Laura Mariani
L’attrice del cuore
Storia di Giacinta Pezzana attraverso le lettere

“Se Ella ha un progetto migliore, abbia la bontà di comunicarmelo e mi accordi l’onore di unirmi a Lei in un progetto così simpatico al mio cuore.”

Tra le grandi attrici italiane a cavallo tra Otto e Novecento, nessuna meglio di Giacinta Pezzana ha interpretato l’evoluzione della cultura nazionale, oltre a proporsi come modello di emancipazione femminile. Nacque a Torino nel 1841 e morì in Sicilia, ad Aci Castello, nel 1919: anche solo da queste date e da questi luoghi la sua parabola esistenziale appare emblematica della grande trasformazione avvenuta nel secolo più eroico e tumultuoso della storia patria. E giustamente viene definita “artista dei superamenti” animata da “una carica ideale progressista”, da Laura Mariani, docente di Storia del teatro all’Università di Cassino e saggista molto attenta alle figure femminili, che ha raccolto e pubblicato più di mille sue lettere, indirizzate ai corrispondenti più diversi, in un volume che riporta alla ribalta un personaggio dagli infiniti spunti d’interesse: “”L’attrice del cuore” - storia di Giacinta Pezzana attraverso le lettere ( ed. Le Lettere, pp.614, € 65,00). A seconda dei corrispondenti, l’epistolario può essere distinto in tre diversi filoni: storia personale e familiare, storia del teatro, storia d’Italia. Ma non sono distinti nella sua personalità, questi tre ambiti, anzi s’intrecciano grazie alla spontaneità e alla passione di uno stile energico, coinvolgente e originalissimo: “Ho cercato sempre nella vita di donna come d’artista di mettere in pratica gli insegnamenti di Mazzini: pensiero e azione… ho scartato quindi l’egoismo individuale per fare qualche cosa di utile agli altri… ma non ricevetti che beffe e danni: non importa!”.
La fede mazziniana avvicina la Pezzana - catalogata, come stile di recitazione, tra le “ultime romantiche”- all’attore patriota Gustavo Modena, accanto al quale debuttò nel 1858, cultore di “un’arte libera internamente”. Nemica della cosiddetta recitazione “grandeattorica” incarnata da Adelaide Ristori, di cui scriverà: “Recitava senza darsi mai alla parte”, la Pezzana si affidava piuttosto alla “memoria del cuore”, anticipando Stanislavskj. E comunicherà questo suo stile istintivo alla giovane Eleonora Duse, che lei vorrà accanto nella “Teresa Raquin” di Zola, suo cavallo di battaglia, che segna il passaggio dalla fase romantica a quella naturalistica. L’adesione alle grandi battaglie culturali del suo tempo la porterà ad interpretare Amleto, per “sfidare i cervelli mascolini”, convinta che “nel campo dell’arte, l’intelligenza non ha sesso” e che la maggiore “mobilità del volto femminile” rendeva meglio la complessità emotiva del principe shakespiriano. Non solo non c’è genere teatrale che Giacinta Pezzana non abbia affrontato - dal teatro popolare dialettale ai grandi classici, dalla farsa alla tragedia- ma fu anche una scrittrice di talento, come del resto dimostra l’epistolario stesso. Fu una firma apprezzata del giornale femminista “La Donna” e quando nel 1887 abbandonò le scene dopo le delusioni procuratele dall’essersi assunta le responsabilità del capocomicato, si dedicò alla narrativa, scrivendo novelle, un romanzo, racconti per l’infanzia. Tornata al teatro nel 1894 per necessità economiche, scrisse anche due drammi, oggi perduti, e soggetti cinematografici. La sua ultima interpretazione fu proprio al cinema, nel 1914, con “Teresa Raquin” del regista Nino Martoglio.
Ha scritto di lei l’amica Sibilla Aleramo: “Giacinta Pezzana ha qualcosa degli eroi della leggenda, dalle linee esorbitanti dal nostro piccolo obiettivo moderno”.

Di Daniela Pizzagalli

L’attrice del cuore. Storia di Giacinta Pezzana attraverso le lettere di Laura Mariani
618 pag., Euro 65,00 – Le Lettere editore
ISBN: 88 71 66 860 X

Le prime righe

LETTERE I

1
A GIORGINA SAFFI
Narni, 9 settembre 1876

Egregia Signora,
E' tanto grande in me il desiderio di entrare in corrispondenza coll'angelo protettore della Beccari che oso scriverle per prima e presentarmi da me.
Giorgina Saffi è un nome caro e venerato per le donne italiane, e l'ultimo suo grido levato a pro di tante povere vittime della brutalità mascolina mostra quanto grande sia il di Lei cuore. Lo scopo di questa mia sarà certamente gradito al suo animo eminentemente buono ed affettuoso.
Vorrei unirmi a Lei per sostenere la Gualberta nel suo apostolato per la donna. Mi scrisse la poverina che l'inverno scorso poco mancò non dovesse sospendere la pubblicazione del suo Giornale... se ciò accadesse io credo che la povera amica nostra ne morrebbe. Ciò che sostiene in vita quell'essere perfetto è appunto la certezza di essere utile agli altri.
So che Ella si adopera per trovare un certo numero di signore che garantiscano una lieve somma mensile a titolo d’incoraggiamento al Gior “La Donna”. Vorrei essere fra queste, ma siccome credo sia difficile trovare molte firme, così la prego a volermi dire se già sia riuscita nel suo nobile intento.
Si potrebbe anche cercare di aumentare la somma mensile e restringere il numero delle sottoscrittrici. Io proporrei per esempio di trovarne dieci che pagassero 10 franchi al mese come sarei disposta a fare io, oppure 20 che ne paghino 5. Cento franchi al mese basterebbero credo per il sostenimento di quella piccola famigliuola ed il giornale continuerebbe a sostenersi col numero dei suoi abbonati.
Se Ella ha un progetto migliore, abbia la bontà di comunicarmelo e mi accordi l’onore di unirmi a Lei in un progetto così simpatico al mio cuore.
Gradisca le proteste della mia amicizia devota

Giacinta Pezzana Gualtieri


© 2005 Le Lettere


L’autrice

Laura Mariani insegna Storia del teatro all’Università di Cassino, dove presiede il Corso di laurea in Lingue e letterature straniere per la comunicazione multimediale. È autrice di numerosi saggi, fra cui Il tempo delle attrici. Emancipazionismo e teatro in Italia fra Ottocento e Novecento e Sarah Bernhardt, Colette e l’arte del travestimento. Il suo Quelle dell’idea. Storie di detenute politiche. 1927-1948 ha vinto il Premio nazionale Sant’Anna di Stazzema.


21 ottobre 2005