La biografia


Rafik Schami
Il lato oscuro dell'amore

“Il fossato tra le famiglie Mushtak e Shahin era profondo. Nessuno sapeva più dire con certezza come fosse cominciato l’odio, ma perfino i bambini delle due famiglie erano convinti che avrebbero preferito diventare amici del diavolo piuttosto che di un membro del clan nemico.”

Si è perso, in Europa Occidentale, il gusto di raccontare, di affastellare storie su storie di famiglie e di gente e di luoghi. Restiamo colpiti, nel romanzo dello scrittore siriano Rafik Schami, dalla capacità affabulatoria che ci irretisce in un intreccio di vicende sullo sfondo di Damasco, che “non è una città, non è una macchia su un atlante, è una favola che si traveste di vicoli, storie, profumi e voci”. E forse l’immagine che meglio rende l’idea di questo grande romanzo è quella - usata dallo stesso autore - di un mosaico, in cui ogni tessera è numerata perché abbia la sua giusta collocazione per formare le figure di primo piano e quelle di contorno. Infatti “L’ultima tessera” porta il numero 304 ed è quella che ci fornisce una spiegazione di come sia nato il romanzo, la firma stessa dello scrittore a opera completata.
Una giovane donna musulmana fu uccisa, nel 1962, davanti agli occhi di Rafik Schami, perché aveva osato amare un cristiano. “La cosa triste era che non ne valeva la pena. Quell’uomo era un gigolo”. Molti dei capitoli del libro contengono alternativamente le parole “amore” e “morte”, quasi che l’una fosse la naturale conseguenza dell’altro. E spesso lo è, secondo le leggi crudeli di una società maschilista in cui quello che conta è la religione, la lealtà al clan famigliare, l’onore che finisce per identificarsi con la verginità femminile.
Il romanzo inizia con l’amore proibito tra Farid e Rana, lui della famiglia cristiana dei Mushtak e lei di quella musulmana dei Shahin, nella primavera del 1960 e con la domanda, “ma tu pensi veramente che il nostro amore abbia una possibilità?”, per poi risalire indietro, all’inizio del secolo, a quando Georg Mushtak era arrivato a Mala con una sposa musulmana dagli occhi azzurri, in fuga dall’uomo che avrebbe dovuto sposarla, ed era iniziata la rivalità e l’inimicizia con la famiglia degli Shahin.
Impossibile raccontare di più delle vicende del libro, sia per non guastare il piacere della lettura, sia perché sono infinite le miriadi di storie dei membri delle due famiglie, ma anche dei vicini di casa o dei conoscenti- è come se da ognuna si spalancasse una porta o una finestrella che conduce ad un’altra storia, per poi ritornare a quella principale che prende il sopravvento nella parte centrale del libro in cui diventa evidente che Farid, figlio unico di Elias e di Claire, è in parte lo scrittore stesso. Come Farid, anche Rafik Schami fece l’esperienza traumatizzante della scuola religiosa nel convento, non però quella terrificante della prigione, per cui Schami ha raccolto numerose testimonianze vincolate all’assoluta segretezza. Perché la storia di due famiglie non può non essere anche la storia culturale e politica dell’intera Siria al cui governo si sono avvicendati una serie di dittatori scalzati da successivi colpi di stato.
Nel 1970 Farid e Rana partono per Heidelberg, dove l’Università ha accettato la loro richiesta di iscrizione, e inizia il loro esilio. Come è stato per Rafik Schami stesso: “Prima di arrivare in Germania non sapevo che, in esilio, ogni mattina si pensa alla propria città. Da più di trentaquattro anni, quando apro gli occhi penso a Damasco, la città più bella del mondo.”

Di Marilia Piccone

Il lato oscuro dell'amore di Rafik Schami
Titolo originale: Die dunkle Seite der Liebe
Traduzione di Rossella Zeni
856 pag., Euro 22,00 - Garzanti Libri (Narratori moderni)
ISBN: 88-11-67857-9

le prime pagine
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LIBRO DELL'AMORE 1

Gli ulivi e le risposte hanno bisogno di tempo

DAMASCO, PRIMAVERA 1960

1. La domanda

«Ma tu pensi veramente che il nostro amore abbia una possibilità?»
Farid non aveva fatto questa domanda per ricordare a Rana la faida tra le loro due famiglie, ma solo perché si sentiva depresso e non vedeva alcuna speranza.
Tre giorni prima il suo amico Amin era stato sorpreso e trascinato via dalla polizia mentre usciva di casa. Dopo l'unione di Siria ed Egitto, nella primavera del 1958, era iniziata una vera e propria caccia ai comunisti. Il 1959 era stato particolarmente tragico. Il presidente Satlan aveva tenuto discorsi infiammati contro il regime del dittatore Damian in Iraq e contro i comunisti. Nemmeno quando l'anno stava ormai volgendo al termine c'era stato un po' di respiro, le jeep dei servizi segreti sfrecciavano anche di notte attraverso la città cariche delle loro vittime. Le famiglie si nascondevano dietro lacrime di paura. Si parlò della sanguinosa notte di San Silvestre. Un sussurro passò di bocca in bocca e fece crescere ulteriormente la paura dei servizi segreti, che sembravano avere spie in ogni casa.
Quel giorno a Farid l'amore sembrava un lusso. Aveva trascorso con Rana un paio d'ore indisturbate nella casa della sua defunta nonna. Qui a Damasco ogni incontro con lei era un'oasi nel deserto della solitudine. Non come le settimane passate a Beirut, dove si erano nascosti sette anni prima. Là ogni giorno iniziava e finiva tra le braccia di Rana. Là l'amore era stato un mare dolce e avvolgente.
La casa di sua nonna non era ancora stata venduta. Claire, sua madre, gli aveva dato le chiavi quella mattina. «Ma non tirarti giù le mutande», gli aveva detto scherzando.
Anche se il sole splendeva, la giornata era molto fredda. Quando era entrato in casa era stato investito da un sentore di muffa e umidità. Aprì le finestre per far entrare aria fresca e accese il fuoco nelle stufe della cucina e della camera da letto. Non c'era nulla al mondo che Farid odiasse più dell'odore di freddo umido e stantio.
Quando arrivò Rana, poco prima di mezzogiorno, le due stufe erano già roventi. Lei scherzò: «Ma dovevamo incontrarci all'hammam o a casa di tua nonna?»
Era incantevole come sempre, ma lui non riusciva a liberarsi della sensazione di un imminente pericolo. Mentre la baciava pensò all'indiano che durante un'inondazione aveva cercato di salvarsi su un tetto e che invece era lentamente sprofondato in quella morte bagnata. Farid si aggrappò alla sua ragazza come uno che sta per affogare. Sentiva il cuore di lei battergli contro il petto.
Nonostante il calore della stufa aveva freddo, e solo per pochi secondi la risata di lei, che prorompeva improvvisa arrivando indomita fino a lui, riuscì a liberarlo dalla sua paura.
«Oggi sei proprio un modello di educazione», lo punzecchiò lei quando, dopo qualche ora, lasciarono la casa. «Sembra quasi che mia madre ti abbia incaricato di controllarmi. Non ti sei neanche tirato giù le mutande...» E rise forte.
«Tua madre non c'entra niente», disse lui, e avrebbe voluto spiegarle, ma le parole inciampavano fra di loro. Camminò in silenzio accanto a lei attraverso i vicoli fino al parco Sufanije, vicino a Bab Tuma. Ogni jeep che passava lo faceva trasalire.
Dalle radio dei bar arrivavano le parole del presidente, che annunciava una lotta accanita contro i nemici della repubblica. Satlan aveva una bella voce virile. Quando parlava, gli arabi si esaltavano. E la radio era la sua scatola magica. Con più dell'ottanta per cento di analfabeti, l'opposizione non aveva alcuna possibilità. Chi tiene in pugno le stazioni radio ha il popolo dalla sua parte.
E il popolo amava Satlan; solamente una minuscola e disperata opposizione lo temeva e, dopo quella feroce ondata di arresti, una strana paura aveva avvolto la città. Ma ben presto i damasceni avrebbero dimenticato tutto e sarebbero tornati sorridenti alle loro occupazioni, pensò Farid quando raggiunsero il parco.

© 2005 Garzanti Libri

L’autore
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Rafik Schami è nato nel 1946 nel quartiere cristiano aramaico di Damasco. Figlio di un fornaio, nel 1971 è stato costretto all'esilio, si è rifugiato in Germania e ha studiato chimica a Heidelberg. Oggi è tra i più noti scrittori di lingua tedesca. I suoi romanzi sono stati tradotti in ventun lingue e hanno vinto numerosi premi.




17 febbraio 2006