Ernesto Capasso
Andare lontano…
Luoghi e non luoghi della canzone italiana

“I luoghi e non luoghi della canzone italiana sono stazioni di passaggio, itinerari della mente e dello spirito in cui ciascuno può ritrovare qualcosa di sé. L’Africa di Vecchioni diventa il continente della luce, la Tozeur di Battiato un’oasi dove ritrovare le proprie radici, e così, scorrendo le tappe di questo viaggio, le geometrie si caricano di colori e significati nuovi, in quanto la forza della musica sta proprio nel riuscire a trasfigurare, attraverso le emozioni dell’autore, un territorio.”

Molti di noi sono andati in gita scolastica nei “luoghi manzoniani” e molti altri continueranno ad andarci. Chissà se un giorno qualcuno farà una simile gita a Genova, e visiterà la piccola mansarda, o quello che ne resta, dove il giovane cantautore Gino Paoli scrisse La gatta? Probabilmente scruterà le tegole e i cornicioni, sperando in un souvenir fotografico da portare a casa. La canzone italiana in senso moderno, da Modugno in poi, ha fornito al nostro immaginario collettivo città, strade lunghe e diritte, campagne, stanze con dentro un cielo, finestre, soffitti viola, piazze grandi e porte portesi… È una funzione vicina alla forma d’arte più moderna e più sconvolgente del nostro tempo. Ossia il cinema. Dopo il cinema tutte le altre forme di espressione si sono per così dire adeguate. Anche i testi delle canzoni hanno perduto il carattere del melodramma affermandosi sempre più come microsceneggiature. L’introduzione del videoclip compirà il passo definitivo. Andare lontano… di Ernesto Capasso ci guida tra i luoghi e non luoghi della canzone italiana, portando ad esempio alcuni artisti che hanno dato spazio nella loro produzione al simbolismo del luogo. In una sorta di glossario soft di luoghi e non luoghi passiamo da Genova, quella di Paoli e di De Andrè e del piemontese Paolo Conte. Poi esploriamo la Napoli di Edoardo Bennato e Pino Daniele, la Milano di Giorgio Gaber e Roberto Vecchioni, che però nei momenti di crisi si rifugia in Africa. Ma anche il cielo di Renato Zero, i mondi lontanissimi di Franco Battiato, il senso dell’America di Lucio Dalla...

Di Francesco Marchetti

Andare lontano... Luoghi e non luoghi della canzone italiana di Ernesto Capasso
96 pag., Euro 10,00 - Bastogi Editrice Italiana (Gli aironi)
ISBN: 88-8185-734-0

Le prime righe

GINO PAOLI
C'era una volta una gatta

"Il mare è una condizione. Per quelli
che sono nati con i piedi nell’acqua non è
qualcosa di esterno alla vita ma una com-
ponente della vita stessa, come l’aria.”

Gino Paoli

"C'era una volta una gatta/ che aveva una macchia nera/ sul muso e una vecchia soffitta vicina al mare/ con una finestra a un passo dal cielo blu." Così comincia La Gatta, una delle più celebri canzoni di Gino Paoli. Un brano ispirato a una storia vera. La gatta si chiamava Ciacola e apparteneva a Paoli. La soffitta si trovava a Boccadasse (nome che deriva da Bocca d'asino per la strana forma dell'insenatura su cui è costruito), un suggestivo borgo del capoluogo ligure. “La zona di Boccadasse — ha spiegato Paoli — pullulava di artisti, pittori squattrinati e una cantante lirica, insomma era una borgata non molto dissimile da Montmartre mescolata ai pescatori"-. Il periodo trascorso al borgo ligure coincide con quello della giovinezza dell’autore che ripensa a quel tempo con simpatia e affetto: "Ricordo quel periodo con molta nostalgia e tenerezza, anche per i rapporti umani così densi di solidarietà; ricordo c'era la 'besagnina' (in genovese fruttivendola) che ci regalava cassette di frutta ammaccata perché sapeva che noi avremmo mangiato la parte ancora buona, oppure il macellaio che mi regalava 1 kg di cuore per la gatta (naturalmente con la fame che avevamo la gatta ne riceveva solo una piccola parte)”.
Nei primi anni ’60, l'autore abita, alla fine di via Capo Santa Chiara, in una piccola mansarda, affacciata sul mare. La canzone nasce dal suo trasferimento nella Genova alta in una casa bellissima. “La mia gatta dopo circa due mesi dal trasferimento morì. Per me questo rappresentò il simbolo della fine di un periodo e l'inizio di un altro.

© 2005 Bastogi Editrice Italiana


L’autore

Ernesto Capasso è nato nel 1971 a Napoli dove vive e lavora. Laureato in Giurisprudenza, si è specializzato in Giornalismo presso la Luiss Guido Carli di Roma. Nel 2004 ha pubblicato, in questa collana, il saggio: Poeti con la chitarra. La storia e la letteratura raccontate dai cantautori italiani. Attualmente collabora, per il settore Cultura e Spettacoli, alla redazione napoletana del quotidiano La Repubblica.


14 ottobre 2005