Claudio Piersanti
Il ritorno a casa di Enrico Metz

"Per la prima volta Enrico percepì un mutamento che gli parve universale: il mondo si era rovesciato, la razza umana aveva scelto di essere guidata dai mediocri. Forse per questo tanto si interessavano a lui. Alberto era la mente migliore del liceo, Pippo la più modesta. Ma mentre il primo sopravviveva dignitosamente con il suo stipendiuccio, Pippo era ricco e potente."

Ha qualcosa di rassicurante un romanzo che contiene nel titolo il nome del protagonista, quasi un’anticipazione di quello che leggeremo, una sorta di garanzia che è una storia vera, come d’altra parte intendevano - seguendo un imperativo religioso - gli scrittori inglesi del ‘700 e poi dell’ ‘800, ma anche Verga e Tolstoj, Flaubert e Zola. Il ritorno a casa di Enrico Metz di Claudio Piersanti è una storia dei nostri giorni, la parabola di una vita che potrebbe essere di chiunque voglia tirarsi fuori dalla corrente, di un Cincinnato moderno.
Enrico Metz è un uomo di successo, è stato manager di una grande impresa, testimone e attore di un colossale crack finanziario. È in seguito a questo che decide di lasciare Milano e tornare a vivere nella casa di famiglia, in una cittadina di provincia.
Come può riuscire a cambiare vita così radicalmente qualcuno che ha vissuto spostandosi da un capo all’altro del globo, consociando con gente illustre, godendo del fascino inebriante del potere più ancora che di quello - peraltro non irrilevante - del denaro? Anche perché Enrico Metz abiterà da solo nella vecchia casa: la moglie non ha intenzione di abbandonare la città, i due figli hanno la loro vita e il loro lavoro. Eppure Enrico Metz gode di questa nuova dimensione, dapprima c’è l’euforia di aver ristrutturato la vecchia casa, il piacere di ritrovare gli amici di un tempo, di aggirarsi a piedi in una città a misura d’uomo, di essere circondato da donne che lo colmano di cure - la vicina di casa, la nuova segretaria, la figlia adolescente del suo miglior amico con cui Enrico instaura un rapporto ambiguo fatto di amore paterno e dell’eterna attrazione del maschio verso la fanciulla giovane.
Non pensa molto al passato, Enrico Metz, anzi, non ci penserebbe affatto se non ci fosse l’ingombrante ricordo dell’ingegner Marani che si è suicidato dopo il fallimento. Che però ha fatto il possibile per schermare Metz dalla rovina, che si è sempre dimostrato un amico generoso, che ammiriamo nel suo ultimo gesto. Nella sua nuova vita Enrico Metz vuole lavorare con un altro ritmo, pochi clienti, senza pestare i piedi a nessuno. Non ha fatto i conti però con le inevitabili rivalità, con i pettegolezzi e l’impossibilità di passare inosservato, con l’animosità contro chi non si uniforma. E, quando rifiuta di entrare in politica, la corrente di simpatia nei suoi confronti si ritrae e inizia la malevolenza: “Hai rotto i coglioni alla palude della città”, gli dice l’amico.
Da questo momento Enrico Metz sembra in caduta libera, beve, è paranoico, non vuole più uscire di casa. Per fortuna che la moglie si trasferisce a vivere con lui e la vita di Metz sembra approdare a sponde tranquille. Il romanzo di Piersanti è un libro che fa riflettere senza impartire alcuna lezione: è la storia di un uomo che si ritrae dalla pazza folla, che non si macera in colpe passate ma che cerca di vivere il presente in maniera diversa, che si distacca gradualmente da tutti gli orpelli di questo mondo per godere di una contentezza serena, riducendo la vita all’essenziale: vivendo e basta. Un libro controcorrente in cui i vincenti sono in apparenza i perdenti, i timidi che si sono tirati fuori in un mondo che si è capovolto e glorifica i mediocri.

Di Marilia Piccone

Il ritorno a casa di Enrico Metz di Claudio Piersanti
204 pag., Euro 15,00 – Feltrinelli (I narratori)
ISBN 88-07-01693-1

Le prime righe

Enrico Metz e sua sorella non si erano mai amati e da quando lui era rientrato in città si erano visti non più di due o tre volte. Lei l’aveva accolto come un avventuriero tornato a casa con la coda tra le gambe, lui aveva ripreso a chiamarla “valchiria” e faceva di tutto per non incontrarla. Finiti i lavori di ristrutturazione della casa, la sorella gli aveva offerto la sua collaboratrice domestica, l’efficiente e scontrosa signora Elide, proponendogli di condividerla anche per il futuro. Metz aveva accettato per non doverne cercare un’altra, ma era ben consapevole di essersi messo in casa una spia.
Adesso la signora Elide strofinava i pavimenti, maledicendo gli imbianchini. “Maiali!” diceva raddrizzando ogni tanto la schiena, “sono dei maiali, i suoi imbianchini!”

© 2006 Giangiacomo Feltrinelli editore


L’autore

Claudio Piersanti (nato nel 1954, ha pubblicato i romanzi Casa di nessuno, Charles, Gli sguardi cattivi della gente, Luisa e il silenzio (premio Viareggio Rapaci 1997), L’appeso e Comandò il padre.


10 febbraio 2006