Il Gruppo dei Dieci
Lo Zar non è morto

Lo Zar non è morto è un perfetto romanzo fascista e – simultaneamente – la perfetta parodia del perfetto romanzo fascista.
Questo che ti presentiamo, cara lettrice, caro lettore, è dunque prima di tutto un romanzo con i fiocchi, di specie rara. Il nostro augurio è: leggi, godi, divertiti.”
Giulio Mozzi


Giulio Mozzi è persona seria, che se si appassiona a un racconto, a un romanzo o all’opera di un autore lo fa sinceramente e non mente ai lettori. Sulla sua competenza in materia poi non c’è neppure da dire nulla. Deve essere anche piuttosto fortunato se, come racconta, per un semplice caso ha ritrovato una copia di questo libro tra i tanti volumi della libreria antiquaria Minerva di Padova. E la passione è scattata immediatamente. Come poteva non accadere trovandosi tra le mani il dimenticato romanzo a 20 mani scritto nel 1929 da autori come Marinetti, Beltramelli, Bontempelli, D’Ambra, De Stefani, Martini, e poi Milanesi, Varaldo, Viola, Zuccoli? Un’opera in anticipo sui tempi in tutti i sensi, un romanzo di fantapolitica che narra cosa sarebbe potuto accadere se lo Zar Nicola II non fosse morto a Ekaterinburg (vero Zar o semplice sosia che ne prende il posto?). Un’opera che precorre di 34 anni, con tutt’altro taglio narrativo e curiosa leggerezza ma con la stessa fantasia politica, La svastica sul sole di Philip K. Dick, in un gioco complesso tra confusione e realtà, messa in luce da continui colpi di scena e la curiosità del “cosa sarebbe successo se”, anzi, nel caso de Lo Zar non è morto, “cosa succederà se”.
Ma per capire l’importanza di queste pagine dobbiamo immaginare, vedere con la mente: uno studio disordinato, con quadri di Depero, Balla, Boccioni, Rosai, Sironi (come l’editore? ma guarda un po’!), Marinetti… eccolo lì, accomodato su una sedia di legno scricchiolante, coi suoi baffi pretenziosi, il farfallino e magari le ghette mentre tra un modellino di aereo e un coloratissimo gilet in puro stile futurista-patchwork, circondato dai celebri manifesti, immagina questa nuova esperienza creativa: il primo romanzo collettivo nella storia della letteratura italiana. Forse un tentativo estremo di tenere in vita una corrente intellettuale ed estetica terminata di fatto nella prima metà degli anni Venti, anche se proseguita ancora a lungo. Niente parole in libertà, ma idee in libertà, fantasia in libertà, frutto dell’immaginazione di ben 10 autori forse non a caso datato 1929, anno della storica mostra Trentatre artisti futuristi, prima di una serie di collettive (ancora il lavoro di gruppo!) destinate a contrastare le scelte artistiche di Margherita Sarfatti espresse nella sua Mostra del Novecento Italiano.
Poco importa poi se le pareti di quello studio sono esistite davvero, se oggetti e opere d’arte erano lì in quel momento e nella posizione in cui li abbiamo immaginati, se Marinetti stava seduto proprio in quel modo. L’importante è aver captato lo spirito di un momento particolare, pur senza dimenticare che Lo Zar non è morto non è certo opera che segua le regole dettate dal Manifesto tecnico della letteratura futurista del 1912. La grandiosità, l’esaltazione politica del fascismo che suona oggi comica, i toni aulici, le velleità insite nel movimento sono però riflessi nel senso ultimo dell’opera stessa: costruire un “super-ultra-stra-mega-romanzo d’avventure”, come lo definisce Mozzi nella sua Introduzione.
Curiosissima poi la parte finale del volume con la prefazione originale di Marinetti che chiarisce, con tono polemico, il senso da lui attribuito a questo esperimento e al gruppo di lavoro collettivo che nei suoi intenti doveva proseguire il suo percorso, ma soprattutto lancia il concorso a premi (1.000 lire per il vincitore) legato al romanzo, un’altra sorpresa nella sorpresa per l’attualità dei termini: “ogni capitolo, in genere, è dovuto alla penna di vari autori: ci sono nel romanzo, tuttavia, alcuni capitoli dovuti ciascuno esclusivamente a uno dei Dieci. I lettori sono invitati ad indicare questi capitoli originali proponendo il nome del rispettivo scrittore e tenendo presente che ogni autore ha assunto la paternità di un solo capitolo in tutto il romanzo”.
Pensavano di aver creato qualcosa di nuovo i Wu Ming ex Luther Blissett e la Babette Factory, e invece…

Di Giulia Mozzato

Lo Zar non è morto. Grande romanzo d'avventure de I Dieci
442 pag., Euro 17,00 - Sironi (Questo e altri mondi)
ISBN: 88-518-0054-5

Le prime righe

I

Dall’Arcodargento alla Grande Muraglia

Nell'incerto chiarore del mattino invernale Alba Rosai guardava, appoggiata al parapetto della nave, la costa avvicinarsi: ravvolta nella sua pelliccia di castoro, la fanciulla era pronta per lo sbarco. Eppure prima di mezzogiorno i passeggieri non avrebbero avuto il permesso di scendere a terra; le formalità burocratiche dei funzionati della Celeste Repubblica sono lunghissime. Una vecchia zitellona australiana che girava il mondo per battere il rècord delle traversate, le si accostò per ripeterle una frase che era divenuta una specie di leit-motiv quotidiano durante il viaggio: «Ma perché non gli avete mandato almeno un radio affinché potesse venire a prendervi all'arrivo?».
Alba scosse il capo davanti a quella ostinazione anglo-sassone e rispose, col tono di chi ha già dato mille volte la stessa spiegazione e la ripete ancora per puro debito di cortesia: «Perché noi italiani amiamo fare delle sorprese. Io ho voluto fargli questa: di venirlo a trovare a Ching-WanTao».
«Ecco, Ching-WanTao è quello» disse l'australiana indicando il porto che cominciava ad essere visibile all'orizzonte. «Io vi ho già approdato cinque volte con piroscafi giapponesi e tre con piroscafi inglesi. Questa è la prima volta che vi giungo con bastimento italiano. Ed è la prima volta che ho trovato il Mar Giallo così calmo».
«Il Mar Giallo è cavaliere: sapeva che io non ho troppa simpatia per le tempeste ed ha voluto farmi fare un viaggio sereno».
«È un'osservazione che ho fatto io, signorina. Quando a bordo c'è una persona molto innamorata le acque la rispettano sempre. Vede, signorina, io molti anni fa ero veramente innamorata: ebbene, quando mi recai a trovare il mio sweet heart che abitava in America, ho avuto un Atlantico che era come un olio. Un Atlantico veramente... pacifico. L'unica mia disgrazia è stata che, quando sono giunta, ho trovato il mio amore preso nelle reti di una chorus girl, e ho dovuto tornare indietro».

© 2005 Alpha Test


Gli autori

Gruppo Letterario dei Dieci, ossia Filippo Tommaso Marinetti, Massimo Bontempelli, Antonio Beltramelli, Lucio D’Ambra, Alessandro De Stefani, Fausto Maria Martini, Guido Milanesi , Alessandro Varaldo, Cesare Viola, Luciano Zuccoli.


13 gennaio 2006