Alina Rizzi
Come Bovary
Diario di un’adultera

“Siamo fuggiti per il lungo week-end di ognissanti, improvvisamente silenziosi e con una segreta voglia di rincuorarci. Dalle finestre dell’hotel dipinto di bianco la visione fiabesca della baia del silenzio, col mare che diviene iridescente mentre il sole si abbassa sopra la linea dell’orizzonte. Ho ancora nelle narici il profumo sfiorito degli oleandri e della salsedine. Emilio mi teneva stretta mentre cercavo pace nell’immagine delle vele lontane dalla riva, incorniciate nella feritoia del carruggio. L’amore è come una marea, avanza e si ritrae.”

A centocinquant’anni di distanza dalla pubblicazione di Madame Bovary, Alina Rizzi rivisita il mito dell’eroina flaubertiana con un romanzo incentrato sull’adulterio come stile di vita e pensiero. Scrivo mito, perché tale mi sembra il paradigma fantasmatico entro cui si inscrive la figura di quest’altra Emma del secondo millennio e del suo immaginario desiderante tra l’erotico e il sentimentale. Figura oltremodo letteraria, come rimarca l’autrice insistendo più volte con paragoni, citazioni e riferimenti romanzeschi allo scopo di meglio definirla o, se vogliamo, distinguerla da altri personaggi femminili trasgressivi: dalla Bovary ottocentesca, appunto, alla giovane protagonista de L’amante di Margherite Duras, passando attraverso personaggi quali Anaïs Nin e Simone de Beauvoir: donne in carne ed ossa ma trasfigurate in modelli di condotta sessuale libertaria dall’aura libresco-intellettuale che le avvolge.
“Sono anche io una Madame Bovary?” è dunque l’interrogativo (retorico) che si pone fin dalle righe iniziali la protagonista. Quesito a cui il lettore potrà ben presto agevolmente rispondere di no, essendo la nostra adultera una donna postmoderna la quale, ad onta di passioni e coinvolgimenti amorosi, vive all’insegna di un disincanto che la pone anni luce lontana dalla Madame di Flaubert e dalla sua inclinazione così romantica alle tinte cupe della tragedia. Inoltre, se Emma trovava noioso e banale il marito, l’io narrante femminile della Rizzi ama e stima il proprio coniuge Emilio, però è attratta anche dall’altro: l’amante. Quello che lei ha in mente è un triangolo ideale: un rapporto a tre ben temperato da un’attenzione paritaria che lei afferma di voler riservare a entrambi i partner. Ma, ovviamente, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare magno di una fisicità/sensualità che soprattutto il terzo incluso sa accendere, ovvero il pure lui coniugato Lorenzo, uomo fascinoso e voluttuoso con cui, in alberghi equivoci, la novella Emma “sperimenta abbracci complicati” e amplessi al limite dell’esibizionismo e della perversione, che svelano però una laboriosità erotica alla fin fine defatigante e che palesano una sempre più marcata insoddisfazione emozionale, come la donna è costretta suo malgrado a confessare (“sarò mai, per lui, più di bocca, cosce e ventre?”).
Quindi tra ostelli squallidi, sedili di automobili e soste culturali al sex-shop si snodano le stazioni di una vera e propria via crucis extraconiugale segnata da un disagio sempre maggiore. E la Rizzi è senz’altro brava a descrivere l’alternanza di fugaci appagamenti carnali e sconforti affettivi, come la frustrante altalena fra desiderio di rompere e continuare il mordi e fuggi di un rapporto davvero problematico. Particolarmente felice, dal punto di vista narrativo, è altresì la parte finale del romanzo che vede i due amanti presi da un improvviso crescendo dell’eros, dove la passione si fa autentico pathos, debordando quasi in follia amorosa. Lorenzo finalmente ammette con lei di essere innamorato e sembra il sentimento sia autentico, ma l’autrice tra le righe ci fa intuire che di illusione si tratta. Così la trasgressione viene a concludersi nel modo più banalmente borghese: la di lui consorte scopre la tresca e Lorenzo, la coda fra le gambe, torna a casa dalla moglie. Fine dei sogni a buon mercato e di questo dolceamaro romanzo alquanto melanconico sull’impossibilità di abitare oggi un romanticismo alla Bovary, improbabile anche per la più ingenua Madame dei giorni nostri.

Di Francesco Roat

Come Bovary. Diario di un'adultera di Alina Rizzi
110 pag., Euro 9,00 - Traven Books-Südtirol (I romanzi di B. Traven)
ISBN: 88-901522-3-0

Le prime righe

Nella mia mente lui scava gallerie di insicurezza. La scrittura diventa un sedativo. Sono anche io una Madame Bovary? Sto cercando un uomo che mi trascini fuori dalla banalità della mia esistenza? Dalla noia e dall’abitudine?
Eppure amo Emilio: è così attento, premuroso, comprensivo con me. Mi tiene tra le braccia per ore quando ho voglia di piangere, ascolta i miei sfoghi, mi rassicura cullandomi come fossi una bambina. Tornare da lui la sera, significa veramente tornare a casa. Non provo l’insofferenza di Emma, quando sbirciava di sottecchi Charles, trovandolo noioso e insignificante, banale. Emilio conosce le mie angosce e i miei dubbi, tenta di offrirmi delle soluzioni e, se non funzionano, il suo sostegno incondizionato. Un marito comprensivo non è forse più auspicabile di un estraneo bramoso? Non so rispondere.

© 2005, Travenbooks


L’autrice

Alina Rizzi, (Erba, 1967) è giornalista pubblicista. Ha pubblicato il romanzo Amare Leon da cui il regista Tinto Brass ha tratto il film Monamour, il libro di racconti Ritratti e il romanzo Donne di cuori. Come consulente editoriale collabora con case editrici e cura volumi di poesia e antologie, tra cui Il segreto delle fragole e Rossofuoco. Nel settembre 2002 concretizza la passione per la scrittura femminile realizzando il sito internet www.segniesensi.it dedicato interamente a testi di autrici classiche e contemporanee, e che si avvale della collaborazione di scrittrici e poetesse.
Nel 2005 ha curato l'antologia poetica “Donne di parola” (Travenbooks, Bolzano) e la raccolta di racconti erotici femminili “Canti di Venere” (Borelli).


27 gennaio 2006