PER APPASSIONATI E CURIOSI

Vito Bianchi
Gengis Khan
Il principe dei nomadi

“Millecinquecento chilometri intercorrevano dalla Grande Muraglia fino a oltre l’Altai: e Gengis Khan li dominava. Mille miglia passavano dal Gobi alla Siberia: e Gengis Khan ne era il padrone. La dispersione nomadica s’era fatta compattezza. Dalla molteplicità s’era passati all’unità, dall’anarchia all’armonia: spesso imposta, talora spontanea, comunque essenziale.”

Chi era Gengis Khan? Un nomade, un mongolo che ebbe la capacità di aggregare un gran numero di tribù sparse per le sconfinate distese dell’Asia. Riuscì anche a organizzare le varie e molteplici abilità di questi popoli facendo sì che pastori e cacciatori diventassero una irresistibile potenza bellica.
Con queste straordinarie forze, seppe fondare un impero che si estese dall’Oceano Pacifico fin quasi al Mediterraneo e dalla Siberia all’Himalaya.
I Mongoli così sconvolsero l’Europa cristiana, preceduti dalla loro fama di terribili devastatori. Ma furono anche in grado di insediare a Pechino una dinastia ammirata per il suo splendore e dare avvio a un periodo di pace che permise i grandi incontri di civiltà del Medioevo.
Il volume è corredato anche da cartine che riescono a dare un’idea precisa della grandezza delle imprese di questo condottiero.

Per approfondire questo tema:
La musica di Gengis Khan. Viaggio nella tradizione e la cultura della Mongolia di Giorgio Blasco, edito da Campanotto.
Un sito interamente dedicato alla Mongolia: Mongolia.it

Di Grazia Casagrande

Gengis Khan. Il principe dei nomadi di Vito Bianchi
XIII-317 pag., Euro 19,00 – Edizioni Laterza (I Robinson. Letture)
ISBN: 88-420-7766-6

Le prime righe

PROLOGO Castel del Monte, Mezzogiorno d’Italia: un ottagono imperfetto e sontuoso, isolato al culmine di un rilievo, fra pietra e cielo della Murgia pugliese. In una delle otto torri che ritmano la geometria dell’edificio c’è una sala col soffitto esapartito. Nella penombra che s’addensa verso l’alto, sculture di telamoni accovacciati evocano volti occidentali, un probabile ebreo, un africano riccioluto. Un altro personaggio ha gote larghe e piene, il naso un po’ schiacciato, gli occhi allungati, una peluria men che scarsa sul viso e la capigliatura tirata all’indietro. Lo si direbbe un orientale, un uomo dell’Asia più profonda. Non necessariamente un mongolo.

© Gius. Laterza & Figli


L’autore

Vito Bianchi è professore a contratto di Archeologia all’Università di Bari. Archeologo specialista, si è dedicato ai rapporti culturali e religiosi fra l’Europa, il Mediterraneo e l’Oriente. Collabora dal 1999 con la rivista “Medioevo”.


5 dicembre 2005