Alda Bruno
La casina, la casa, le cose

“Il cardinale Richelieu diceva: ‘Datemi due parole scritte dalla mano di un uomo, e ce ne sarà abbastanza da farlo impiccare.’ Se scritte da una donna, fa lo stesso?”

Fin dalle prime righe si intuisce subito che il protagonista di questo romanzo è un albero, precisamente un olmo. Anzi l’Olmo di casa Rubbeni, la grande pianta che ha l’incarico di aprire e di concludere questa storia.
All’interno della corteccia, oltre agli anelli che ne determinano l’età, si sovrappongono altri cerchi, quelli delle vicende dei tanti protagonisti di questa saga familiare siciliana, che si svolge a cavallo fra otto e novecento.
Nel romanzo che ci propone Alda Bruno, il grande albero è il testimone discreto e silenzioso di un raffinato arazzo ove i tanti personaggi, con nomi certamente oggi poco usati, ma estremamente suggestivi come Giurlanda, Palmina, Deodato, Ortensia, Stanislao, ruotando attorno a questa secolare dinastia, hanno tessuto le loro vicende personali, impetuose, felici, talora cruente ma tutte legate ai codici e ai canoni di onore, di passioni, di rispetto e di obbedienza, che la stirpe Rubbeni ha, via via, nel tempo consolidato.
Attraverso le varie fasi della narrazione ecco emergere un ampio spaccato delle tradizioni familiari tipiche di questa grande isola, legate al carattere orgoglioso, all’amore per le proprie terre, alle ricche abitazione, ai mobili e agli oggetti che le arredano; anche la servitù di casa, i contadini, gli abitanti del paese giocano un ruolo fondamentale nelle vicende, non solo legate alle consuetudini di tutti i giorni, ma anche ai forti cambiamenti politici e di conseguenza sociali che avvengono nel periodo che segna la fine di un secolo e l’inizio di un altro.
Storie anche di non facili rapporti familiari, di denari e di conseguenza di controverse eredità, di confronti di caratteri fortemente diversi ma con l’antico e consueto tacito rispettoso accordo fra superiorità maschile e il grande insostituibile apporto della componente femminile, che “matriarcalmente” sovraintendeva l’andamento complessivo della grande famiglia.

Di Iaia Barzani

La casina, la casa, le cose di Alda Bruno
289 pag., Euro 9,00 – Sellerio Editore
ISBN: 88-389-2085-0

Le prime righe

“Per tutta la vita, Donna Costanza Rubbeni aspettò che la cicas sotto l’Olmo diventasse una grande palma. Non si intendeva ,quanto la sua famiglia materna, di piante ornamentali, né di fiori. Si stupì sempre che la rosa gialla, arrampicata sulla croce della chiesetta, fiorisse in maggio di roselline piccolissime e da giugno in poi di grandi rose gialle, e trasmise questo stupore a tutta la famiglia. Sono cresciuta incantata dalla meravigliosa stranezza di questa pianta, prima di capire che si trattava di un innesto con una rosa cinese rifiorente.

Se non l’infanzia, cosa c’era allora alla casina che adesso non c’è?

C’è sempre il glicine fatato, sosta di gufi notturni, che si attorciglia alle inferriate dei balconi. Ci sono i grandi pini ad ombrello che circondano la casa, piantati alla nascita di un nuovo figlio. C’è l’albero di gelsi vicino alla cucina e le melegrane nel pollaio. E come sempre c’è l’Olmo, nutrito dei soffi della terra, grandissimo, a tre impalcature di fronde, simbolo e orgoglio della casa alla cui ombra aveva giocato mia nonna bambina, mia madre e tutti noi piccoli. E sotto la sua ombra la cicas decrepita era riuscita a sottrarsi alla legge di crescere e moltiplicarsi, che mia nonna – Signora e Domina – dettava alle piante e agli animali.

Era diventata sua la grande casa amata fin dall’infanzia, i granai, le stalle, la vigna, la cantina. Era riuscita ad acquistarla dai suoi irrequieti cugini.

© 2005, Sellerio Editore


L’autrice

Alda Bruno, con questo romanzo è alla sua seconda esperienza letteraria.
Il primo libro “Tacchino farcito” è stato pubblicato nel 2000 sempre da Sellerio.


3 febbraio 2006