade in qualche modo la sua letteratura, come in questo Canzone delle quattro stagioni (1985) ambientato in un parco con protagonisti un ragazzo e una ragazza. In Italia si può leggere anche il romanzo Fiori di cotone.
Il volume si chiude con Han Shaogong e il suo Sangue dal naso (1988), “uno degli autori che più ha aiutato la letteratura post-maoista a muoversi e ad allontanarsi dall’ideologismo e dal dogmatismo che l’hanno caratterizzata fino ancora ai primi anni Ottanta”.

Di Giulia Mozzato

Fil rouge. Narratori e narrazioni dalla Cina contemporanea di Frine Beba Favaloro
233 pag., Euro 15,00 - Robin (I libri saggi n. 1)
ISBN-10: 88-7371-172-3

Le prime righe

Ingresso

"Appartamento appena ristrutturato, tre camere, più cucina e bagno."
Dal suo chiosco all'angolo, il signor Zhang vende panini al vapore e contatti. Serra porte e finestre e mi accompagna a vedere l'appartamento.
Siamo nella zona delle università, a nord-ovest di Pechino, un'area famosa per le sue istituzioni storiche ma che si è ammodernata molto nel giro di pochi anni. Sono sparite le strade sterrate e tombini aperti, gli edifici nuovi sono molti e qualcuno sfoggia anche architetture futuristiche. Accanto, scampati alle demolizioni per la modernizzazione della città, sopravvivono qui e là vecchi palazzi e, nascosta nei vicoli, persino qualche casetta a mattoni grigi, di quelle senza bagno.
Il comprensorio in cui cerco casa avrà forse venti anni, un'età già ragguardevole per un palazzo a Pechino. Sembra che fosse un'unità di produzione durante la Rivoluzione Culturale. È chiuso da due grossi cancelli, controllati da una guardia che chissà se servirà mai a qualcosa. Dentro, sembra di essere da qualche altra parte, sembra di entrare in un vecchio paese: la gente cammina più piano, i vecchi siedono fuori a giocare a scacchi e a carte e tutti sanno tutto di tutti. Al centro c'è uno spiazzo con dei curiosi attrezzi per fare ginnastica, animati da bambini e donnine anziane che si tengono in forma e, accanto, un ristorantino con i tavoli fuori.
"Tre stanze, cucina e bagno, e l'appartamento è stato appena ristrutturato." Il padrone di casa sottolinea orgoglioso l'ultima caratteristica, e in effetti è un elemento estremamente utile nella lotta contro gli scarafaggi e la polvere, che a Pechino non manca. Il cielo è troppo spesso una grande distesa grigia su cui si staglia un cerchio giallo e stanco: città irreale, dall'orizzonte in su.
Il padrone di casa ci fa strada fin davanti la porta dell'appartamento. È un uomo gentile ma non affettato, con l'accento caldo e smargiasso della capitale.
L'ingresso è pieno di una luce che sembra arrivare proprio dalla mia stanza.
Nel giro di un'ora recupero le valigie ancora chiuse da due giorni e trasporto tutto nella mia nuova casa.

***

II motivo per cui sono venuta a Pechino sono dieci persone e dieci storie.

© 2006, ROBIN EDIZIONI


L’autrice

Frine Beba Favaloro è traduttrice e interprete. Laureata in Lingua Cinese presso l’Università La Sapienza di Roma, ha compiuto ricerche sulla letteratura contemporanea e la musica underground cinese. Vive tra Roma e Pechino.


24 febbraio 2006