Valerie Martin
Proprietà

“Mio padre era severo e giusto…Non voleva sorveglianti e tenne lo stesso negriero per quindici anni. Usava la frusta con parsimonia e non si allontanava nel momento in cui il negriero infliggeva la pena: considerava sbagliato che un padrone alzasse la frusta di persona, perché ciò lo avrebbe degradato agli occhi degli astanti.”

Inizia con una donna che guarda con un cannocchiale una scena di subdola violenza, il romanzo Proprietà della scrittrice americana Valerie Martin, ed il significato del libro è già qui, in questa prima pagina, in chi osserva la violenza senza opporvisi e chi la esercita con sadismo.
Siamo nella Louisiana del 1828, la donna è Manon Gaudet, moglie infelice del padrone di una piantagione di canna da zucchero ed è attraverso le pagine del suo diario che noi leggiamo la vicenda, il prima e il dopo di un’insurrezione di schiavi nella piantagione. La scena che Manon osserva con il cannocchiale è uno dei divertimenti del marito: obbliga dei ragazzi neri a fare un gioco a corpo nudo, chi rivelerà la sua eccitazione sarà frustato. Doppio godimento per Mr. Gaudet, da voyeur e da carnefice. Manon Gaudet è una donna fredda e frigida, ma nei suoi ricordi del passato ci rivela anche il perché della sua natura. Una grande ammirazione per il padre, considerato un padrone di schiavi illuminato, e morto quando lei era una ragazzina; il matrimonio dettato da motivazioni economiche; la brutalità scioccante della prima notte di nozze e poi l’abitudine del marito- comune a tutti i padroni bianchi- di “usare” le donne di colore per il suo piacere. Gaudet non soltanto se la spassava con Sarah, la cameriera creola della moglie, ma aveva avuto da lei anche un figlio, un povero infelice con i capelli rossi del padre, un ragazzino idiota che sembra incarnare la maledizione della schiavitù.
Sono queste due donne, Manon e Sarah, i due personaggi principali del romanzo, due bellezze diverse, un carattere forte entrambe. Se Gaudet rappresenta il male esplicito, Manon non è migliore del marito. Neppure lei ha il minimo dubbio che i negri siano una proprietà da gestire come “cose”: un negro si acquista, si vende, si eredita, gli si dà una lezione se ha cercato di fuggire, i bambini vengono tolti alle madri per essere venduti appena svezzati - sono tutte verità accettate come la norma. Quando Manon osserva il marito che si diverte con i ragazzini neri, il suo disprezzo è tutto per lui, ingloba tutto il suo comportamento, non la sfiora neppure il pensiero che la colpa sia nel trattare degli esseri umani come oggetti. Da Sarah non sentiamo quasi neppure una parola fino alla fine - di lei ci colpisce il portamento altero, l’orgoglio che la fa piegare ai desideri del padrone mantenendo la sua dignità che si esprime in un odio muto, vigile in attesa di una vendetta. È un cenno del capo di Sarah che consegna Gaudet in mano ai neri ribelli: sarà sgozzato, ed è Sarah che balza sul cavallo lasciando Manon a due passi dalla morte. Fuggono entrambe da quella scena di sangue, Sarah fugge dai bianchi, Manon dai neri; Sarah verrà ripresa, a Manon resterà un braccio inservibile. Il desiderio di vendetta passa da una all’altra: Sarah voleva rifarsi sul padrone e Manon non lascerà che Sarah viva libera al Nord. Ma è nella menomazione di Manon e nelle ultime parole di Sarah che è contenuto il futuro del Sud: “Quando arrivi nel Nord ti invitano in sala da pranzo e ti fanno sedere a tavola. Poi ti offrono una tazza di tè e ti domandano se ci vuoi il latte e lo zucchero”. E, nel commento di Manon che immagina la scena trovandola ridicola, c’è anche la cecità dei padroni bianchi.

Di Marilia Piccone

Proprietà di Valerie Martin
Titolo originale: Property
Traduzione di Giancarlo Calza
219 pag., Euro 12,00 - Ponte alle Grazie (Romanzi)
ISBN: 88-7928-718-4

Le prime righe

È sempre così. Lo guardavo con il cannocchiale per capire quale gioco avrebbe scelto. Stavolta erano in cinque. In genere li fa radunare in riva al fiume; sono nervosi. Se non l’hanno già fatto, di certo ne hanno sentito parlare. Dapprima legge loro un brano della Bibbia. Non ho bisogno di sentirlo per sapere qual è. Poi devono spogliarsi: è presto fatto, perché indossano soltanto i calzoni di lino. Uno dopo l’altro devono afferrare la fune, lanciarsi vero l’acqua e caderci dentro. Fa un caldo insopportabile e l’acqua fresca è un sollievo, così fan buon viso a cattiva sorte. Quando sono in acqua li esorta a gridare e a colpirsi a vicenda. Poi devono uscire e ricominciare daccapo, stavolta però devono tenersi in due alla fune, e ciò significa che uno deve stringersi all’altro. Erano arrivati a questo punto quando cominciai a guardare.
C’erano due ragazzi: il primo teneva la fune, l’altro gli si aggrappava alla schiena. Scivolavano e la cosa li faceva ridere. La loro pelle riluceva alla luce del sole e il sudore evaporava via come dai fianchi di un cavallo dopo una lunga corsa.

© 2005 Ponte alle Grazie


L’autrice

Valerie Martin è nata a New Orleans. Ha vissuto tre anni in Italia e ora risiede nello Stato di New York. È autrice di due volumi di racconti e di sei romanzi, tra cui Mary Reilly. Con Proprietà ha vinto l’edizione 2003 dell’Orange Prize for Fiction, assegnato ogni anno al miglior romanzo opera di una scrittrice.


4 novembre 2005