Daniel Pennac
La lunga notte del dottor Galvan

“Insomma, mentre ognuno buttava lì la sua diagnosi definitiva, in quella folle notte il paziente continuava a moltiplicare i sintomi. Come se fosse indeciso tra tutte le morti possibili.”

Un lungo monologo, tutto in flash back, chiaramente rivolto alla rappresentazione teatrale. Protagonista è un medico, o meglio un uomo che vent’anni prima lo era, che racconta una sua movimentata notte in pronto soccorso e lo straordinario caso di un paziente, caso che gli ha cambiato la vita. L’elemento dominante di tutta la surreale vicenda è il “biglietto da visita”: è solo in funzione di quello che il giovane medico non desidera specializzarsi un una particolare disciplina, è solo per vedere un giorno il suo nome (preceduto da un essenziale “Professor”) stampato su quel magico cartoncino, sotto il quale apparirà la qualifica “Medicina interna”, che il giovane Gérard Galvan affronta sacrifici inauditi e fatiche inenarrabili. Complice di quella ossessione e sostenitrice dell’ambizione di Gérard è la fidanzata Françoise che passa il tempo a cercare la migliore grafia, gli effetti visivi più suggestivi per quell’agognato biglietto. Ugualmente tutti i colleghi dell’ospedale vengono presentati al lettore attraverso il loro biglietto da visita e a ogni tipologia grafica corrisponde inevitabilmente una personalità diversa.
La mancanza di vocazione alla “missione” di medico di Gérard si vanifica una notte nel pronto soccorso dell’ospedale: proprio nel momento in cui il nostro medico sta per prendersi una pausa, un uomo crolla a terra, apparentemente morente.
Prima un terribile blocco intestinale, e un ventre gonfio come un pallone, poi un’impossibilità a urinare che sembra fargli scoppiare la vescica: entrambe le patologie si risolvono spontaneamente mentre gli specialisti accorrono.
Ecco che il malato non respira più: e arriva lo pneumologo.
Eccolo coperto da un micidiale eczema: di corsa un dermatologo.
Contrazioni muscolari ossessive?: lo specialista è già disponibile.
Dopo aver superato spontaneamente innumerevoli patologie mortifere, il paziente cade in una specie di coma e ad assisterlo e a vegliarlo è il nostro Galvan che per la prima volta quella notte si sente davvero un medico e riesce a non pensare al suo biglietto da visita, ma alla vita del suo plurisintomatico “caso clinico”.
La mattina successiva, prima di una lezione universitaria che avrebbe dovuto vedere proprio quel paziente, circondato da innumerevoli specialisti, sottoposto a un pubblico consulto… il malato non c’è più.
Uno scoppiettante gioco letterario, divertentissimo per il lettore, ma anche pieno di allusioni alla superficialità imperante e al peso esasperato che diamo a ciò che ci qualifica giudicandolo ben più importante di ciò che siamo. Pennac è davvero un maestro nel castigare ridendo mores, mezzo che si rivela più efficace di tanti noiosi sermoni.
“Leggerezza come valore”, disse Calvino nelle sue Lezioni americane: proprio per questo è davvero riuscita la decisione di porre come conclusione al volumetto, dopo una breve postfazione di Giorgio Gallione del Teatro dell’Archivolto, dei brani tratti da Il malato immaginario e da La gelosia del Barbouillé di Molière, vero grande maestro nell’arte di rappresentare con leggerezza vizi e debolezze umane.

Di Grazia Casagrande

La lunga notte del dottor Galvan di Daniel Pennac
Titolo originale: Ancien malade des Hôpitaux de Paris
Traduzione di Yasmina Mélaouah
77 pag., Euro 6,50 – Feltrinelli (Super universale economica)
ISBN: 88-07-84058-8

Le prime righe

1.

"Sono vent'anni oggi, signore. Quasi un anniversario. Così viene voglia di raccontarlo a qualcuno... Ha un momento? Le dovrebbe interessare, visto che
mi hanno detto che fa lo scrittore."
«…»
"No? Sì? Ma comunque fa lo stesso, lei o un altro... Un caffè?"
"Come dicevo, era esattamente vent'anni fa. Ero di guardia al pronto soccorso della clinica universitaria Postel-Couperin. Era domenica ed eravamo nel pieno della classica frenesia notturna: incidenti domestici, infezioni eruttive, suicidi abortiti, aborti mancati, sbronze comatose, infarti, attacchi epilettici, embolie polmonari, coliche nefritiche, bambini bollenti come pentole, automobilisti in polpette, spacciatori fatti a colabrodo, barboni in cerca di alloggio, donne picchiate e mariti pentiti, adolescenti fumati, adolescenti catatonici... Insomma, la tipica domenica notte al pronto soccorso, e per giunta con la luna piena.

© 2005 Giangiacomo Feltrinelli Editore


L’autore

Daniel Pennac, professore di francese in un liceo parigino, è autore della serie di romanzi di straordinario successo centrati sulla figura di Benjamin Malaussène, di professione capro espiatorio, e della sua colorita famiglia, tutti editi da Feltrinelli tra il 1991 e il 1999: II paradiso degli orchi, La fata carabina, La prosivendola, Signor Malaussène e La passione secondo Thérèse, oltre a Ultime notizie dalla famiglia; e sempre per Feltrinelli del saggio sulla lettura Come un romanzo (1993), del romanzo Signori bambini, della storia a fumetti Gli esuberati, con disegni di Jacques Tardi (2000), del romanzo Ecco la storia e della pièce Grazie. Pennac ha vinto il Premio internazionale Grinzane Cavour "Una vita per la letteratura" nel 2002.


4 novembre 2005