Giorgio De Rienzo
Lettere d'amore di un giudice corrotto

“Per me, uomo di legge, speculatori e rentiers di Borsa meriterebbero tutti la galera. Per me, magistrato, il furto ingegnoso di uno speculatore scaltro non è meno colpevole di quello di una banda di ladri che rapinino una banca a mano armata.”

Ci sono almeno quattro motivi, anzi cinque, per godere della lettura del romanzo di Giorgio De Rienzo e sono connessi ai cinque filoni o chiavi di lettura del romanzo.
Quella della storia d’amore, prima di tutto, da feuilleton ottocentesco o da libretto d’opera: la bella e giovane Ginevra, moglie del cavalier Bodo che ha trent’anni più di lei, tradisce regolarmente il marito. Il marito non solo è consenziente, ma è lui che l’ha incoraggiata a divertirsi, purché con discrezione e purché anche lui possa goderne, spettatore non visto. L’ultima storia d’amore di Ginevra ha inizio nel palco del teatro Scribe di Torino e l’uomo è un avvocato che si innamora perdutamente di lei.
Una seconda chiave di lettura è data dal filone giallo della storia: nella scena culmine della vicenda, una coltellata uccide uno dei creditori che stanno assediando il cavaliere che ha perso tutto con investimenti azzardati in borsa. Dalla soglia del salotto l’avvocato-amante osserva la scena, e noi lettori con lui, ma non è sicuro di quello che vede. Dopo dirà di avere avuto come un oscuramento e di non riuscire a ricordare: Ginevra sul divano sotto il suo assalitore, il lampo della lama, il sangue.
È stata Ginevra a infliggere il colpo, per legittima difesa? E chi ha sparato? Suspense fino alla fine.
E a questo punto il thriller diventa anche un giallo giudiziario, perché viene intentato un processo contro Ginevra, più che mai bella e dignitosa sul banco degli imputati mentre ascolta le arringhe dell’accusa e della difesa. Intanto il marito è scomparso: si è suicidato?
Lettere d’amore di un giudice corrotto è anche un bel quadro d’epoca, perché la vicenda si svolge a Torino nel 1888, quando la città è ancora ammantata nello splendore sabaudo pur avendo perso il ruolo di capitale, ripiegata su se stessa dopo il fervore di rinnovamento e di iniziative a seguito dell’Unità di Italia. Torino con i suoi portici eleganti e i teatri, dove gli incontri amorosi iniziano con uno sguardo e un battito di ciglia, le donne hanno abiti lunghi fruscianti e gli amplessi si caricano di un erotismo accresciuto dal gusto della segretezza e del proibito. È un’epoca in cui un fallimento in borsa fa scalpore e l’onore conta ancora qualcosa, anche se i furbi e gli imbroglioni sono sempre uguali in ogni tempo.
E infine- o soprattutto?- ammiriamo la costruzione del romanzo e i diversi registri narrativi usati dallo scrittore. Che inizia con un espediente letterario noto che inchioda alla lettura anche chi diffida della finzione: durante dei lavori di ristrutturazione in via Mazzini sono saltate fuori delle lettere, un diario e due ritratti. La vicenda è quindi una storia vera e l’autore si riserba il diritto di selezionare le pagine da riportare e quelle da trascurare, di snellire lo stile dell’originale che può suonare desueto e ridondante. La passione amorosa, il delitto, il crac finanziario, le finzioni del cavaliere e il processo ci vengono raccontati attraverso le parole esaltate delle lettere, le pause più calme del diario e - a riempire gli spazi e ad ampliare la visuale- con una narrazione distaccata, quasi cronachistica, in terza persona. Fino al finale sorprendente che colloca ogni tassello al suo posto e ci obbliga a rivedere l’opinione che ci siamo formata dei personaggi.

Di Marilia Piccone

Lettere d'amore di un giudice corrotto di Giorgio De Rienzo
235 pag., Euro 16,00 – Marsilio (Romanzi e racconti)
ISBN 88-317-8873-6

Le prime righe

Questo libro non ci sarebbe stato senza un trasloco.
Nel buttare giù i muri di divisione fra due piccoli alloggi in uno stabile signorile di via Mazzini a Torino, è saltata fuori da una nicchia segreta una cassetta con un mazzetto di lettere, un diario e due ritratti.
Li ho avuti dai proprietari di quel quartierino messo a nuovo e giacché erano amici mi hanno invitato a farne un racconto.
Gli amici servono anche a questo: a impegnarci in scommesse divertenti, anche se a rischio.

I ritratti riproducevano presumibilmente le fisionomie dei protagonisti di una curiosa storia.
Le lettere e il diario raccontavano una torbida vicenda d’amore clandestino e insieme narravano la sequenza di un omicidio.

© 2006 Marsilio editore


L’autore

Giorgio De Rienzo (è nato e vive a Torino, dove ha insegnato Letteratura Italiana Contemporanea all’Università. Collabora al Corriere della Sera e ha pubblicato numerosi saggi su Manzoni, Carducci e Fogazzaro, e sugli scrittori toscani e piemontesi dell’Ottocento. Ha esordito come romanziere con Caccia la ladro in casa Savoia. Con Marsilio ha pubblicato Il dolore di amare e L'indagine.


10 febbraio 2006