Liz Jensen
La nona vita di Louis Drax

“ Un sacco di persone - non maman naturalmente, perché lei sa bene che non sono un bugiardo ma altre persone - pensavano che quegli incidenti io me li inventassi. Ma non era così. Non tutti almeno. Ad ogni modo sono stato fortunato, perché non mi è mai importato un accidente che gli altri mi credessero, figurarsi Ciccio Perez.”

È una voce di bambino, quella che sentiamo nelle prime pagine del romanzo della scrittrice inglese Liz Jensen, La nona vita di Louis Drax. Un bambino di nove anni, intelligente, curioso, estroso, nello stesso tempo infantile e con quella saccenza adulta propria dei bambini che passano molto tempo in compagnia dei grandi. Ci dice che a scuola lo chiamano “Picchiatello”, che lui è un Bambino Disturbato (è chiaro che lo ha sentito dire, come pure si è sentito spesso ripetere che è difficile fare i genitori di un Bambino Disturbato) e che va a colloquio da uno psicologo, che è un Bambino a Rischio Incidenti, perché non si contano gli incidenti più o meno gravi che gli sono capitati. Ad iniziare dall’essere nato con il cesareo, quasi uccidendo la mamma, proseguendo con l’essere andato vicinissimo a restare vittima della morte in culla, e poi arti rotti, ferite varie, ricoveri ospedalieri. Come un gatto che ha nove vite. Adesso ha raggiunto anche lui la nona e ci parla dal letto di ospedale in cui giace in coma: è caduto in un burrone durante una gita con i genitori.
La voce di Louis Drax, che sembra così vispa e presente e che invece arriva da un luogo della coscienza che non conosciamo, si alterna con quella del dottor Dannachet che dirige la clinica in cui Louis è ricoverato, in modo che noi vediamo Louis e sua madre Nathalie da un’altra angolazione, oltre a sentire raccontare la storia dall’ispettrice di polizia che si occupa del caso- perché il padre di Louis è scomparso e la versione della madre è che sia stato lui a spingere Louis nel burrone, dopo un litigio.
Al lettore il piacere di scoprire quello che è successo in un romanzo che è un thriller giallo-rosa con dei personaggi problematici- non solo il piccolo Louis, ma la madre che sembra sfruttare la fragilità del suo aspetto, lo psicologo che smette di esercitare ed inizia a bere dopo aver interrotto la terapia con Louis (su richiesta della madre del bambino), il medico che aveva firmato il certificato di morte per Louis per poi vederlo “risuscitare” nell’obitorio, e infine il dottor Dannachet stesso. Strana specializzazione, strana missione nella vita, quella di dedicarsi allo sforzo per lo più così frustrante di cercare di risvegliare dei pazienti in coma, continuando a parlare loro, convincendo i parenti a comportarsi come se i loro cari fossero perfettamente in sé. E’ in qualche modo connessa al suo passato sonnambulismo- quello stato così ambiguo tra veglia e sonno, di incoscienza che agisce con la sicurezza di una condizione di coscienza? E’ per quello che Dannachet riesce ad instaurare un rapporto telepatico con Louis?
E, con la tensione continua di un romanzo di suspense, con la scena ripetuta e rivista più volte in maniera differente di un picnic finito drammaticamente, personaggi veri che assumono volti diversi, un criceto di nome Mohammed chiuso in una gabbia che si chiama come la prigione di Alcatraz, un misterioso uomo bendato che parla solo con Louis, esploriamo i rapporti complessi tra genitori e figli e, come la cronaca ci illustra fin troppo spesso, anche l’amore ha molte facce. Non tutte belle.

Di Marilia Picone

La nona vita di Louis Drax di Liz Jensen
Titolo originale: The Ninth Life of Louis Drax
Traduzione di Bernardo Draghi
265 pag., Euro 16,50 - Mondadori (Scrittori italiani e stranieri)
ISBN: 88-04-54804-5

Le prime righe

Avvertenza

Io non sono come tanti altri bambini. Io sono Louis Drax. A me succedono cose che non dovrebbero succedere a nessuno, come andare a un picnic e affogare.
Domandatelo pure a maman cosa vuoi dire essere madre di un bambino a rischio incidenti, e ve lo spiegherà. Non è certo divertente. La notte non chiudi occhio, chiedendoti come andrà a finire. Vedi pericoli ovunque, e pensi: Devo proteggerlo, devo proteggerlo. Ma a volte non ci riesci.
Prima di amarmi maman mi ha odiato per via del primo incidente. Il primo incidente è stato nascere. Mi è successo come all'imperatore Giulio Cesare. Tagliano la donna con un coltello finché la pancia di colpo non si apre e ti strappano fuori urlante e tutto coperto di sangue. Capite, pensavano che nel modo normale non ce l'avrei fatta. (Bello schifo anche questo.) In più pensavano che sarebbe morta pure lei, come la mamma di Giulio Cesare, e che avrebbero dovuto sistemare i nostri cadaveri in due bare, una grande per lei e una piccola per me. O forse ci avrebbero messi nella stessa bara, una bara a due posti e bla bla bla. Scommetto che esistono. Scommetto che si possono ordinare su Internet per mamme e bambini con un legame speciale. Nascere è stato uno schifo sia per me sia per maman; nessuno riuscirebbe a superare una cosa del genere neanche se vivesse cent'anni, ma era solo l'inizio. Io però non lo sapevo, e neanche lei.

© 2005, Arnoldo Mondadori Editore


L’autrice

Figlia di un liutaio danese e di una bibliotecaria di origine marocchina, Liz Jensen è nata in Inghilterra, ma è vissuta a lungo in Estremo Oriente. Ha lavorato alla Bbc ed è stata giornalista culturale per il quotidiano “The Indipendent”. Madre di due figli, attualmente risiede a Londra, dove collabora con il “Times”. Ha già al suo attivo tre romanzi, Ark Baby, Egg Dancing e Il mangiatore di carta.


27 gennaio 2006