Karel Glastra van Loon
Il respiro di Lisa

“E, mentre Lisa lo teneva prigioniero in quel modo, d’un tratto Talm si rese conto che stava succedendo di nuovo e come al solito lui non era in grado di evitarlo. Se ne accorse guardandola negli occhi, lo sentì dai muscoli sotto la pelle: si stava isolando, stava costruendo un muro che li separava dal mondo esterno.”

Fa sempre una certa impressione, leggere il libro di uno scrittore che non ha fatto a tempo a vedere la sua opera pubblicata, è come il sentimento che si prova quando nasce un figlio postumo, il rimpianto per chi non c’è più, il sapere che non è presente per gustare la gioia del momento. Karel Glastra Van Loon, l’autore de Il respiro di Lisa, nato ad Amsterdam nel 1962, è morto per un male incurabile nel 2005 e verrà ricordato come uno dei più promettenti scrittori nederlandesi della sua generazione, oltre che come giornalista impegnato.
Di Karel Van Loon abbiamo già letto Il frutto della passione in cui avevamo osservato la particolare capacità dello scrittore nell’esprimere emozioni a cui riesce per lo più difficile agli uomini dar voce, esplorando il sentimento della paternità, così meno immediato e viscerale di quello della maternità, indagando su che cosa voglia dire essere padre. Ne Il respiro di Lisa ritroviamo la stessa sensibilità nel raccontare una storia che, ridotta all’essenziale, si può riassumere in poche parole: una ragazza di diciassette anni scompare durante una vacanza in Normandia con i genitori, e il suo ragazzo la cerca per anni, per capire che cosa sia successo.
Il libro è diviso in tre parti- “La stagione dei sussurri”, che è quella dell’incanto della scoperta dell’amore, l’approccio in punta di piedi, i tentativi timidi di conoscenza; “Alfabeto muto per ciechi”, quando è il corpo che insegna la via dell’amore, e “Tosach fregra” che, nella lingua omagh, significa “un inizio di risposta”, e che contiene, per l’appunto, un inizio di risposta, una luce parziale sull’ombra delle domande poste dagli avvenimenti. Il tempo della narrazione non è però cronologico e i protagonisti appaiono sulla scena senza seguire l’ordine degli eventi: il libro si apre con un dialogo tra Talm, il ragazzo che era innamorato di Lisa, e la madre di lei, Sophie, e si chiuderà pure con loro due, quando tutto il passato è stato ricordato e ricostruito e non è chiaro quale sia il limite tra la colpevolezza e l’innocenza. Quando la giovanissima Sophie resta incinta di Lisa, possiamo presagire quello che succederà diciotto anni dopo? La storia della giovinezza di Sophie, le delusioni e la difficoltà di crescere la bambina da sola, si intreccia alla delicata storia d’amore tra Talm e Lisa, bella, delicata, che si richiude come un fiore quando fa l’amore. Il terzo personaggio importante della storia è Sebastiaan, il marito di Sophie che Lisa chiama “papà” ma che non è suo padre, professore universitario con uno scandalo nella sua carriera. Che se n’è andato dopo la scomparsa di Lisa, a cercare lei dappertutto- dice-, vivendo come un barbone, diventando un alcolizzato. E il giovane Talm scende pure lui negli inferi dei bassifondi, come un Orfeo in cerca della sua Euridice, barbone tra i barboni, comprando amicizia con alcol. Per sentire da Sebastiaan che cosa sia veramente accaduto in Normandia.
Cieli grigi, canali, case galleggianti, spiagge nordiche, sono lo sfondo di questa storia che non ha niente di solare, solo qualche sprazzo di azzurro come quando un soffio di vento crea uno squarcio tra le nubi, nello stile di Van Loon, delicato e poetico, che suggerisce più che dire.

Di Marilia Piccone

Il respiro di Lisa di Karel Glastra Van Loon
Traduzione di C. Di Palermo
238 pag., Euro 13,50 – Edizioni Fazi (Le strade n. 101)
ISBN-10: 88-8112-688-5

Le prime righe

Siedono vicini, come vecchi amici, e si raccontano storie incredibili.
“Una volta a Nimega”, dice lui, “mi sono buttato giù da un ponte, dritto nel fiume. Volevo capire cosa si provava - più che altro un gran male tra le gambe. L’acqua era più fredda e scura e la corrente più forte di quanto credessi: quando sono tornato a galla avevo già superato il ponte e sono risalito a riva solo trecento metri più avanti. Il mattino seguente il giornale riportava che uno sconosciuto si era suicidato buttandosi dal ponte. Allora ho telefonato per dire che ero sano come un pesce, ma non hanno apprezzato la battuta e comunque non mi hanno creduto.”
“Una volta stavo per morire,” dice lei. “E’ stata l’esperienza più rassicurante che mi sia mai capitata. La vita non mi è passata davanti in un lampo, non c’era una luce celeste, né le ombre dei morti ad aspettarmi sulla sponda opposta. Da allora la morte non mi fa più paura.”

© 2005 Fazi Editori


L’autore

Karel Glastra van Loon, nato ad Amsterdam nel 1962, è morto per un male incurabile nel 2005. Scrittore, giornalista e autore televisivo, oltre a Il frutto della passione, ha pubblicato una raccolta di racconti dal titolo Vannacht is de wereld gek geworden (Stanotte il mondo è impazzito). Con il suo secondo romanzo, Lisa's adem (Il respiro di Lisa), ha bissato lo straordinario successo ottenuto con Il frutto della passione, confermando la sua posizione tra gli autori olandesi di maggiore successo internazionale..


20 gennaio 2006