Gaia Servadio
E i morti non sanno

“Le ho viste, queste multinazionali al contrattacco, e non risparmiano niente e nessuno.”
“In che senso?”
“Nel senso che a volte ci sono stati troppi suicidi, incidenti automobilistici, collassi, morti sospette tra la concorrenza. E io credo a tutte queste dicerie.”


Ci sono gli ingredienti dei migliori gialli old-fashioned nel romanzo E i morti non sanno di Gaia Servadio (e usiamo la parola inglese non come concessione ad una moda, ma perché la scrittrice vive in Inghilterra): un enigma da risolvere, degli assassinii eseguiti con molta eleganza e niente affatto cruenti, un testamento segreto molto conteso, un destinatario a sorpresa del suddetto testamento, uno spostamento di scena da Israele all’Inghilterra e alla Svizzera, un falso funerale e un viso che riappare tra la folla (ricordate Il terzo uomo di Graham Greene?). Anche qui, come in Graham Greene, al centro dei crimini c’è un prodotto farmaceutico, ma è interamente diversa la maniera in cui questo spunto è usato. Aaron Goldberg ha scoperto la formula di un medicinale che può curare l’Aids, è un prodotto dal costo bassissimo - e, dicendo questo, comprendiamo subito perché il suo FZ non riesca a superare i test per essere immesso sul mercato. Le case farmaceutiche che producono vaccini contro l’Aids, i laboratori che hanno speso e spendono cifre strabilianti per la ricerca di un farmaco anti-Aids, sarebbero spazzati via dal mercato con l’arrivo dell’FZ. Tanto più che Aaron Goldberg (Lord Goldberg in Inghilterra, anche se ormai vive in Israele) vuole che la sua scoperta arrivi ai malati, l’ha già distribuita gratuitamente sottobanco, e potrebbe venire arrestato per questo. Questo il nocciolo della trama gialla; al centro, protagonista involontaria e inconsapevole, nonché narratrice, Cecilia, che arriva da Londra a Gerusalemme per il funerale di Aaron, di cui lei è stata l’amante restando poi sua amica. Ancora, come vuole la tradizione del giallo, attenzione alle presenze al cimitero: sono parecchi quelli che sono venuti a piangere la morte improvvisa (pare per attacco cardiaco) di Aaron, tra ex-mogli (due), la vedova, il socio, il direttore dell’istituto di ricerca nonché vincitore del Nobel per la fisica, colleghi di case farmaceutiche (rivali). E alle non-presenze: mancano – vistosamente - la madre, il fratello e la sorella di Aaron Goldberg. Cecilia è un personaggio quanto mai accattivante, fa la regista e al momento sta curando una doppia rappresentazione di “Otello”, è vivace, brillante, ha senso dell’humour, è estremamente vitale, con la sua capacità di godere di amori di passaggio mantenendo la sua indipendenza. Il testo dell’Ecclesiaste che inizia con le parole “E i morti non sanno nulla” e i versi dell’Otello (quelli della tragedia di Shakespeare e quelli della grandiosa opera verdiana) servono da colonna sonora al romanzo, infiltrando un messaggio più profondo sulla natura del Male nella figura di Iago, sull’inganno delle parole (come Otello, anche Cecilia presta ascolto troppo facilmente alle parole altrui), sulla fuggevolezza della vita (“perché i vivi sanno che morranno”, come dice la citazione completata solo in ultima pagina), o sul grigiore di vivere come da morti. E la pioggia cade costante, a Gerusalemme, a Londra, a Zurigo. Ritmo serrato, trama attuale, dialoghi veloci, belli gli squarci di storie famigliari del mondo ebraico.

Di Marilia Piccone

E i morti non sanno di Gaia Servadio
202 pag., Euro 13,50 - Flaccovio Dario
ISBN: 88-7758-633-8

Le prime righe

Per fortuna all’ultimo moneto mi ero ricordata di mettere in valigia il mio cappello di feltro grigio che ora mi sgocciolava a raggiera sul bavero del cappotto. Da quando ero scesa dall’aereo e avevo preso un taxi, una sgradevole e inaspettata pioggia aveva chiuso le mura di Gerusalemme in un campo visuale omogeneo, scolorando ulivi e cipressi e mescolando i campanili con i minareti, la casbah con i brutti nuovi quartieri di cemento. Ma le mura no, le mura rimanevano dorate, anzi d’oro.
Gerusalemme mi fece paura, era la paura sulle facce dei passanti, dei commercianti rintanati dentro le botteghe, persino all’aeroporto avevo visto quella paura.

© 2005 Flaccovio Editore


L’autrice

Gaia Servadio ha tre figli e vive a Londra. Ha esordito nel giornalismo e in seguito ha pubblicato diversi romanzi, Tanto gentile e tanto onesta; Don Giovanni/L'azione consiste; Il lamento d'Arianna; alcuni libri di saggistica, una biografia di Luchino Visconti e La donna nel Rinascimento. Ha lavorato in documentari per la RAI e per la BBC. Ha tenuto conferenze nelle più prestigiose università inglesi, tra le quali Cambridge e Oxford.


18 novembre 2005