Ian Rankin
Una questione di sangue

“La stazione di polizia era una scatola schiacciata, dirimpetto a una chiesa episcopale. Un cartello sul portone avvisava che dalle nove alle cinque dei giorni feriali il pubblico poteva rivolgersi all’ “incaricato civile” presente in loco, mentre un secondo cartello spiegava che, nonostante le dicerie in senso contrario, la cittadinanza poteva contare su pattugliamenti 24 ore su 24…”.

Sono trascorsi più di dieci anni da quando l’ispettore Rebus, uscito dalla penna dello scozzese Ian Rankin, fece la sua prima timida comparsa in Italia nella collana dei Gialli Mondadori: confinato in edicola, costretto da un titolo (Le due facce dell’uomo lupo) e da una copertina non certo allettanti in pochi si accorsero delle sue potenzialità. Di Rankin si sapeva soltanto che era arrivato alla scrittura dopo aver svolto i lavori più disparati: giornalista musicale, allevatore di maiali, vendemmiatore e “front man” di un complesso punk. Abbastanza per non dimenticarlo, abbastanza per avere la sensazione che di quello scrittore non se ne sarebbero perse le tracce.
Perché, oltre ad una biografia che sembrava costruita a pennello per alimentare il mito di qualsiasi autore “noir”, Rankin dimostrava di avere tutte le carte in regola per uscire da quel ghetto che è molto spesso la letteratura di genere.
Ennesima dimostrazione è questo nuovo Una questione di sangue ambientato come sempre nella sua Edimburgo: “una città come molte altre”, ci ha spiegato in un’intervista, “un luogo di luci ed ombre, ma non credo che le tenebre umane abbiano coordinate geografiche. Certo è innegabile che a Edimburgo il disagio sia senza dubbio più forte: quando ho iniziato a scrivere, negli anni ’80, a Edimburgo c’era la maggiore percentuale di malati di AIDS e di eroinomani in Europa”. Lo stesso disagio che racconta un altro scozzese, Irvine Welsh, anche se con un altro linguaggio.
Rankin si distingue per la sua capacità di non insistere mai troppo su particolari raccapriccianti concentrandosi, invece, sulle atmosfere: alla maniera dei suoi “vecchi” concittadini Robert Louis Stevenson e James Hogg.
E poi la scrittura, una scrittura che ricorda la “smirr” scozzese: non una pioggia vera, ma un’acqua finissima e battente che ti inzuppa fino alle ossa senza neanche darti il tempo di accorgertene.
I suoi libri sono così: ancora adesso che Rankin è diventato un fenomeno editoriale capace di vendere milioni di copie e che James Ellroy lo ha incoronato “re incontrastato del giallo scozzese”.
Anche in Una questione di sangue Rankin ci conduce non solo nei “luoghi oscuri” dell’animo umano, ma anche tra le macerie morali di una società che nelle contraddizioni trova il suo alibi (quasi) perfetto.

Di Gian Paolo Serino

Una questione di sangue di Ian Rankin
Titolo originale: A Question Of Blood
Traduzione di Anna Rusconi
450 pag., Euro 17,60 - Longanesi (La Gaja scienza n. 783)
ISBN: 88-304-2318-1

Le prime righe

« Zero misteri », disse il sergente Siobhan Clarke. « Herdman ha avuto un raptus, tutto qui. »
Sedeva accanto a un letto del Royal Infirmary, ospedale di Edimburgo da poco riaperto nella zona sud della città, nel quartiere di Little France. Il complesso era costato molto e sorgeva in mezzo a un'area verde, ma già fioccavano le prime lamentele dovute alla carenza di spazio interno e di parcheggi esterni. Alla fine Siobhan aveva trovato un posto per la macchina ma, guarda caso, era un privilegio a pagamento.
Era la prima cosa che aveva commentato una volta giunta al capezzale di John Rebus, ricoverato con le mani bendate fino ai polsi. Gli aveva versato dell'acqua tiepida in un bicchierino di plastica, che lui si era goffamente portato alle labbra con le mani a coppa, bevendo con attenzione mentre lei lo fissava.
« Visto? Neanche una goccia di fuori. » Ruvido come sempre.
Ma poi si era fregato da solo, lasciandosi sfuggire il bicchiere mentre tentava di riappoggiarlo sul comodino. Una caduta perfettamente verticale. Siobhan l'aveva afferrato al primo rimbalzo.
«Ottima presa», si era visto costretto a riconoscere a quel punto.
« Tanto era vuoto. »
Da allora Siobhan si era limitata a chiacchierare del più e del meno, evitando domande che in realtà moriva dalla voglia di fargli e aggiornandolo invece sulla carneficina di South Queens-ferry.
Tre morti e un ferito. Una tranquilla cittadina costiera, poco a nord della capitale. Una scuola privata con seicento studenti, dalle elementari al liceo. Seicento meno due.

© 2006 Longanesi & C.


L’autore

Ian Rankin è uno dei più raffinati e originali autori di thriller del nostro tempo. Nato a Cardenden, in Scozia, nel 1960, si è trasferito negli anni dell'università a Edimburgo. Qui sono nati i suoi primi libri, tra i quali Cerchi e croci che aveva come protagonista John Rebus, un poliziotto irascibile, testardo, solitario, dolorosamente umano. Tanto complesso da ispirare un'intera serie di romanzi al suo autore, che nel frattempo svolgeva i lavori più vari tra i quali, sono parole sue, «vendemmiatore, porcaro, esattore, giornalista e musicista punk». Con il passare degli anni quei romanzi sono diventati dei classici, creando un ritratto di Edimburgo e dei suoi abitanti che trascende la semplice ambientazione thriller. Vincitore di numerosi premi letterari, Rankin oggi ha milioni di lettori in tutto il mondo. Tra i libri dell'ispettore Rebus Anime morte, Cerchi e croci, Morte grezza, Dietro la nebbia, Fine partita e Casi sepolti. Una questione di sangue si è aggiudicato l'Edgar Award 2004 come miglior romanzo.


20 gennaio 2006