Andrés Trapiello
Alla morte di don Chisciotte

“In realtà, con quelle imprese don Chisciotte si era proposto di ottenere fama eterna e di non perire mai, anche quando fosse morto, perché nella vecchiaia noiosa che viveva lo aveva assalito un timore che altri sperimentano pure in gioventù: quello di sparire così, senza lasciare traccia. Lo terrorizzava il pensiero di essere ancora meno di un’ombra sul muro.”

Capita spesso, quando si finisce di leggere un bel libro, che si faccia fatica a separarci da personaggi che abbiamo amato, con cui abbiamo vissuto per giorni interi- e forse è più facile se ci ritroviamo anche noi in lutto per la morte di un protagonista, perché una morte ne suggella l’eternità, lo fissa per sempre nella sua immagine perfetta con le sue imperfezioni, lo trasforma in un punto di riferimento per gli ideali, le virtù o i difetti che rappresenta, più vivo che mai, presenza costante accanto a noi. Quando, invece, il libro non termina con una morte, ci resta la curiosità di sapere che cosa accada ai personaggi, come abbiano vissuto “dopo”: e vissero felici e contenti? oppure?
Non è raro, quindi, che qualche scrittore abbia ripreso le fila di vicende terminate su pagine scritte da qualcun altro: lo ha fatto l’australiano Peter Carey con Jack Maggs in cui segue il destino del forzato protettore di Pip in Grandi speranze di Dickens, o, con un procedimento inverso, Jean Rhys che, nel Grande mare dei sargassi, ci racconta la storia della moglie del Rochester di Jane Eyre, prima che diventasse pazza. Quattrocento anni dopo la pubblicazione del capolavoro di Cervantes Andrés Trapiello ne scrive il seguito, Alla morte di Don Chisciotte, portando alla ribalta la folla di personaggi minori che finalmente acquistano un’identità precisa e, in alcuni casi, anche un nome: il barbiere mastro Nicola, il notaio Alonso de Mal, il curato don Pietro, il garzone Cebadón, il baccelliere Sansone Carrasco. Ma, soprattutto, l’attenzione di Trapiello è rivolta a due donne- non l’idealizzata Dulcinea amata da don Chisciotte, bensì la nipote Antonia e la governante Quiteria- e a Sancho Panza, il buffo e ridicolizzato scudiero in groppa all’asino che guadagna in queste pagine una sua dignità. Perché non è possibile vivere ogni giorno fianco a fianco con qualcuno di “grande” (e solo ora tutti si rendono conto di quanto fosse grande Don Chisciotte pur nella sua follia) senza subirne l’influenza e ritrovarsi diversi. Sancho dimagrisce, a Sancho non importano più i soldi, Sancho vuole imparare a leggere per leggere il libro di Cervantes che parla di lui e di don Chisciotte, in modo che non possa perdere la memoria di quanto hanno fatto insieme.
E, tuttavia, il libro di Trapiello è qualcosa di più del seguito del Don Chisciotte: oltre a parlarci dell’amore di Antonia per Sansone e di quello silenzioso e fedele di Quiteria per il suo padrone, Alla morte di don Chisciotte è una riflessione sul vivere e sul dare un senso alla vita, sul significato di saggezza e follia e come l’una possa sconfinare nell’altra, un’esaltazione della lettura nell’apparente condanna dei danni che i libri possono provocare. È un libro-matrioska che contiene il romanzo di Cervantes (e allusioni ad un altro autore che ha scritto un libro spurio su don Chisciotte), il quale a sua volta contiene quello dello scrittore arabo Cide Hamete Benengeli, e gli scrittori vivono a fianco dei personaggi che hanno creato- Sancho Panza e Carrasco si recano a conoscere Cervantes e scoprono che è morto da poco, proprio come don Chisciotte. Che in realtà si chiamava Alonso Quijano: ma che cosa è reale? Il mondo in cui viviamo o, come sentiva don Chisciotte, c’è una realtà più in là ed è quella vera e, se noi ci accontentiamo di questa che ci circonda, moriamo di malinconia come don Chisciotte?

Di Marilia Piccone

Alla morte di Don Chisciotte di Andrés Trapiello
Traduzione di R. Bovaia
407 pag., Euro 18,00 - Neri Pozza, 2005 (I narratori delle tavole)
ISBN-10: 88-545-0052-6

Le prime righe

La governante, che era andata in cucina preparare del gazpacho, sentì quel sospiro profondissimo, mollò i tegami e tornò allarmata dagli altri. Abbracciò la nipote e proruppe in un penoso pianto.
Atonia voleva piangere, per non stonare in quel frangente, ma non ci riuscì e dovette accontentarsi della tristezza, anche se invidiò le lacrime della domestica. L’ombra di un pensiero cupo le passò fugace sulla fronte: “Perché la domestica, per cui lui non è niente, riesce a piangere, e io, che sono del suo stesso sangue, non ho lacrime? Dovrei essere io a piangere e non lei.”

© 2005, Neri Pozza Editori


L’autore

Andrés Trapiello è nato a Manzaneda de Torio, in Spagna, nel 1953. Poeta e saggista, è autore di una fortunata biografia di Cervantes, Vite di Miguel de Cervantes. Con il romanzo Gli Amici del Delitto Perfetto ha vinto il Premio Nadal 2003.


20 gennaio 2006