Giorgio Bocca
Napoli siamo noi
Il dramma di una città nell'indifferenza dell'Italia

“Per secoli, a Napoli, la camorra ha fatto da stabilizzatore sociale, ha avuto una crescita parallela a quella della città, ha surrogato i suoi poteri fragili; adesso è qualcosa di più e di diverso, è il capitalismo con pieni poteri e con dominio anarcoide.”

Cosa ha scoperto di nuovo Giorgio Bocca? Difficile dirlo. Non che il suo saggio sia privo di interesse, tutt’altro. Ricordare continuamente e a tutti i problemi che portano a fondo Napoli e l’Italia, perché Napoli siamo noi, è importante, utile e un atteggiamento coerente da parte di un giornalista serio e sincero come lui. E la sua buona fede emerge in tutto il libro, così come in ogni capitolo si respira quel fetido e soffocante odore di camorra, con cui gli abitanti della Campania devono convivere costantemente e che li soffoca. Ma è inevitabile, forse ancor più evidente per chi non è nato al Sud, leggere tra le righe ancora e sempre quella “visione veteropiemontese” come ha scritto Goffredo Fofi in una sua breve recensione al libro.
Quale dunque è in sintesi la novità di questo libro? Probabilmente un taglio diretto e senza mediazioni che provoca, nel bene e nel male, la reazione del lettore. Forse la considerazione più importante da fare è che la mano accusatrice non deve essere rivolta soprattutto contro i cittadini, deboli, troppo tolleranti, privi di senso civico e individualisti (tutte considerazioni che hanno certamente una base fondata), ma verso il potere che, questo sì e anche a livello nazionale, ha favorito attraverso complicità evidenti a tutti i livelli, l’infiltrazione camorristica capillare. Basti ricordare, con le parole dello stesso autore, le radici storiche del fenomeno: “per secoli Napoli, capitale del regno, è stata una metropoli che lo stato borbonico riusciva a governare solo grazie alla camorra. Garibaldi il liberatore deve assumere come capo della polizia il capo della camorra. Guardie e ladri lo sanno e si adeguano, convivono”. Ecco, questo è un punto importante: proprio questo equilibrio secolare si è rotto, non esiste più quel rapporto “chiaro” tra camorrista e poliziotto, come dichiara uno di loro intervistato da Bocca: “io poliziotto dovevo prenderlo, dirgli ‘ti ho preso’ e la sfida tra noi finiva lì, tutto ciò che ne seguiva, il suo processo, il suo rilascio o la sua condanna erano un’altra cosa che riguardava giudici e avvocati, non me guardia. Adesso mentre dico al giovane camorrista ‘ti ho preso’, arrivano i suoi a liberarlo, a pestarmi e lui non si arrende più, aspetta che arrivino”.
La deriva delinquenziale e l’appoggio palese , esibito di fronte a tutti, di molti cittadini verso la criminalità, senza timore, come accade quando in certe strade della città i poliziotti non riescono ad arrestare i delinquenti aiutati dalla folla che scende addirittura in strada e li difende in massa, questo sì è davvero una novità forte e terribile.
I cittadini col loro voto hanno premiato chi sembrava essere stato in grado di riportare ordine e normalità, ma s’erano illusi. Il rinascimento napoletano è durato molto poco: il primo mandato di Bassolino o poco più. È mancato il sostegno politico. Comune e Regione hanno svolto e svolgono un lavoro che, a giudicare dai risultati, sembra essere inadeguato e ha assunto certe abitudini e vizi della città: macchine blu, assessorati, uffici…
Le assoluzioni di Gava e De Lorenzo, la condanna di Cirino Pomicino, “fuori più pimpante che mai”, il coinvolgimento della borghesia “buona” che spesso solo a parole si discosta dalla realtà drammatica della metropoli. Quale esempio dà lo Stato, quali sono i valori forti condivisi? L’Italia non è solo indifferente, ma complice. E non è questione recente, come si sa.
Pessimismo totale e irreversibile si legge nello sguardo di Bocca che osserva Napoli e altre zone del Sud condannate per l’eternità. E un’altra, finale denuncia: è un paese, il nostro, che corre rischi estremi a essere federale, l’unico modello possibile è alla francese con il potere centrale che controlla “i ladri”. Speriamo che qualcuno accolga il suo appello.

Di Giulia Mozzato

Napoli siamo noi. Il dramma di una città nell'indifferenza dell'Italia di Giorgio Bocca
132 pag.,Eur 14,00 - Feltrinelli (Serie bianca)
ISBN: 88-07-17116-3

Le prime righe

1.
Il sole acqua

Ci fermiamo per fare benzina, subito fuori dall'aeroporto di Capodichino e nella luce agostana viene giù un piovasco tiepido. "È un sole acqua," dice il tassista che ha una bella faccia feroce e istrionica. "Un sole acqua," ripete compiaciuto. Vedo che non ha inserito il tassametro, ma non è che voglia rubare molto sulla corsa, uno o due euro, purché sia lui a deciderlo, lui che è più intelligente del forestiero. La maledetta presunzione individualista per la quale un napoletano è pronto a dannarsi. Scendiamo per la tangenziale, una lunga strada dall'aeroporto al mare, là in fondo il Vesuvio a gobbe da cammello. La più insanguinata strada di Napoli perché la città per cui passa è divisa fra i clan della camorra; le rese dei conti avvengono nei punti di confine, rapide sparatorie, scontri e fughe su motociclette potenti, e, a cose fatte, arrivano i "falchi", i poliziotti motociclisti o gli "zingari", come chiamano i carabinieri in divisa nera. I cadaveri non li tocca nessuno prima che arrivino le autoambulanze a ritirarli. Lungo la tangenziale avvengono anche molti scippi classici; due in motoretta che raggiungono la donna con la borsetta a tracolla e gliela tirano via come una frustata. Ho ricordato al governatore della Campania, Bassolino, che mi mostrava un'opera dello scultore Paladino, che anche la moglie dell'artista era stata scippata sul lungomare, e Bassolino ha corretto: "Scippata no, è caduta a terra ma non ha mollato la borsetta". Un milione di abitanti, seimila per chilometro quadrato in certi quartieri. Di preciso non si sa perché, in un sobborgo come Scampia, gli abitanti per il comune sono quarantamila ma in realtà sono settantamila con gli abusivi, quelli che vivono negli scantinati o dove capita. La disoccupazione giovanile è del 50 percento, la costruzione di case popolari sempre in ritardo, duecentoquarantadue a Scampia nell'anno 2004 invece delle novecentosessanta previste. La città dei poveri è in perenne mutamento, l'edilizia popolare crea dei mostri sociologici: fa arrivare in città cinquantamila poveracci ma li lascia senza servizi, oppure mette assieme un vecchio quartiere operaio, con le famiglie ben sistemate da anni, con uno nuovo di zecca dove non ci sono negozi, uffici postali, commissariati di polizia. Scampia negli ultimi anni ha ricevuto a ondate gli sfrattati del rione Siberia, i baraccati di via Marina e prima, nel 1980, quelli del terremoto. Scampia è il quartiere delle famose Vele, i palazzoni che ora vengono demoliti: dei termitai in cui la vita si nascondeva, anziché fiorire, un silenzio irreale a mezzogiorno, una donna con la borsa della spesa nella strada, un uomo lassù al settimo piano e, nella penombra degli scantinati, mani furtive che si scambiano i pacchetti di droga.

© 2006, Giangiacomo Feltrinelli Editore


L’autore

Giorgio Bocca (Cuneo 1920) è tra i giornalisti italiani più noti e importanti. Al suo attivo, in una carriera ormai cinquantennale, vi sono numerose pubblicazioni in un vasto arco di interessi che spazia dall'attualità politica e dall'analisi socioeconomica all'approfondimento storico e storiografico. Ultimi suoi grandi successi sono stati L'Italia l'è malada, Piccolo Cesare e Basso Impero. Tra le sue altre opere, Storia dell'Italia partigiana; Storia d'Italia nella guerra fascista; Palmiro Togliatti; La Repubblica di Mussolini; Il provinciale. Settantenni di vita italiana; L'inferno. Profondo sud, male oscuro e Partigiani della montagna.


27 gennaio 2006