T. Coraghessan Boyle
Infanticidi

“Avrebbe ricordato quel momento per sempre, in ogni istante passato a scavare, a tirar su la terra e spingere la carriola, perché lei lo fissò intensamente, come se potesse vedergli le ossa, e poi sollevò gli angoli della bocca, si portò due dita alle labbra e ridacchiò.”

Non lasciatevi fuorviare dal titolo, non si tratta di una modesta proposta contestualizzata e modificata. La scrittura di Coraghessan Boyle nulla ha a che spartire con i classici alla Swift, anche se ne mantiene talora una certa visione ironica e sprezzante, caustica e intelligente.
In realtà il racconto che dà il titolo al volume è tutt’altro che una disquisizione teorico-filosofica ma un tuffo in una realtà drammatica e allucinante in una Detroit fredda e anche un po’ squallida dove un giovane medico con famiglia, Philip, e l’ancora più giovane fratello, Rick, obbligato da pendenze penali precedenti a lavorare sotto tutela come inserviente nella clinica del fratello, vivono quotidianamente assediati da una folla di dimostranti antiabortisti che li insultano, li perseguitano, li circondano con cartelli, telefonano la notte, inneggiano ossessivamente a Gesù, li provocano e minacciano. Gli infanticidi assassini sarebbero loro, ma i veri mostri no. L’esasperazione è assoluta e porta inevitabilmente a trascendere. La storia è rabbiosa e violenta, eppure il taglio narrativo di Coraghessan Boyle riesce a renderla quasi ironica e surreale, seppur così ancorata alla realtà. Un incubo grottesco e frastornato più che una vita vissuta, che coinvolge il lettore in modo assoluto portandolo a desiderare la fine tragica che inevitabilmente si profila all’orizzonte e che è solo un’inutile catarsi momentanea.
Sfogliando i racconti, da Polvere finale, ambientato nel gelo climatico e sentimentale dell’Alaska, dove è la neve con la sua inesorabilità a risolvere la questione in sospeso di Neddy, alla California del 1905, bruciata dal sole de I giardini sotterranei, la grande sfida di Baldasare, un uomo di origine siciliana, troviamo molti amori impossibili: quello di Rick infatuato di una paziente sedicenne, Sally, che lo rifiuta; l’amore a prima vista di Neddy per Jordy, che sceglie un altro; quello di Baldasare, che in quella California arida e difficile scava una casa di ben 12 stanze per la sua bella che neppure la vuole vedere…
È una lunga cavalcata tra sentimenti e passioni. Coraghessan Boyle non si tira indietro, non racconta storie minimaliste ma in poche pagine narra intere esistenze, addirittura capitoli di epopee. Lotte contro l’inadeguatezza della propria vita, contro una geografia ostile, contro ideologie differenti e aggressive, contro brutalità e violenze o, semplicemente, battaglie d’amore.

Di Giulia Mozzato

Infanticidi di T. Coraghessan Boyle
Titolo originale: After the Plague
Traduzione di Silvia Pareschi
210 pag., Euro 15,00 – Einaudi (I coralli n. 204)
ISBN: 88-06-16794-4

Le prime righe

Polvere finale

Erano centosette, di tutte le età, forme e dimensioni, dalle venticinquenni e trentenni con vestiti che sembravano fatti di cellofan fino a un paio di culone stagionate che portavano tute intere e avrebbero potuto essere mamme - e intendo dire mamme di un adulto, con il pizzetto e un lavoro da McDonald's. Eravamo andati a prenderle all'arrivo del volo da Los Angeles, io e Peter Merchant, il proprietario dell'agenzia di viaggi che aveva organizzato l'intero fine settimana in collaborazione con una società di Beverly Hills, e con noi c'erano anche un paio di altri tizi, quell'esagitato di J. J. Hotel e il cattivo soggetto, vale a dire Bud Withers, che non volevano sganciare i centocinquanta dollari per il buffet, la festa in stile Malibu Beach e la successiva asta. Forse speravano di annusare qualcosa gratis, ma io ero li per fare da cuscinetto e garantire che ciò non accadesse.
Peter era tutto sorrisi quando raggiungemmo la prima delle signore, Susan Abrams, secondo la targhetta di riconoscimento, e cominciammo a distribuire mazzolini di fiori, uno per ciascuna, e a cantilenare in coro: - Benvenuta ad Anchorage, terra di grizzly e uomini sinceri! - Be', era tutto piuttosto sdolcinato (un'idea di Peter, non mia) e io mi sentii un po' stupido con le prime donne (donne dall'aria dura, sicuramente divorziate, forse addirittura segretarie di uno studio legale, o avvocati), ma quando vidi quella con occhi color ghiaccio in disgelo, più o meno la sesta della fila, cominciai a ringalluzzirmi. La sua targhetta era scritta a mano, invece che a computer come le altre, con una cura che mi intenerì, e mentre le davo il mazzolino le strinsi la mano e dissi: «Ciao Jordy, benvenuta in Alaska».
Sembrava un po' intontita, e io pensai dipendesse dal volo e dalle bevande e dall'atmosfera festosa che sicuramente aveva regnato sull'aereo, centosette donne single che andavano a trascorrere il fine settimana del Labor Day in uno stato che vantava due scapoli desiderabili per ogni donna, ma mi sbagliavo. Aveva bevuto appena un bicchiere di chablis, come risultò in seguito; quella che avevo scambiato per confusione, sonnolenza, o chissà che altro, era soltanto meraviglia. Come avrei scoperto più tardi, era sempre stata attratta dall'Alaska, l'aveva studiata e sognata fin dall'infanzia, trascorsa ad Altadena, California, a poca distanza dal Rose Bowl. Amava leggere - era un'insegnante di lettere, in effetti - e sotto il braccio che reggeva la valigia e la borsa da viaggio aveva una nuova, lussuosa edizione rilegata in pelle di Cime tempestose. Doveva essere sulla trentina, più o meno.
- Grazie, - disse, con una vocina sussurrante che mi fece sentire adolescente, poi socchiuse quegli occhi color disgelo per esaminare la mia faccia e la mia figura in tutta la sua ampiezza (devo dire che sono un uomo robusto, fra i più robusti di Boynton e dintorni, un metro e novantacinque per centodieci chili, in buona parte non ancora trasformati in grasso), e infine lesse il nome sulla targhetta e aggiunse, in un soffio che spinse a nuove profondità quel filo di voce fluttuante: - Ned.
Poi si allontanò, e toccò alla successiva (con la faccia come una mappa topografica e la stretta di mano di un taglialegna), e poi a un'altra, e a un'altra ancora, e nel frattempo continuavo a chiedermi quale prezzo avrebbe raggiunto Jordy, e se centoventicinque dollari, più o meno il massimo che potevo spendere, sarebbero bastati.

© 2006, Giulio Einaudi editore


L’autore

T. Coraghessan Boyle è originario di Peekskill, nello Stato di New York, ma vive a Santa Barbara e insegna al Southern California College, in un quartiere multietnico di Los Angeles. In Italia sono stati pubblicati i romanzi America, Amico della terra, Doctor Sex, le raccolte di racconti Se il fiume fosse whisky, L'Oriente è sempre l'Oriente e Morti di salute


24 febbraio 2006