Michaël Sebban
Lechaim. Tutte le vite

“- Be’, prof. Con la grana possiamo comprarci delle cose. E se guadagniamo tanta grana possiamo tornare al paese.
- Al paese?
- Be’ sì. Mica restiamo qua tutta la vita.
- Qui non è casa vostra? Siete francesi, no?
- Prof! Siamo francesi sui documenti e basta. Casa nostra non è qua. Casa nostra è il nostro paese.”


La Francia si sta interrogando da tempo su alcuni temi importanti legati al ruolo di paese colonizzatore prima e di luogo di accoglienza poi, con tutti i problemi e i limiti che questa realtà complessa ha portato con sé, sfociati in maniera drammatica in questi ultimi mesi con le manifestazioni di violenza verificatesi nelle banlieue delle metropoli francesi, luoghi che tradizionalmente ospitano la maggior parte degli immigrati nordafricani, algerini, tunisini, marocchini, ma anche dell’Africa sud-sahariana.
L’immigrazione che vuol dire afflusso di musulmani ma anche di ebrei nordafricani, come il protagonista della storia che ci racconta Michaël Sebban, le cui tradizioni e abitudini di vita molto spesso non si discostano affatto.
Un libro che dovrebbe essere letto per capire molte cose: innanzitutto il forte, viscerale legame che gli immigrati mantengono con il proprio paese d’origine. Anche i ragazzi di seconda o terza generazione, nati in Francia e vissuti sempre lì, sembrano non sentirsi francesi, se si leggono le parole scritte da Sebban. Poi il rifiuto altalenante dei giovani musulmani per tutto ciò che è francese, dalla politica ai cittadini, dal cibo alla moda, alla cultura… E, ancora, l’antisemitismo diffuso, forte, che dilaga per le strade ancora oggi. Éli S. è ebreo, professore di filosofia proprio in un liceo nella periferia parigina, di cui ci racconta (il libro è scritto in prima persona) la difficile quotidianità, la frustrazione lavorativa, la sensazione di inutilità rispetto a un mondo, quello dei ragazzi del Maghreb ma anche quello dei colleghi, che sembra non percepire la sua apertura al dialogo. Una situazione che lo spinge a dire che “l’integrazione è una macchina rotta” che non si può riparare.
Il suo caffè preferito è a Belleville, uno dei quartieri multietnici della città (dove si svolgono le storie della tribù Malaussène narrate da Pennac – ricordiamo il saggio Belleville. L’altra Parigi di Daniel Pennac di Anusca Ferrari e Paola Ghinelli, edizioni Unicopli) in cui convivono le comunità ebraica, islamica, africana, francese, cinese… cercando da molti anni un equilibrio basato sulla comunicazione. Ma questa comunicazione si sta sfaldando sempre più e per non sprofondare in un abisso senza via d’uscita, il nostro professore avrebbe un’idea che riesce persino a presentare a un Ministro della Repubblica…
Non è un libro disfattista, non lascia il lettore con quel senso di inevitabilità degli eventi e di impossibilità a mutarli che connota altri romanzi di questo genere. Sebban ha la mano leggera, la scrittura efficace, profonda ma spesso ironica: sorride nello scrivere come fa sulla copertina del libro.
È lo stesso Éli S. (palese alter ego dell’autore) a dare un senso ulteriore alla lettura del suo romanzo, con un alto peso specifico per i forti temi trattati: “Farli riflettere? Ci vuole uno scatto per cominciare a pensare. Un’idea, un’intuizione, una sensazione. Un invito. Una forza che ti attira. Anche per me, niente mi predisponeva alla riflessione. Non c’erano libri nella casa in cui sono cresciuto […] Prof nel 93 per degli alunni che non avevano alcuna voglia di riflettere. Forse toccava a me riflettere. Che cos’era per loro la Francia? La Francia? Forse dovevo partire da qui. Cominciare col capire il mondo in cui vivevo”.

Di Giulia Mozzato

Lechaim. A tutte le vite di Michaël Sebban
Titolo originale: Lehaïm. À toutes les vies
Traduzione di Laurence Figà-Talamanca
213 pag., Euro 14,50 - Nutrimenti (Aironi)
ISBN-10: 88-88389-44-X

Le prime righe

Il pescatore ha fermato il suo barchino in mezzo alla baia. Una tartaruga nuotava tranquilla nell'acqua chiara. Ho passato le dita sul suo guscio e guardato la riva. Eravamo a qualche chilometro dalla costa, oltre la laguna.
"It's ok?".
"Ok".
Sono saltato fuori dalla barca con la mia tavola. Sulla barriera corallina, le onde erano perfette. Una cresta che si spiegava in un lungo muro turchese. Ho remato con le braccia verso la scogliera. Il ronzio del motore svaniva all'orizzonte.
La prima onda fu un puro piacere. E le successive anche. Di ora in ora, si ingrossavano. Onde verso sinistra, alte più di tre metri, che vedevo arrivare da lontano e che venivano a sollevarmi nel punto perfetto in cui si infrangevano. Le guardavo avvicinarsi con calma. Mi inclinavo all'inizio della discesa e il rail della mia tavola si infilava con naturalezza nel solco dell'onda. Guardavo avanti, pronto ad avvolgermi nel tube, quando ho sentito un rumore. Sordo ed esplosivo. Il frastuono dell'onda che si schiantava dietro di me.

© 2005, Nutrimenti


L’autore

Michael Sebban è nato A Bordeaux nel 1966. ha studiato filosofia e trascorso cinque anni in Israele dove è stato assistente di Benny Lévy, l’ultimo segretario personale di Jean-Paul Sartre. Oggi insegna filosofia in un liceo della periferia di Parigi.


20 gennaio 2006