Laurell K. Hamilton
Il ballo della morte

“C’erano tre categorie di persone alla festa di Catherine: quelle vive, quelle morte e quelle che di tanto in tanto diventavano pelose. Sei su otto erano umane, sulle altre due, me inclusa, non avrei saputo dire”.

Il “fenomeno Hamilton” è sbarcato anche da noi! L’autrice è arrivata in Italia qualche giorno fa e alle Messaggerie Musicali di Milano, dove ha incontrato i lettori per firmare le copie dei suoi romanzi, il successo è stato straordinario, se calcoliamo le tre ore necessarie per smaltire la lunghissima e paziente fila di persone in attesa di stringerle la mano e/o di avere una copia autografata. E addirittura alcuni di essi arrivavano dall’estero, per approfittare di questo primo tour della scrittrice fuori dagli Stati Uniti.
Quale sarà il segreto del crescente successo dei suoi romanzi? Sicuramente il riuscito personaggio di Anita Blake, cacciatrice di vampiri e “risvegliatrice di morti”, nata dalla penna di una giovanissima donna in un momento, come la stessa Hamilton dice, “di solitudine e di alienazione” personale. La prima storia è rimasta nel cassetto qualche anno, finché è arrivato il momento giusto per pubblicare un romanzo horror “femminista”. Infatti il personaggio di Anita Blake nasce anche un po’ come reazione rispetto la letteratura di genere tradizionale, non solo horror ma anche gialla: le detective donna (già poche in partenza) non hanno mai la possibilità di comportarsi come invece fanno gli uomini, non imprecano, non fanno sesso o se lo fanno è in modo sempre piuttosto defilato, non sono al centro dell’azione, non uccidono in modo eclatante come i colleghi maschi che possono commettere assassini a tutto spiano, fare sesso continuamente, imprecare come marinai… La reazione della Hamilton a questa differenza di impostazione dei personaggi femminili è stata cercare una compensazione più realistica; da questo lavoro è nata la nostra Anita Blake. Il suo mondo non è dei più facili in equilibrio tra lupi mannari, che in questo romanzo vedono una feroce lotta per la supremazia nel branco di St. Louis, vampiri potentissimi, ma talvolta malati e anche assassinati, amici e nemici dei quali è difficile stabilire un’identità certa e di cui non fidarsi mai sino in fondo.
Cresciuta con l’amatissima nonna, senza nessuna figura maschile in casa, Laurell K. Hamilton ha imparato presto che il suo compito era sopperire alle carenze fisiche dell’anziana parente: sollevare pesi, ad esempio, e fare tutti i lavori che altrimenti avrebbe fatto un fratello o un padre, se ci fossero stati. “Mia nonna mi ha abituata a pensare di non avere nessun limite – ci ha raccontato - di poter fare qualsiasi cosa e non ci fosse nulla di fronte a cui mi sarei dovuta fermare per il fatto di esser una ragazza”. Un insegnamento che ha trasferito, divertendosi, alla sua protagonista.
Negli Stati Uniti sono già stati pubblicati 13 romanzi di questa fortunata serie, che presto vedrà anche una trasposizione cinematografica e la scrittrice afferma di avere ancora 15 trame nel cassetto su di lei. Dunque i lettori italiani avranno ancora tantissime occasioni di incontrare Anita!

Di Giulia Mozzato

Il ballo della morte di Laurell K. Hamilton
Titolo originale: Killing Dance
Traduzione di Alessandro Zabini
459 pag., Euro 18,60 - Nord (Narrativa Nord n. 230)
ISBN: 88-429-1408-8

Le prime righe

Il più bel cadavere che avessi mai visto sedeva di fronte alla mia scrivania, con una giacca di velluto nero che faceva risaltare i pizzi della camicia bianca, brillante alla luce della lampada. Ero alle spalle di Jean-Claude, con la schiena al muro e le braccia incrociate, in modo da tenere la mano destra confortevolmente vicina alla Browning Hi-Power nella fondina ascellare. Non avevo nessuna intenzione di sparare a Jean-Claude. Quello che mi preoccupava era l'altro vampiro.
La stanza era illuminata soltanto dalla lampada sulla scrivania, perché il vampiro che aveva detto di chiamarsi Sabin mi aveva chiesto di spegnere il lampadario. Stava in piedi nell'ombra accanto alla parete opposta, completamente avvolto in un mantello nero col cappuccio. Non avevo mai visto un vampiro autentico vestirsi così. Sembrava uscito da un vecchio film con Vincent Price.
L'ultimo componente del nostro allegro gruppetto era Dominic Dumare, che occupava una delle sedie riservate ai clienti. Era un tipo alto e magro, ma tutt'altro che debole. Aveva le mani forti e grandi, gliene sarebbe bastata una per coprirmi tutto il volto. Se non fosse stato per il diamante sul fermacravatta, il completo nero che indossava lo avrebbe fatto sembrare un cameriere. Il viso, dall'ossatura robusta, era orlato da una barba sottile.

© 2005 Casa Editrice Nord


L’autrice

Laurell K. Hamilton è nata a Heber Springs (Arkansas), ma è cresciuta a Sims (Indiana), un villaggio di non più di cento abitanti. Attualmente vive nella St. Louis County (Missouri) con il marito, la figlia, tre cani e un numero imprecisato di pesci. Chi la conosce bene afferma che ci sono alcune affinità, soprattutto nelle passioni e nelle antipatie, tra Laurell e il personaggio della «cacciatrice di vampiri» Anita Blake, protagonista della serie di romanzi pubblicati in Italia dalla Nord e apparsi in tutto il mondo con grande successo, come testimoniano il frequentatissimo sito ufficiale dell'autrice (www.laurellkhamilton.org) nonché gli innumerevoli siti dedicati a lei e ad Anita, in cui si è sviluppata una vera e propria comunità di fan, denominata Amtaverse, cioè l'«universo di Anita». In Café letterario puoi leggere le recensioni di Nodo di sangue e de Il Circo dei Dannati.


18 novembre 2005