PER APPASSIONATI E CURIOSI

Amartya Sen
L'altra India
La tradizione razionalista e scettica alle radice della cultura indiana

“La via dell’argomentazione serve pure a qualcosa. Possiamo cercare di vincere il potere ‘ignoto’ – e silenzioso – del Fato con la parola.”

Oggi l’India è uno dei Paesi in cui più evidenti e forti sono le contraddizioni tra antico e moderno, anzi esiste una specie di esasperazione di entrambi. Una realtà che ha abbracciato la tecnologia più avanzata (è noto come l’India “esporti” informatici negli Stati Uniti e in Inghilterra) stupisce che possa convivere con tradizioni millenarie. Amartya Sen, in questo volume, getta un ponte tra queste due dimensioni del suo Paese dimostrando come la lunga tradizione di eloquenza che ha le radici in secoli lontani abbia influenzato il moderno sviluppo, la storia della letteratura, le scienze empiriche e la matematica. Indica anche come da quelle radici culturali abbia origine la possibile convivenza tra diverse filosofie e religioni. Sen individua tre concetti, razionalità, libertà e voce (intesa come comunicazione e come dissenso) come base da cui si sono sviluppati democrazia e progresso.

Per approfondire questi temi e capire meglio l’India della tradizione:
Un documentario India
Quattro film che raccontano L’India di James Ivory
Per un viaggio virtuale attraverso questo grande Paese Road to India
Per ascoltare un po’ di musica indiana: Made in India. The World of Indian Garden
oppure Sounds of India

Di Grazia Casagrande

L'altra India. La tradizione razionalista e scettica alle radice della cultura indiana di Amartya K. Sen
Titolo originale: The Argumentative Indian
Traduzione di Gianni Rigamonti
387 pag., Euro 19,00 - Mondadori (Saggi)
ISBN: 88-04-54398-1

Le prime righe

Segni diacritici per le parole sanscrite

Dei 49 fonemi della lingua sanscrita la maggior parte si pronuncia come gli analoghi fonemi dell'italiano. Ci soffermeremo quindi solo sulle differenze e su quei fonemi che non hanno un corrispettivo in italiano.
Le vocali semplici a, i, u possono essere brevi o lunghe. Le lunghe (ā, ī, ū) hanno una doppia durata vocalica, che è importante far rilevare dal momento che basta scambiare una lunga con una breve per avere una parola con significato anche radicalmente diverso. Mentre in i, u, ī, ū il timbro vocalico rimane lo stesso e cambia solo la durata, tra a e ā cambia anche il timbro (la a breve ha un timbro scuro e «chiuso», come nell'inglese but, di contro a quello «aperto» di ā).
Altri due suoni «vocalici» sono r e l pronunciati generalmente facendo seguire a r e l una i breve: rgveda si pronuncerà dunque «rigveda»; si tenga però presente che nell'India meridionale la pronuncia corrente è invece «ru», il che spiega perché i dotti missionari che nel Settecento avevano studiato in Tamil Nadu o in Kerala, riferendosi al sanscrito (samskrta), parlavano di lingua «samscrudanica».
e, o, esiti di antichi dittonghi, sono da pronunciarsi sempre chiusi e sono prosodicamente lunghi. Nei dittonghi ai, au la a va pronunciata breve.
m è una breve risonanza nasale che segue una vocale.
h si pronuncia come una breve aspirazione che segue una vocale (nella pronuncia attuale la si fa poi seguire da un'eco della vocale che precede).
Le occlusive aspirate sorde o sonore kh, gh, ecc. si pronunciano facendo seguire a k e g un'aspirazione, rispettivamente sorda o sonora, inclusa nello stesso sforzo articolatorio.
g è sempre gutturale, anche se seguita da e, i (dunque, gītā si pronuncerà «ghita»).
c e j sono sempre palatali, anche se seguiti da a, o (candra = «ciandra», jana = «giana»).

© 2005, Arnoldo Mondatori Editore


L’autore

Amartya Sen, nato nel 1933 a Santiniketan (Bengala), ha insegnato a Calcutta, Cambridge, Dalhi, alla London School of Economics, a Oxford e Harvard. Premio Nobel per l’economia nel 1998, nello stesso anno è divenuto rettore del Trinity College a Cambridge.


5 dicembre 2005