![]() ![]() La biografia | Alessandro Baricco Questa storia “Le granate fischiavano sopra le loro teste, e, per errore umano o deficienza tecnica, spesso addosso alle teste – il cosiddetto fuoco amico. Così si moriva di piombo patrio. In un frastuono scioccante, gli uomini rimanevano abbandonati ai loro pensieri, costretti a trascorrere nella passività più assoluta quelli che in molti casi erano gli ultimi istanti della loro vita.” Uno stesso libro e tante copertine diverse: ognuna a rappresentare una situazione, uno stato d’animo, una delle emozioni che il romanzo vuole trasmettere. Si è scritto di Baricco: l’innegabile maestria, la capacità di usare in modo straordinario il linguaggio, l’abilità e il pieno possesso delle tecniche narrative hanno finito con il sommergere l’autentico animo dello scrittore (scrivere “è una cosa simile a ballare. Un ordine. Lo sforzo dell’eleganza. Arrotondare il movimento. Aprire e chiudere. Fare cose che finisci. Frasi.”, dirà Elizaveta, un personaggio chiave di questo romanzo). Ma se è scrittore chi ha una storia da narrare e uno strumento adeguato per farlo, è necessario riconoscere a Baricco il pieno possesso dell’una e dell’altro. Un romanzo che richiede anni ad essere steso già merita pieno rispetto (se chi lo scrive è un autore di successo e dalle forti vendite) e indubbiamente il lavoro su Questa storia risulta tangibile: armonia perfetta di costruzione, personaggi complessi e coerenti, padronanza di ciò di cui si parla, sia che si tratti di automobili che di Storia. Gli oltre cinquant’anni che la vicenda abbraccia corrispondono alla vita di Ultimo che conosciamo bambino di pochi anni, ai primi del Novecento, vivere all’interno di una realtà contadina in lenta trasformazione. È in quel momento e in quei luoghi che vede per la prima volta un’automobile e che ne è folgorato: ne sarà segnato per l’intera esistenza, così come la sua famiglia. L’infanzia passa inseguendo i sogni del padre e quelli del nuovo nobile amico di famiglia. Nel ricordo gli resteranno impressi incontri fondamentali ed episodi marginali, i secondi non meno importanti dei primi nell’economia di una vita. Ritroviamo Ultimo a 19 anni e in guerra. Questo straordinario capitolo, Memoriale di Caporetto, centrale nel romanzo, è la rappresentazione di un evento storico dal forte impatto emotivo, quasi cinematografica nella forza delle immagini, grazie anche all’aver fatto narrare dagli stessi inconsapevoli protagonisti la disfatta, quel “caos senza spiegazioni” in cui “era tutto irreale” se non la carneficina e l’abbandono in cui i soldati si erano ritrovati. Non si poteva, né tanto meno si doveva, considerare disertori i sopravvissuti datisi in gran numero alla fuga: si era creato “un grande movimento collettivo di autosospensione” da una guerra che li aveva gettati allo sbaraglio e alla morte per colpa di comandanti impreparati e ciechi. Anche in licenza non era facile trovare serenità: i civili “volevano vincere la guerra ma non volevano guardarla in faccia. Non avevano mai guardato in faccia niente, leggevano i giornali e facevano i soldi, e non volevano sapere la verità, ne avevano una paura fottuta, si vergognavano della verità”. E Ultimo, che amava le vie, i rettilinei che disegnano e danno razionalità al mondo vive Caporetto come “l’eclisse totale di qualsiasi strada”: passerà poi il resto della vita a cercare di ritrovare il bandolo di quella matassa. È in un altrove geografico e mentale che conoscerà la “donna della sua vita”, Elizaveta: con lei non condividerà che fatiche, povertà e qualche momento di tenerezza, neppure verbalizzata. Poi lui sparirà e lei, dopo molti anni, cercherà di ricostruire con i pochi, ma essenziali elementi in suo possesso, il percorso di vita di quel ragazzo silenzioso e strano che voleva dare ordine al mondo attraverso dei percorsi, delle strade, percorsi e strade interiori che in un tentativo titanico avrebbe voluto proiettare nella realtà. Non si incontreranno più, Ultimo e Elizaveta, ma entrambi sapranno che era l’altra la persona fondamentale delle loro rispettive esistenze. Forse ha ragione Baricco, “scrivere è una forma sofisticata di silenzio”, ma anche di pietà e di rispetto per le creature che vengono create, sintesi di uomini e donne reali da cui è davvero fatta la Storia e forse è per questo che immediato il pensiero va ai versi di Brecht: “Chi costruì Tebe dalle Sette Porte? Dentro i libri ci sono i nomi dei re. I re hanno trascinato quei blocchi di pietra?”. Di Grazia Casagrande
Questa storia di Alessandro Baricco |
| le prime pagine ------------------------ |
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Tiepida la notte di maggio a Parigi, mille novecento tre. © 2005 Alessandro Baricco | |
| L’autore ------------------------ | |
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Alessandro Baricco è nato nel 1958 a Torino, dove ha fondato la scuola di scrittura creativa Holden. Ha pubblicato due libri di argomento musicale, Il genio in fuga, sul teatro musicale di Rossini e L’anima di Hegel e le mucche del Wisconsin, e i romanzi Castelli di rabbia, Oceano mare, Seta, City, Senza sangue e Omero, Iliade. Tra i suoi libri anche il monologo Novecento, da cui è stato tratto il film La leggenda del pianista sull’oceano di Giuseppe Tornatore, Barnum. Cronache dal Grande Show, Barnum 2. Altre cronache dal Grande Show, un racconto per il libro di Moreno Gentili, In linea d’aria e il saggio Next. Piccolo libro sulla globalizzazione e sul mondo che verrà.
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20 gennaio 2006