La biografia


Steve Earle
Le rose della colpa

"Niente dura per sempre. Nessun luogo. Nessun tempo. Nessuna abitudine. Nemmeno in un paesino. A noi, quelli che ci vivono, piace pensare di lasciarci dietro una sorta di rituale perpetuo, uno schema che sia d'esempio ai nostri figli e ai figli dei nostri figli, il nostro piccolo tentativo collettivo di ottenere l'immortalità. Vogliamo credere che le nostre tradizioni dureranno, forse perché è la vita in sé a essere così sfuggente. Ma le cose, molto semplicemente, non stanno così. I cicli nel tempo si esauriscono, per poi essere rimpiazzati da altri cicli nuovi e perfezionati. Quasi tutti viviamo vite tra parentesi, esistenze comodamente racchiuse entro i confini di un'era nettamente delineata.”

Tra modernità e tradizione, tra America e “il mondo nuovo” che USA e (ri)getta con la stessa velocità di un ragazzino che fa zapping tra un canale l’altro. Da una parte la generazione di Steve Earle, forse l’ultimo vero cantautore americano veramente contro il sistema, dall’altra una “non-generazione” cresciuta all’ombra di MTV. Quella che descrive Earle, in questa raccolta di racconti, è un’America “dylaniata”: alle parole si sono sostituite le icone, alla musica lo show biz e alle ferite della realtà la fiction dei reality. In queste “short story”, debutto letterario di Earle, c’è tutto il suo mondo: quello che ha visto, vissuto e raccontato tra note sempre stonate. L’America degli ultimi, dei derelitti, dei dimenticati: gli stessi che hanno raccontato anche Steinbeck a Bukowski. Gli stessi uomini alla deriva tra le illusioni di un’America che non ha più tempo per guardarsi indietro e, soprattutto, per guardarsi dentro. Earle - e qui, paradossalmente, sta la sua forza narrativa- racconta storie che nessuno vuole più ascoltare. Quella, ad esempio, su come sia cambiato il mondo della musica. Si intitola “Billy the Kid” e demolisce un mito: “Nashville, l'ultima della grandi città musicali, un posto dove chi scrive canzoni ma non le canta può venire a vendere metà dei suoi diritti d'autore in cambio di uno stipendio fisso e della possibilità, un bel giorno e con un po' di fortuna, di racimolare gruzzoli a sei cifre”.
A questo e a molto altro si è sempre opposto Steve Earle: dalla guerra alla pena di morte. Le sue posizioni sono sempre state estreme: in questi racconti come nel suo album del 2002 Jerusalem. Un album che ha fatto talmente discutere da essere boicottato negli States perché al suo interno conteneva una canzone, John Walker’s Blues, dedicata all’americano passato dalla parte dei talebani in Afghanistan. Una storia, un'altra, che ha diviso l’America. Su due fronti. I perdenti, i milioni di “losers” di perdenti raccontati da Steve Earle, e i vincitori: comodamente seduti a casa, persi, tra un video di MTV e un bombardamento in Iraq.

Di Gian Paolo Serino

Le rose della colpa di Steve Earle
Traduzione di Matteo Colombo
220 pag., Euro 13,00 - Meridiano Zero, 2005 (Primo parallelo n. 16)
ISBN: 88-8237-106-9

le prime pagine
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“Scegliete un mezzo di trasporto qualsiasi, pubblico o privato, di terra, di mare o d’aria. Indipendentemente dalla direzione in cui viaggiate, per uscire da Los Angeles ci vogliono tre ore. Sì, lo so che dalle parti di Northridge e Tarzana c’è un sacco di gente che parte avvantaggiata per Grapevine, ma che diamine, per quelli di noi che stanno in trincea, i losangelini veri, posti come quelli sono solo nomi catarifrangenti su grandi cartelli versi che paiono sospesi nell’aria lungo la Freeway 101. Sì, sì, conosco benissimo i bravi cittadini di Encino e Toluka Lake che blaterano sempre di quant’è comodo e accogliente l’aeroportino di Burbank, ma parliamoci chiaro: quella è gente che non va da nessuna parte comunque…”

© 2005 Meridiano Zero editore

biografia dell'autore
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Steve Earle, tra i maggiori esponenti del folk-rock americano, è nato in Virginia nel 1955. Dopo vari problemi di droga, culminati nell’arresto agli inizi degli anni Novanta, Earle è tornato alla ribalta nel 1995 con l’album Train A Comin’. Nella sua musica ha sempre espresso una critica decisa al sistema americano, e si è impegnato in prima persona nelle battaglie politiche contro la guerra e contro la pena di morte. Il suo ultimo disco The Revolution Starts… Now ha vinto il Grammy Award 2005 per il miglior album di folk contemporaneo. Le rose della colpa è il suo primo libro.




25 novembre 2005