Jirí Kratochvil
Nel cuore delle notti un canto

“Hana, brutte notizie, hanno arrestato padre Samek.
No! gridò la mamma.
Sono andati a prenderlo nel cuore della notte, continuò il papà, ma mentre lo portavano via tutte le finestre del paese si sono illuminate e sono stati costretti ad attraversare un alveare di luci.”


Quello che distingue un romanzo di un scrittore dell’Europa dell’Est da quello di uno scrittore degli altri paesi europei o degli Stati Uniti è la differenza dell’impegno: pur nella lievità o nel tono umoristico o ironico o satirico c’è sempre- o quasi- un coinvolgimento politico, riferimenti alla condizioni di vita sotto la dittatura, la coscienza che non è lecito distaccarsi dalla realtà che ci circonda. Almeno non per molto. E c’è anche una gradita assenza di concessioni al gusto del pubblico, nessuna strizzata d’occhio al mercato librario. Non fa eccezione il romanzo appena pubblicato dalla casa editrice Anfora, Nel cuore delle notti un canto, dello scrittore ceco Jirí Kratochvil.
“Sono stato concepito sotto un cielo illuminato dai fuochi e nel tossire dei katiu_a e sono nato prima di Natale, in quello stesso anno che fu l’ultimo della guerra e il primo della pace.”, inizia così Nel cuore della notte un canto, con la storia di uno stupro - evento traumatico sciaguratamente comune nelle guerre e punto di partenza di un altro romanzo recente, dello scrittore norvegese Christensen, Il fratellastro, di cui trovate in Café Letterario questa settimana la recensione. Il ragazzo senza padre che potrebbe chiamare padre uno qualunque della dozzina di soldati che hanno violentato la madre sedicenne è una delle due voci narranti del libro, che non è facile dapprima distinguere da quella del secondo narratore, Petr Simonides. Anche Petr cresce senza la figura paterna, ma lui almeno ha conosciuto il padre, ornitologo di fama (come il padre dello stesso Kratochvil), fuggito all’estero dopo il colpo di stato comunista del ‘48. Anche se in verità non si dice mai che è fuggito, ma che è uno degli “emigranti del dopo febbraio”, come se fosse partito di sua volontà.
La ricerca del padre accomuna il percorso di vita dei due protagonisti, mentre la loro voce si differenzia: più rozza, più sboccata e violenta, più fortemente ironica quella del primo, più raffinata e colta quella del secondo. Il primo sulle tracce di una ricerca surreale del padre, che crede assurdamente di identificare con un sacerdote brasiliano, il secondo che indulge ad una rievocazione nostalgica del pugno di anni in cui formavano una famiglia. Uno che, in un linguaggio molto orale, senza interpunzione, racconta del matrimonio con la figlia di un esponente del partito - sempre sul sottile filo dell’assurdo, perché la sposa in quanto, essendo impiegata delle poste, possa far pervenire in qualche modo le lettere al fantomatico padre -, e l’altro che vive con la madre sotto l’occhio vigile di un poliziotto che li spia in attesa di cogliere un eventuale contatto con “l’emigrante” e diventa una sorta di angelo custode. E i due percorsi ad un certo punto si incrociano, l’uno all’insaputa dell’altro, perché sappiamo che avevano un compagno di scuola in comune e che uno faceva l’infermiere nell’ospedale dove l’altro si recava in visita. Tanto che ci viene il sospetto di stare osservando un gioco di specchi, che ci possa essere un cenno di schizofrenia. Fino al sorprendente finale a cui ci prepara un capitolo dove lo scrittore si rivolge ad un amico, parlandogli del romanzo, e dice, “magari siamo anche noi solo i personaggi di un romanzo… magari non esistiamo affatto e siamo solo personaggi di un capitolo di qualche romanzo”.

Di Marilia Piccone

Nel cuore delle notti un canto di Jirí Kratochvil
Traduzione di Alessandra Mura
192 pag., Euro 11,00 - Edizioni Anfora
ISBN 88-89076-09-7

Le prime righe

Sono stato concepito sotto un cielo illuminato dai fuochi e nel tossire convulso dei katiu_a e sono nato prima di Natale, in quello stesso anno che fu l’ultimo della guerra e il primo della pace. Di solito non si conosce il giorno esatto del proprio concepimento e la puerpera stessa, com’è noto, prova a questo riguardo un certo imbarazzo. Ma non è il mio caso. Per ragioni che spiegherò tra breve, quella data (25 aprile 1945) rimase impressa nella memoria di mia madre in modo indelebile. Nel giorno in cui fu gravata di quel preziosissimo fardello, io già pesavo (poco dopo il concepimento) quanto un piccolo anello d’oro. E poi- non appena la mamma si rese conto dell’accaduto- ebbe inizio la fase di espulsione del feto. Mi attaccai con due agili ventose all’umida mucosa, e qualunque cosa mia madre tentasse di fare, non aveva chance.

© 2005, Anfora


L’autore

Jirí Kratochvil è nato a Brno, nella repubblica Ceca, nel 1940 ed è autore di romanzi, racconti, opere teatrali e saggi. Dopo il crollo del regime sovietico che lo annoverava tra gli autori proibiti, le sue opere furono pubblicate e tradotte in francese, spagnolo e tedesco. Vincitore di premi prestigiosi, è considerato dalla critica uno dei maggiori scrittori contemporanei e celebrato come una delle figure della letteratura ceca che più ha colmato il vuoto lasciato da Milan Kundera, dopo che questi decise di vivere e scrivere in Francia.


3 febbraio 2006