Le umiliazioni non finiscono mai
A cura di Robin Robertson

“Ebbene sì, credo di avere un’idea abbastanza chiara di come saranno questi racconti sulla malasorte e devo ammettere che mi si spezza il cuore. Risparmiamelo. Be’, ovviamente me lo hai risparmiato non chiedendomi di scrivere qualcosa e, guarda caso, sarei comunque troppo occupato. Di una cosa puoi stare sicuro: se mai mi capitasse di curare un’antologia di grandi trionfi letterari non ti chiederei un contributo. Anzi, non chiederei un contributo a nessuno. Quel libro conterrebbe il contributo di un solo autore, e quello sarei io.”

Geoff Dyer

Ecco un libro che dovrebbero leggere tutti gli aspiranti scrittori o quelli ai primi approcci editoriali, per prendere certe frustrazioni più serenamente. Sembrerebbe, leggendo queste pagine, che nessun autore sia immune, specie agli esordi (ma non solo) da umiliazioni di ogni genere che in particolare si concentrano in determinati momenti pubblici: l’incontro con i lettori, le firme di copie, i reading, le rappresentazioni teatrali (naturalmente basate sui propri testi), i tour promozionali in giro per il mondo: Roddy Doyle parla dei suoi nove giorni in Germania e perdiamo immediatamente ogni romantica immagine dello scrittore in viaggio.
L’elenco delle situazioni più o meno imbarazzanti che hanno coinvolto questi 70 scrittori può partire con l’umiliazione di Geoff Dyer di non essere stato interpellato per questa stessa antologia. Ma come non dimenticare la terribile gaffe di un André Brink agli esordi che inconsapevolmente insulta la moglie dell’importantissimo editore che potrebbe essere interessato al suo manoscritto inedito. E quelle collezionate da Irvine Welsh, che per trasformarsi “in un cazzone da urlo” non ha bisogno né di alcolici né di stepefacenti, “anche se in effetti aiutano” e che con il tempo si stente “immunizzato dal tipo di imbarazzo che incula altre persone”: “il problema più grosso quando tenti di ripescare un ricordo davvero mortificante è che in verità ce ne sono tanti e ti viene il sospetto di avere rimosso i migliori (o i peggiori)”, ma ne racconta uno che sembrerebbe essere già a un buon livello... Il reading deserto è l’incubo degli autori, come quello in una grande libreria a Washington di Rick Moody, costretto a leggere brani del suo romanzo davanti a sua madre, un’amica e un tizio “convinto che se si fosse sorbito il reading, avrebbe ricevuto in cambio il dieci per cento di sconto su qualsiasi libro”. Ma l’umiliazione si esercita anche con l’esagerata pressione del pubblico su Chuck Palahniuk e quella di Norman Mailer su Col Tóibín ospite prima di lui in una trasmissione televisiva della durata di 29 minuti, e mattatore assoluto dello schermo per più di 27, totalmente disinteressato all’opera del collega. Per non parlare del piccolo elenco di figuracce di Jonathan Coe: dai reading deserti ai commenti di lettrici non proprio entusiaste dei suoi romanzi.
Scrive Margaret Atwood: “Le umiliazioni non finiscono mai. Ce n’è sempre una nuova, del tutto sconosciuta, che ci aspetta dietro l’angolo. Come direbbe Rossella O’Hara: Domani è un’altra umiliazione”. E così firma solo due copie in un grande magazzino, dopo ore di angoscia davanti al reparto dell’intimo. Sempre meglio di Edna O’Brian che in un altro grande magazzino dopo un’ora di attesa accanto a una pila di copie del suo libro non firmò proprio nulla.
“Per chi si guadagna da vivere con la scrittura, commettere sbagli costituisce l’incubo ufficiale, per non dire canonico. Rendere un errore di pubblico dominio equivale a moltiplicarlo all’infinito”: è quello che ha scritto, ma naturalmente anche fatto, James Wood. E non parliamo della descrizione di un intervento radiofonico nelle prime ore del mattino di Jonathan Lethem, con cui conclude il suo pezzo, perché è meglio che lo leggiate da soli: un modo ideale per smitizzare chiunque.

Di Giulia Mozzato

Le umiliazioni non finiscono mai a cura di Robin Robertson
Titolo originale: Mortification
Traduzioni di Eva Kampmann, Massimo Bocchiola, Gabriella Facondo, Laura Pignatti, Giuliana Zeuli
277 pag., Euro 15,00 - Guanda (Narratori della Fenice)
ISBN: 88-8246-671-X

Le prime righe

Prefazione

Posso datare la genesi di questo progetto con una certa precisione. Manchester, autunno inoltrato, una fredda, umida sera di novembre di tanti anni fa. Il pubblico della libreria del centro era insolitamente poco numeroso: ebbi l'audacia di attribuire il fatto all'importante partita che si disputava quella sera all'Old Trafford. Dopo aver letto la mia seconda poesia, alzai baldanzoso lo sguardo oltre le teste delle cinque o sei persone presenti e scorsi un paio di enormi natiche bianche schiacciate contro la vetrina. Poi un altro paio. E quattro paia ancora. È difficile darsi un contegno se un gruppo di tifosi dell'United di passaggio ti mostra il sedere, soprattutto se rischiano di essere più numerosi del tuo pubblico.
L'umiliazione, ovviamente, non è un'esclusiva degli scrittori. Tuttavia, l'ambiente letterario sembra offrire un microclima pressoché perfetto per l'imbarazzo e la vergogna. C'è qualcosa di intrinsecamente comico nella combinazione nobiltà d'animo-reddito basso, qualcosa di pericolosamente tragico nel presentare profondi pensieri privati - elaborati e cesellati con diligenza nell'arco degli anni perché diventino arte - a un pubblico di estranei. La massima di Auden « L'arte nasce dall'umiliazione » si può senz'altro rovesciare.
Negli anni trascorsi in loro compagnia, prima e dopo un evento pubblico, molti scrittori mi hanno regolarmente intrattenuto con racconti di delusioni passate, e colpito per la generale propensione a trasformare l'umiliazione in aneddoto. Credo che le storie migliori siano proprio quelle che mettono in cattiva luce il narratore.

© 2005 Ugo Guanda Editore


Il curatore

Robin Robertson è cresciuto sulla costa nordorientale della Scozia e ha studiato a Aberdeen e in Canada. Attualmente vive a Londra. Le sue poesie sono apparse sulle principali riviste letterarie inglesi e americane. Ha dato letture in Gran Bretagna, Irlanda, Canada e Stati Uniti, e ha ottenuto importanti riconoscimenti, fra cui il Forward Prize, l’Arts Council Writers Award e il New York Foundation for the Arts Award. Guanda ha pubblicato la sua raccolta di poesie Camera oscura.


14 ottobre 2005