J. M. Coetzee
Il maestro di Pietroburgo

“Da quando ha avuto la notizia della morte di suo figlio, qualcosa ha preso a declinare nella sua vita, qualcosa che potrebbe essere la risolutezza. Sono io quello che è morto, pensa; oppure, meglio, sono morto ma la mia morte non è arrivata. Ha la sensazione di possedere un corpo forte, resistente, che non cederà volontariamente.”

Inizia con una data, il romanzo Il maestro di Pietroburgo (già pubblicato dall’editore Donzelli nel 1994 e una seconda volta nel 2003) dello scrittore sudafricano J.M. Coetzee, vincitore del premio Nobel 2003: “Ottobre 1869”. E la frase seguente ci trasporta immediatamente nel luogo della vicenda, insieme al calesse che si arresta davanti a un palazzo residenziale, a Pietroburgo (affascinante una città che ha cambiato così tante volte il nome come fosse un vestito, riflettendo la storia: fondata dallo zar Pietro nel 1703 come San Pietroburgo, diventata semplicemente Pietroburgo nella seconda metà del XVIII secolo, e poi Pietrogrado dal 1914 al 1924, quando divenne Leningrado, per tornare ad essere San Pietroburgo nel 1991). L’uomo che scende dalla vettura è Fëdor Dostojevskji, arrivato da Dresda per sapere qualcosa di più sulla morte improvvisa del figliastro Pavel. È un episodio vero della vita del famoso scrittore russo e il romanzo di Coetzee è un tour de force in cui l’autore si cala nei panni dello scrittore ottocentesco per raccontarci una storia di dolore e di tentazione, di amore e di idee rivoluzionarie, di tradimenti e di morte, in uno stile che ricalca quello di Dostojevskji, ne riprende la tematica di bene e di male, gioca di allusioni - chiare o celate - con i lavori del maestro, simula stralci di opere scritte sull’impulso del momento. Ci sono tutti gli elementi Dostojevskiani in questa analisi dei rapporti tra padri e figli, eterni nemici nella ribellione eterna dei figli contro quello che i padri rappresentano, nel legame violentemente sessuale che unisce lo scrittore alla donna che gli affitta la stanza che già il suo figliastro aveva occupato, nell’affetto per la moglie giovane, immagine di purezza e innocenza, che lo aspetta a Dresda, nell’attrazione morbosa che il Dostojevskji di mezza età prova per la ragazzina figlia della padrona di casa. C’è ancora dell’altro in questo breve romanzo che condensa tanti temi in maniera sapiente, perché la guerra tra padri e figli nasconde anche la rivalità per l’amore della madre o di colei che ne prende il posto, e lo scrittore non è immune dalla tentazione verso la rivoluzione, rappresentata nel libro dall’ambiguo Necaev, lo studente che agisce per la “Giustizia del Popolo”. Ma non si tratta poi della “Vendetta del Popolo”, piuttosto che della “Giustizia”? E dov’è Dio in questa Russia dove le bambine si offrono per strada per due soldi? Come nel suo famoso romanzo Il Giocatore, lo scrittore sfida Dio a parlare, ma “solo quando tace, Dio parla. Quando sembra che parli, Dio non parla”. L’inquietudine religiosa si mescola all’inquietudine politica e sociale, alla nostalgia dell’esule forzato che vorrebbe tornare a vivere in Russia, ascoltare le voci della Russia, “per tenere tutto dentro di sé, la Russia, Pavel, la morte”. Dietro a tutte queste passioni aggrovigliate, la ricerca della verità sulla fine di Pavel. hanno detto che si è suicidato, o è stato Necaev ad ucciderlo? o la polizia? C’è una cosa che Dostojevskji ha ben chiara, prima di ripartire per Dresda: di lui come scrittore si dice che riceva un sacco di soldi per i suoi libri. Quello che non si sa - e non si dice - è che lui deve dare la sua anima in cambio.

Di Marilia Piccone

Il maestro di Pietroburgo di J. M. Coetzee
Titolo originale: The Master of Petersburg
Traduzione di Maria Baiocchi
215 pag., Euro 10,50 - Einaudi
ISBN 88-06-17212-3

Le prime righe

Ottobre 1869. Un calesse scende lentamente lungo le vie del quartiere del mercato agricolo di Pietroburgo. Si arresta davanti a un grosso palazzone residenziale. Il passeggero guarda l’edificio, perplesso. –E’ sicuro che sia proprio qui?
- Via Secnoj numero 63. Così mi ha detto.
- Il passeggero scende. E’ un uomo di mezza età, con la barba, curvo. Ha la fronte alta e le sopracciglia fitte che gli danno un’aria assorta. Porta un vestito scuro dal taglio un po’ fuori moda.
-Mi aspetti qui- dice al cocchiere.
Dietro alle facciate scrostate e danneggiate, le case più vecchie del quartiere del mercato conservano qualcosa dell’eleganza di un tempo, anche se molte ormai sono adibite ad alloggio per impiegati, studenti e operai. Fra l’una e l’altra, a volte addossate alle loro mura, sono sorte baracche di legno di due o anche tre piani, vespai di stanzette e di cubicoli, abitazione dei più derelitti.

© 2005 Einaudi


L’autore

J. M. Coetzee, vincitore nel 2003 del Premio Nobel per la Letteratura e del Premio Internazionale Grinzane Cavour, è uno dei più importanti narratori sudafricani. Tra i suoi libri: Vergogna, Elisabeth Costello, Aspettando i barbari, La vita e il tempo di Michael K., Infanzia, Gioventú, Terre al crepuscolo, Nel cuore del paese, Foe e La vita degli animali


11 novembre 2005