David Grossman
Il miele del leone
Il mito di Sansone

“Ecco, tre persone. Una coppia espropriata del figlio prima ancora che questi nascesse; un figlio nato orfano. Com’è difficile per Sansone questa sua vita doppia, contraddittoria: mantenersi fedele a se stesso, alle proprie inclinazioni e peculiarità e, al tempo stesso, ai genitori, così diversi da lui.”

Questo volumetto fa parte di una nuova collana della Rizzoli dedicata ai miti, sia della Grecia classica che ebraici o orientali, tutti segno del bisogno umano di storie e dell’esigenza di fissare alcuni concetti, immobili nel tempo, che abbiano la funzione di rassicurare l’umanità vacillante o di descriverne passioni imperiture.
Ecco così uno dei maggiori narratori israeliani, David Grossman, che pone sempre al centro del suo scrivere sentimenti ed emozioni, autore anche di interventi dal forte carattere civile, costante nell’auspicare una pacificazione reale tra il suo popolo e quello palestinese, parlarci di Sansone e del suo mito.
Prima di tutto vengono presentati i tre capitoli biblici (“Dal Libro dei Giudici”) che raccontano la storia di questo particolare eroe dal momento in cui la madre viene a conoscenza della prodigiosa gravidanza e della straordinarietà di quel figlio, alla morte e al recupero del suo cadavere da parte dei fratelli.
Quindi l’analisi, il commento e la straordinaria acutezza nell’osservare ogni passaggio, ogni frase di quelle pagine bibliche interpretandole e restituendo al lettore questa figura tragica, contraddittoria e psicologicamente fragile nella sua possanza fisica. Già la reazione dei genitori all’annuncio miracoloso del concepimento sembra segnarne il destino. Prima di tutto la madre, figura cruciale, quando conosce il destino straordinario di questo suo frutto tardivo, è come se ne avvertisse anche l’estraneità, e la presenza di Dio, che non appena concede un figlio nello stesso tempo lo sottrae, appare ingombrante. La frase con cui annuncia al marito, perplesso e inerte, il messaggio dell’angelo suscita in Grossman stupore e sconcerto: “Il fanciullo sarà nazireo di Dio dalla nascita e fino al giorno della sua morte”. Quale madre mai, sottolinea lo scrittore, avendo dentro di sé un figlio può anche lontanamente pensare al “giorno della sua morte”?
Prosegue poi l’analisi (Sansone è ormai adulto) dei primi atti che mostrano lo straordinario destino del ragazzo: la scelta di una sposa filistea; l’uccisione di un leone con le sole mani; il miele prodotto dalle api nella carcassa dell’animale che viene raccolto e portato a casa per condividerlo con i genitori; i prolungati festeggiamenti nuziali; il tradimento della sposa e la terribile vendetta dello sposo. Quindi altri amori e altri tradimenti, altre dimostrazioni di forza fisica eccezionale e di fragilità psicologica fino all’incontro con Dalila, l’unica donna davvero amata, e la drammatica conclusione della vicenda umana di Sansone che travolge nel suo destino di morte il popolo nemico, ottemperando così al compito che Dio gli aveva assegnato ancor prima della nascita.
Sansone è simbolo, secondo Grossman, dello Stato di Israele che usa la forza che possiede in modo sproporzionato, quasi senza averne coscienza e che, sotto le violenze che compie, nasconde un’insicurezza profonda e un indomabile timore della propria precarietà. Ma al di là della metafora politica, gli uomini da sempre, hanno trovato in quella narrazione messaggi capaci di rispondere a un loro bisogno e uno specchio immutabile della contraddizione umana.

Di Grazia Casagrande

Il miele del leone. Il mito di Sansone di David Grossman
Titolo originale: Dvash Arayot. Lion’s Honey
Traduzione di Alessandra Shomroni
148 pag., Euro 13,00 - Rizzoli (Rizzoli miti)
ISBN: 88-17-00792-7

Le prime righe

C'è un passaggio nella storia di Sansone - quando si addormenta sulle ginocchia di Dalila - in cui pare concentrarsi l'intero racconto. Sansone in quell'istante sembra tornato bambino, neonato quasi, libero dagli scoppi di violenza, dagli istinti che gli hanno sconvolto lavila, devastandola. Questo, naturalmente, è anche un momento fatidico perché Dalila ha già in mano le sue trecce e il rasoio mentre fuori i filistei assaporano la vittoria. Di lì a poco a Sansone verranno cavati gli occhi e la sua forza svanirà. Di lì a poco verrà gettato in prigione e i suoi giorni saranno contati. Eppure, proprio in quel momento, forse per la prima volta in vita sua, raggiunge la pace.

© 2005 RCS Libri


L’autore

David Grossman è nato nel 1954 a Gerusalemme, dove vive con la moglie e tre figli. Ha esordito nel 1983 con Il sorriso dell'agnello, ma è diventato un caso letterario nel 1988 grazie al successo di Vedi alla voce: amore, successo replicato nel 1992 con Il libro della grammatica interiore, nel 1999 con Che tu sia per me il coltello, nel 2001 con Qualcuno con cui correre, e nel 2003 Col corpo capisco. Suoi sono anche tre celebri libri-inchiesta dedicati alla questione palestinese (Il vento giallo, Un popolo invisibile e il recente La guerra che non si può vincere), il romanzo per "giovani adulti" Ci sono bambini a zig-zag, e diversi libri per ragazzi.


28 ottobre 2005