Ian McEwan
Sabato

“Vi è qualcosa di grandioso in questa concezione della vita.”

Nel giorno della manifestazione contro la guerra in Iraq che ha realmente riempito le vie di Londra il 15 febbraio 2003, McEwan racconta le 24 ore di un neurochirurgo in una prospettiva che dal personale si allarga alla situazione internazionale per ritornare poi al privato.
Il dottor Perowne è un uomo di successo quasi cinquantenne, con una moglie avvocato che è ancora una bella donna, una figlia poetessa che ricalca le orme del suocero, uno dei più osannati poeti inglesi del momento, e un figlio musicista blues. Una famiglia quasi perfetta al cui interno piomba un fulmine di violenza in stile Arancia meccanica a sconvolgere un normale sabato organizzato tra partite di squash e cena con zuppa di pesce, il piatto che il dottore ama di più cucinare.
Il pessimismo della ragione di Perowne pervade tutto il romanzo. Nessuna certezza arriva dalle pagine, ma solo curiosità e semmai un certo razionalismo materialista accompagnato da compassione e amore, con dubbi e domande senza risposta in ogni ambito, sia in quello familiare che in politica e nel sociale. Solo la professione sembra uscire saldamente stabile di fronte a ogni evento, tanto da rappresentare addirittura un legame tra il delinquente che irrompe nella sua casa e il medico stesso.
Colomba con i falchi e falco con le colombe il dottor Perowne nelle questioni legate alla guerra non sta né con i pacifisti né con il governo inglese. In questo senso il protagonista rispecchia con il suo atteggiamento la visione personale dello scrittore, così come accade nel rapporto con il figlio Theo che, come ha avuto modo di dichiarare Mc Ewan, rappresenta l’immagine del suo vero figlio sedicenne che “più allarga lo sguardo più vede cose brutte” e che perciò adesso, con una reazione tipica dell’adolescenza, si sofferma solo sulle cose belle che gli stanno accanto: musica, amici, ragazze. Ma anche Theo sa che prima o poi dovrà fare la sua parte.
Curiosamente nel romanzo appaiono anche due politici esistenti: Blair, scambiato dal protagonista per un artista, episodio che ricorda quello realmente accaduto a Mc Ewan, scambiato da Blair per un pittore, e Walter Veltroni “uomo quieto, cortese, appassionato di jazz”: il sindaco di Roma è palesemente apprezzato dallo scrittore inglese.
Un ultimo accenno alle recensioni che in questi giorni si sono susseguite su quasi tutti i giornali italiani. Tra le righe di talune di queste si legge qualche critica neppure troppo velata. Masolino d’Amico, per esempio, su Tuttolibri accenna alla noia di alcuni passaggi, in particolare l’eccesso di compiacimento descrittivo nella partita di squash tra Henry e un suo sottoposto, e il frequente rischio di deriva di una scrittura in bilico tra eventi poco credibili e altri eccessivamente scontati, specie del finale. Lo fronteggia sul piano opposto Antonio D’Orrico dalle pagine del “Magazine” del Corriere della Sera che definisce Sabato “un dolente, emozionante, complessissimo, tesissimo e bellissimo romanzo su tutti noi anime perse post-11 settembre”.

Di Giulia Mozzato

Sabato di Ian McEwan
Titolo originale: Saturday
Traduzione di Susanna Basso
292 pag., Euro 17,50 – Edizioni Einaudi (Supercoralli)
ISBN: 88-06-17689-7

Le prime righe

Uno

Qualche ora prima dell'alba Henry Perowne, un neurochirurgo, si sveglia per ritrovarsi già in movimento, seduto nell'atto di scostare le coperte e quindi di alzarsi in piedi. Non sa esattamente da quanto è cosciente, né del resto la cosa risulta avere rilevanza. Non gli è mai successo nulla di simile ma non è allarmato e neppure vagamente sorpreso, perché si muove con assoluta disinvoltura, provando un piacere diffuso agli arti, e sentendosi schiena e gambe insolitamente vigorose. Eccolo in piedi, nudo accanto al letto - si corica sempre nudo - in tutta la sua statura, consapevole del placido respiro di sua moglie e dell'aria invernale della stanza sulla pelle. Anche quella è una sensazione gradevole. L'orologio sul comodino segna le tre e quaranta. Henry non ha idea di che cosa ci faccia alzato: non sente il bisogno di liberare la vescica, e neppure è turbato da un sogno o da qualche particolare del giorno precedente, o addirittura dalle condizioni in cui versa il mondo. È come se, li in piedi al buio, si fosse materializzato dal nulla, in piena forma e in completa libertà. Non si sente stanco, a dispetto dell'ora e delle fatiche degli ultimi giorni, e non è nemmeno preoccupato per un caso recente. Anzi, è sveglio, sereno e inspiegabilmente euforico. Senza averlo deciso e per nessuna ragione al mondo, si incammina verso la più vicina delle tre finestre della stanza con un passo di tale agilità e scioltezza da fargli sospettare che si tratti di un sogno o di un episodio di sonnambulismo. Se è così, rimarrà deluso. I sogni non gli interessano; trova più promettente la possibilità che tutto questo sia vero.

© 2005 Edizioni Einaudi


L’autore

Ian McEwan è nato nel 1948 ad Aldershott e vive a Londra. È autore di due raccolte di racconti: Primo amore, ultimi riti e Fra le lenzuola; un libro per ragazzi: L’inventore di sogni; e nove romanzi: Il giardino di cemento, Cortesie per gli ospiti, Bambini nel tempo, Lettera a Berlino, Cani neri, L’amore fatale, Amsterdam, Espiazione e Sabato. LibriAlice vi propone inoltre l’intervista all’autore.


21 ottobre 2005