Alfredo Pieroni
Il figlio segreto del Duce
La storia di Benito Albino Mussolini e di sua madre, Ida Dalser

“Dalle note psichiche del 7 settembre risulta che la Dalser, che ‘è benestante e sa leggere e scrivere’, ‘è una donna d’intelligenza e cultura media, con percezione pronta, orientamento normale, con memoria ben conservata sia degli avvenimenti prossimi che lontani. Il contegno qui in manicomio è finora tranquillo e ordinato’.”

La sera del 14 gennaio del 2005, in prima serata, è stato trasmesso su Rai Tre Il segreto di Mussolini, un film-documentario, realizzato da Fabrizio Laurenti e Gianfanco Norelli, sulla tragica vita di Ida Dalser e del figlio da lei avuto con un giovane giornalista dell’Avanti, Benito Mussolini.
La storia era stata oggetto di un reportage di Alfredo Pieroni, pubblicato nei primi anni Cinquanta su sollecitazione di Luigi Barzini dal periodico La settimana INCOM illustrata e passato praticamente inosservato, anzi accolto con un certo scetticismo.
Nel lungo documentario televisivo (quasi due ore) Pieroni compare per pochi minuti senza che gli venga riconosciuto il merito della prima ricostruzione di questa storia sconcertante che sarà oggetto anche di un libro (La moglie di Mussolini) di Marco Zeni, un giornalista trentino.
Ora Garzanti pubblica un saggio dello stesso Alfredo Pieroni in cui viene ricostruita con grande precisione la drammatica storia di Ida Dalser e dello sventurato figlio Benito Albino: un incontro, una passione che esplode impetuosa (“Ti ho nel sangue, mi hai nel sangue”, le scriverà Mussolini), l’espulsione dall’Avanti e dal Partito Socialista dell’indisciplinato interventista, la necessità di denaro del futuro dittatore e il sostegno economico fornitogli da Ida (grazie alla vendita del suo rinomato salone di bellezza di Milano) che per amore resterà sul lastrico. Di questo periodo abbiamo numerose lettere e biglietti che la donna, quando cadde in disgrazia, affidò alla sorella (e che Pieroni avrebbe poi visto e fotografato) che riuscì a impedire al Duce di distruggerle, nascondendole in luoghi impensati.
Ai tempi della relazione con la Dalser, Mussolini ha già un’altra figlia, Edda, e un’altra donna, Rachele. Il focoso amante, quando parte per la guerra il 31 agosto del 1915, promette il matrimonio sia all’una che all’altra delle sue amanti. Intanto Ida è incinta ed esiste un documento del sindaco di Milano che attesta che “la famiglia del militare Mussolini Benito è composta dalla moglie Dalser Ida e di figli numero uno”, anche se il figlio, Benito Albino, nascerà l’11 novembre successivo. Era stato forse celebrato un regolare matrimonio? Di certo si sa che poi, nell’ospedale dove era stato ricoverato, Benito sposò civilmente Rachele il 17 dicembre. A Ida resta solo la possibilità di far riconoscere il figlio dal padre: cosa che avviene il successivo 11 gennaio 1916. La donna però non si rassegna all’abbandono e numerose sono le testimonianze di liti furibonde che le sarebbero ben presto costate molto care. Restano molte lettere, piene di rabbia e di disperazione, inviate da Ida al direttore del Corriere della Sera Albertini.
“Toglietemela di torno” è l’indicazione che Mussolini dà al fratello Arnaldo a proposito dell’ex amante così impetuosa nell’ira come nella passione.
“Cacciala in galera”, scriverà il Duce poco dopo a un funzionario romagnolo che lavorava a Trento.
Il 19 gennaio 1925 viene assegnato un piccolo capitale (che non sarà mai ritirato) a favore del minore Benito Mussolini, la cui rendita doveva essere gestita dagli zii materni Paicher, tutori del ragazzo. La situazione intanto precipita. Siamo nel giugno 1926 il prefetto Guadagnini e il questore Panini decidono l’arresto di Ida che viene dichiarata pazza da due medici: un otorinolaringoiatra e un altro medico, che poi ritrattò la diagnosi. La donna è ricoverata nell’ospedale psichiatrico di Pergine tra il 19 e il 20 giugno 1926, poi nel manicomio di San Clemente a Venezia, quindi rispedita di nuovo a Pergine.
Vengono citate da Pieroni numerose lettere della Dalser, lucide nella loro disperazione; poi è portata a testimonianza della lucidità della donna la sequenza della sua fuga dal manicomio nel 1935. Ida sarà ripresa e ricoverata a Venezia dove nel 1937 muore.
Ecco poi vita e sorte di Benitino: il secondo personaggio di questa tragedia da eliminare. Sottratto alla tutela dello zio, rapito, rinchiuso prima nel Ricovero dei derelitti, vicino a Rovereto, poi nel collegio di Moncalieri; nel ’32 gli è sostituito il cognome e imposto il meno imbarazzante Bernardi, ma il ragazzo non cesserà mai di dichiarare le sue vere origini. E sarà questo a condannarlo a morte! Arruolato in marina è mandato in Estremo Oriente. Viene però ben presto allontanato, e su indicazione di Roma, rimandato in Italia dal capitano. Al suo arrivo è immediatamente ricoverato in ospedale per non meglio precisati “accertamenti”; dopo un mese il “tutore” Bernardi lo fa internare nel manicomio di Mombello in provincia di Milano. Sottoposto a una cura a base di insulina va in coma per ben nove volte.
Ufficialmente è dichiarato morto il 26 agosto 1942, anche se viene fatta da Marco Zeni un’altra data, il 25 luglio.
Così andò a compimento anche il secondo “delitto di regime”.

Di Grazia Casagrande

Il figlio segreto del Duce. La storia di Benito Albino Mussolini e di sua madre, Ida Dalser di Alfredo Pieroni
139 pag., Euro 14,00 - Garzanti Libri, 2006 (Saggi)
ISBN: 88-11-60050-2

Le prime righe

AL LETTORE

Anni or sono un editore americano mi chiese di convincere Edda Ciano a scrivere una biografia, naturalmente non priva di implicazioni politiche, su «Mussolini mio padre». Benché malvolentieri (perché il compito materiale di scriverla sarebbe toccato a me) affrontai l'argomento con Edda. Parlammo a lungo e confidenzialmente. Da un pianoforte ci guardava quasi sorridente una di quelle foto del Duce come ne avevo viste a decine di migliaia. Ma la firma non era quella con la famosa «M» volitiva. Diceva: «II tuo papa».
Alla fine Edda pose la sua mano sulla mia: «Siamo sinceri, caro Pieroni. Noi due ci rendiamo conto che in un libro come chiede lei io dovrei accusare mio marito di aver tradito il suo capo, mio padre. Subito dopo dovrei accusare mio padre di aver ucciso il padre dei miei figli. Una tragedia greca, non le pare?».
Le tragedie (fino alla fine) non hanno mai risparmiato la famiglia Mussolini, e queste pagine vorrebbero raccontarne un'altra: il fatto (o il Fato?) che Mussolini avrebbe causato la morte in manicomio di Ida Dalser, una donna che aveva amato sinceramente; secondo alcuni, che però non hanno prove, l'avrebbe anche sposata, riconoscendo legalmente l'unione e dando al loro figlio il nome di Benito Albino Mussolini.

© 2006, Garzanti Libri


L’autore

Alfredo Pieroni, trentino, ha lavorato per cinquant’anni al “Corriere della Sera”, di cui è stato uno dei giornalisti di punta. È autore di decine di inchieste e libri, tra i quali: Chi comanda in Italia; L’affare Profumo; Dizionario degli italiani che contano; Perché le sinistre non vinceranno mai più a meno che.


27 gennaio 2006