Raymond Carver
Tutti i racconti

“Mi piace quando in un racconto c’è un senso di pericolo o di minaccia. Ci deve essere della tensione, il senso di qualcosa che sta per accadere, che certe cose si sono messe in moto e non si possono fermare, altrimenti il più delle volte la storia non ci sarà”.

È stato definito il Cechov del ‘900, il nuovo Hemingway, il padre del minimalismo: etichette che Raymond Carver ha sempre rifiutato. Lui, Ray Carver, non amava essere catalogato. Perché, pur nel disordine della sua vita, sulla carta ha sempre mantenuto un proprio ordine. Sempre in equilibrio tra le ambizioni di autori postmoderni come Donald Barthelme o John Barth e quella scrittura che, come amava ripetere, non riduceva all’osso, ma al midollo.
E proprio al midollo dell’America, non solo stilisticamente, mirano le sue storie.
Quella che racconta è una società marginale, periferica, ignorata dai media, cancellata dai programmi tv che allora, tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli ’80, preferivano rappresentare la superficie. Quella colorata e colorita: quella che meglio si adattava a vendere prodotti, sempre nuovi e luccicanti, a uomini ridotti a consumatori da decenni di “cottura” culturale.
Certo i tempi non sono cambiati molto da allora: ed è per questo che le storie di Carver rimarcano una attualità che ha però le coordinate del classico.
Classica è la forza evocativa, classica è la capacità di rappresentare in poche righe la tragedia o la commedia umana.
Su tutti, basti citare ad esempio, il racconto “Il bagno”: pochissime pagine, ma di un’intensità da brivido. Si racconta di una madre, una mamma, che sta ordinando una torta di compleanno per il suo Scotty. Nello stesso istante il bambino che compie gli anni sta attraversando la strada per andare a scuola, viene investito e cade in coma. I genitori, disperati, si precipitano all’ospedale e danno inizio ad una veglia che non sembra mai aver fine. Spossati, distrutti, si danno il cambio: corrono a casa per cambiarsi, riposare la mente, ma non hanno pace. Il telefono continua a squillare.
È il pasticcere: vuole sapere perché nessuno è andato a ritirare la torta, si lamenta del fatto che lui si alza all’alba e lavora tutto il giorno, che non ha tempo di scherzare, che qualcuno vada a prendere subito la torta. Dall’altra parte del filo, il dolore silenzioso di un genitore che voleva spegnere delle candeline e vede spegnersi la vita nel proprio figlio. Mentre la vita, quella fuori, quella che continua a correre nel vortice del proprio “da fare”, nel proprio “lavorare”, non può spezzare il proprio ritmo ignorando (o meno) la tragedia dell’esistenza.
Ma questo, si diceva, è solo un esempio: potete iniziare da qui (Carver, assicuriamo, è molto più efficace e teneramente crudele nel suo affresco) o seguire l’ordine cronologico di questo Meridiano.
In questo volume, che per una volta vale davvero il prezzo di copertina, sono raccolti tutti i racconti di Carver. Ma non solo: saggi, recensioni, interviste ed inediti rendono finalmente giustizia ad un grande scrittore che per anni è stato sempre relegato tra gli autori di nicchia. Adesso che è rilegato, non perdetevelo…

Di Gian Paolo Serino

Tutti i racconti di Raymond Carver
Traduzione di Riccardo Duranti
1352 pag., Euro 49,00 – Mondadori (I Meridiani)
ISBN: 88-04-52221-6

Le prime righe

Sto prendendo il caffè e fumando una sigaretta dalla mia amica Rita, e le racconto quello che è successo.
Ecco cosa le racconto.
E’ un mercoledì sera un po’ fiacco, sul tardi, quando Herb fa accomodare un signore grasso a un tavolo del mio settore.
Questo signore grasso è la persona più grassa che io abbia mai visto, anche se ha un aspetto curato ed è abbastanza ben vestito. Tutto in lui è grosso. Ma la cosa che ricordo meglio sono le dita. Quando mi fermo al tavolo accanto al suo per servire la coppia anziana, la prima cosa che noto sono le dita. Sembrano tre volte più grandi delle dita di una persona normale – lunghe, spesse, sembrano fatte di panna.
Servo gli altri tavoli: un gruppo di quattro uomini d’affari, molto esigenti; un altro tavolo da quattro, tre uomini e una donna, più la coppia anziana. Leander ha già riempito d’acqua il bicchiere del signore grasso e io gli do tutto il tempo per decidere cosa ordinare prima di andare da lui.
Buonasera, gli faccio. Cosa desidera?, dico.

© 2005 Mondadori


L’autore

Raymond Carver, nato a Yakima, Washington, nel 1938 e morto a Port Angeles nel 1988, fu considerato l'iniziatore del minimalismo, definizione che rifiutò sempre. A lungo alcolizzato, riprese un'esistenza più tranquilla al fianco di Tess Gallagher (che di lui ha scritto un libro di ricordi Io e Carver). Tra i suoi libri pubblicati in Italia: Di cosa parliamo quando parliamo d'amore, Il mestiere di scrivere, Racconti in forma di poesia, Voi non sapete che cos'è l'amore, Blu oltremare, Da dove sto chiamando, Vuoi star zitta, per favore?, Se hai bisogno chiama. Su alcuni racconti di Raymond Carver (tra cui quello citato nella recensione) si basa il film di Robert Altman America oggi.


21 ottobre 2005