Marc Augé
La madre di Arthur

“Aspetto le ultime notizie come si legge un romanzo d’avventura; ogni giornata si conclude con la formula: continua. Canaglia d’un Nicolas, fratello, mio clone nomade. Faccio fatica a disfarmi della sensazione che mi osservi giorno dopo giorno, che preveda le mie reazioni, quando addirittura non le provochi…”

Antropologo dei mondi contemporanei, Augé ha creato parole entrate non solo nel linguaggio specialistico, ma anche in quello comune per indicare concetti che vagamente ogni essere pensante aveva intuito, ma che non avrebbe saputo sintetizzare in un unico termine: tra questi il più diffuso, e semanticamente forte, è “nonluoghi” che indica situazioni che sono riprodotte nello stesso modo in qualsiasi parte del mondo e che non possono essere perciò collocate in nessuna in particolare (aeroporti, grandi magazzini, catene commerciali, villaggi turistici…), simboli dell’alienazione dei nostri tempi.
Ecco ora, in un romanzo, tracciare pensieri, sentimenti, dubbi, angosce e sogni di un uomo adulto, colto, abitante di una metropoli come Parigi che, interrogandosi e interrogando direttamente il lettore, lo sollecita, lo interpreta, lo rispecchia.
La trama è semplicissima: un uomo, Nicolas, professore universitario, acuto studioso di Rimbaud, di circa cinquant’anni, sparisce all’improvviso, mettendo in ansia la giovane moglie con cui aveva da sempre coltivato una relazione davvero libera fatta di assenze non concordate e di presenze complici. Eppure quell’ultima sparizione era subito apparsa diversa alla donna: quindici giorni erano troppi, il telefono sempre spento e un silenzio sconcertante fomentavano l’ansia. Isabelle, la moglie, chiede perciò aiuto a Jean (colui che nel romanzo narra la storia in prima persona), amico da sempre del marito e suo sodale di sogni e di irrequietezze giovanili.
Come prima cosa Jean interpella la madre di Nicolas, una donna soffocante da cui il figlio era fuggito ben presto ma con cui manteneva pur sempre un legame strettissimo: anche lei non sa nulla, possiede però alcuni indizi che le fanno immaginare una seconda vita del figlio vissuta altrove, e precisamente in Costarica. “La scomparsa, questo silenzio fantastico e provocante, anche se non sempre o completamente cosciente, deriva dunque non dal caso, ma dalla necessità più ardente”, così aveva scritto Nicolas di Rimbaud in un saggio che Jean continua a leggere in quei giorni di ricerche: è da lì che muove la costruzione mentale che spiega e dà senso all’improvvisa assenza dell’amico, interprete inconsapevole (o forse cosciente) del desiderio di fuga (“non fidarti dello spazio e del viaggio”, “non ritornare mai”, “non basta andare lontano per mettere a distanza un mondo di crimini, alienazione e apparenza”) del tormento di chi vorrebbe, non osandolo, andare altrove e cancellare il presente.
Forte è l’invito “a elaborare il lutto del presente, a fare ancora un passo che ti permetterà di tenerlo a distanza a guardarlo con la fredda serenità che fino adesso riservavi ai giorni passati”, ma “la migrazione degli animi forti” non è lecita a tutti, è necessaria una spinta, un modello, ed eccolo trovato in Nicolas di cui Jean si sente in dovere di tutelare l’allontanamento.
Questa romantica costruzione mentale, che profuma ancora di un’adolescenza sempre nascosta in ogni animo adulto, si frantuma brutalmente in un finale (che logicamente non anticipiamo), dolorosamente reale e banale nell’autenticità di una sofferenza quotidiana e antieroica.
Straordinaria bravura di Augé nel descrivere la contemporaneità e i suoi tormenti, senza enfasi, in pochi tratti, attraverso la precisione dei termini e la descrizione dei fantasmi costruiti dall’uomo moderno, come rifugio e fuga da una realtà vagamente e insensatamente insopportabile.

Di Grazia Casagrande

La madre di Arthur di Marc Augé
Titolo originale: La mère d’Arthur
Traduzione di Fernanda Littardi
142 pag., Euro 15,00 – Edizioni Bollati Boringhieri (Varianti)
ISBN: 88-339-1619-7

Le prime righe

I.

I consumi delle famiglie diminuiscono, la Borsa crolla, il dollaro scende e anch'io non mi sento molto bene. Nella città prostrata, quelli che incrocio hanno l'aria di sapere dove vanno e camminano in fretta, ma si muovono meccanicamente, con lo sguardo fisso.
Ho bevuto una birra al banco, dalle parti di Sèvres-Le-Courbe, dando un'occhiata distratta al telegiornale delle venti. Non ero l'unico. Il mio vicino masticava noccioline, ruminavamo insieme. Di tanto in tanto rivolgevamo uno sguardo tetro allo schermo, dove si agitava la Storia. Niente comunque che riuscisse a suscitare in noi un'emozione, né i militari nei quartieri di Baghdad, né le folle urlanti richiamate alla guerra santa da un predicatore col turbante, e neppure i mezzi blindati israeliani o la sonda europea partita per la luna, o il ministro delle Finanze con l'espressione tipica delle giornate nere. Lo sguardo si staccava dallo schermo solo per ritornare ai bicchieri di birra, dove la schiuma era svanita. Al passaggio dei convogli della metropolitana qualcuno si voltava a guardar fuori, come per accertarsi che tutto andasse bene. Solo per poco, poi tornava a rifugiarsi nel torpore del luogo. Verso la fine del notiziario però le file sono state percorse da un brivido; in fondo al banco si sono anche levate una o due esclamazioni: il Paris-Saint Germain finalmente ha vinto una partita. Risvegliati da tale performance, gli avventori si sono dispersi in fretta. Sono rimasto solo al banco, a chiedermi dove sarei potuto andare per cena.
La notte è umida. Alcune luci vacillano nelle profondità dell'asfalto. Comunque risalgo verso Montparnasse. Un uomo sbuca dall'ombra e mi domanda se ho un euro da dargli. Frugo in fondo alle tasche, gli tendo alcune monete e mi rimetto in moto.

© 2005 Bollati Boringhieri editore


L’autore

Mare Augé, professore all’EHESS di Parigi, autore di importanti ricerche culminate nella pubblicazione di Pouvoirs de vie, pouvoirs de mort (Flammarion) e Génie du paganisme (Gallimard), si dedica ormai da molti anni a un'«antropologia dei mondi contemporanei». Tra i titoli pubblicati in Italia: Disneyland e altri nonluoghi, Finzioni di fine secolo seguito da Che cosa succede?, Genio del paganesimo, Diario di guerra, Rovine e macerie. Il senso del tempo.


13 gennaio 2006