Luisito Bianchi
Come un atomo sulla bilancia

“Ma qual è questo volto di chiesa che i miei amici, nella loro evangelizzazione, mi richiedono? Ecco, è molto semplice: quello di una comunità che non ha nessun potere, di nessuna sorta, che non possiede né oro né argento ma che da gratuitamente quello che gratuitamente ha ricevuto: la fede, la speranza e la carità.”

Non so se questo libro possa risultare anacronistico dopo trentatré anni dalla sua prima pubblicazione. Certamente susciterà un certo sentimento di nostalgia anche in chi non ne avrebbe motivo in quanto non ancora nato all’epoca dei fatti narrati tra gli anni Sessanta e Settanta. È la storia di don Luisito Bianchi, prete che decise di entrare in fabbrica, di farsi operaio. Per la precisione turnista addetto alla lavorazione del titanio presso la Montecatini di Spinetta Marengo, in provincia di Alessandria.
Don Luisito Bianchi sceglie la fabbrica per capire sul campo i problemi del lavoro, dell’evangelizzazione dell’operaio, dell’uomo nel secolo. Il libro, che per forma assomiglia molto a un diario, apre in maniera scrupolosa al binomio Chiesa – uomo, raccontando la fatica con cui l’uomo moderno riesce a considerare la Chiesa come la sua casa. Siamo nell’era industriale, del capitalismo, del povero che sarà beato perché di esso è il regno dei cieli ma che nel suo presente si riempie gli occhi, lo stomaco e la schiena delle disuguaglianze di classe. Ho detto scrupolosa per la singolarità del punto di vista, quella di un religioso, che con esempio evangelico si mescola agli uomini. Non esita a stringere al muro la Riforma ecclesiastica, il Concilio Vaticano II, evidenziando gli errori della Casa di Pietro, il suo anacronismo. Il prete sembra essere un cane con la catena troppo corta, per cui fatica ad allontanarsi dalla sua cuccia. Ma allo stesso modo prendendosi a cuore la situazione dell’operaio, della sua alienazione, osserva con occhio clinico i limiti degli organismi sindacali, facili al compromesso e quindi sempre più vicini ai difetti di una struttura partitica. La nostalgia menzionata all’inizio è quella dello spirito di corpo che univa la classe operaia, forse è l’invidia del settore terziario che per costituzione ha conosciuto sempre posizioni intermedie, per natura solitarie.
Don Luisito Bianchi è un prete operaio “senza trattino”, perché fatica, tolto l’ago della bilancia, a trovare una stabilità per le due condizioni. E questa incertezza sulla natura del religioso nell’epoca moderna – può sposarsi? avere una famiglia? deve rinunciare ai beni materiali? – inesorabilmente continua anche oggi dopo 30 anni.

Di Francesco Marchetti

Come un atomo sulla bilancia. Storia di tre anni di fabbrica di Luisito Bianchi
282 pag., Euro 14,50 - Sironi (Indicativo presente n. 30)
ISBN: 88-518-0057-X

Le prime righe

II giorno delle scoperte

Era il giorno di sant'Agata del '68. C'è un detto dalle mie parti che misura il tempo su questo giorno: per santa Agàta è un'ora suonata. La santa da sdrucciola diventa piana per esigenze di rima e non perché, dalle mie parti, si trattino i santi con colpevole leggerezza; né c'è da meravigliarsi se si pensa alla sovrana libertà che godono i proverbi contadini, e non solo sui padroni. L'ora suonata vuoi dire che la luce del giorno s'è allungata di più di un'ora nei confronti delle rabbuiate giornate invernali, soffocate dalla neve, dalla nebbia e dalla galaverna. E anche qui non c'è motivo di meraviglia. Le stagioni fanno il loro corso e, dopo l'inverno, viene la primavera. In una chiesa della mia città c'è un grande affresco in cui la santa offre, esultante, le sue mammelle alle appuntite tenaglie del carnefice. Da quattro secoli mammelle e tenaglie sono lì, immobili, senza che sia successo niente, nemmeno la caduta di una goccia di sangue. Così nessuno più si meraviglia di quello che è accaduto alla santa e il cinque febbraio passa come è passato il quattro e come, con ogni probabilità, passerà il sei. Ma per me fu il giorno delle meraviglie. Per la prima volta in vita mia, indossavo la tuta e, con gli stessi sentimenti, più o meno, dell'aspirante monaco cui impongono lo scapolare dopo avergli rapato la testa, entravo nel grande reparto. Avevo l'impressione di essere piuttosto goffo e che tutti mi guardassero scoprendo, alla prima occhiata, la mia familiarità con la carta stampata cui s'aggiungeva quell'indefinibile misurazione di gesti che ti fa dire: To', sembra un prete. Adesso ci rido sopra a quell'impressione che mi portava, confusamente, in gola gli stessi sentimenti che dovettero circondare padre Adamo quando cercò una foglia di fico; ma allora chi poteva immaginarsi che, per i miei compagni di lavoro, anche solo il pensiero di un prete in tuta (la tuta del magazzino, si capisce, non quella che si può mettere per una visita ufficiale, magari con tanto di elmetto in testa, secondo le buone norme dell’antinfortunistica) era più lontano di quello che terra e luna potessero darsi la mano e danzare il valzer negli spazi siderali?

© 2005 Alpha Test


L’autore

Luisito Bianchi è nato a Vescovato, in provincia di Cremona, nel 1927 ed è sacerdote dal 1950. È stato insegnante e traduttore ma anche operaio, benzinaio e inserviente d’ospedale. Attualmente svolge funzione di cappellano presso il monastero benedettino di Viboldone (Milano). Nel corso degli anni ha pubblicato: Salariati, Gratuità tra cronaca e storia, Dittico vescovatino, Sfilacciature di fabbrica, Simon mago. Negli ultimi anni sono stati editi Dialogo sulla gratuità (Gribaudi) e Monologo partigiano (Il Poligrafo). Sironi ha pubblicato il suo grande romanzo sulla Resistenza, assai elogiato dalla critica e apprezzato dal pubblico, La messa dell’uomo disarmato.


4 novembre 2005