Eve Ensler
Il corpo giusto

“È il sogno americano, il mio incubo personale. La macchina pubblicitaria la pompa direttamente nel sangue della nostra cultura e della nostra nevrosi. Si moltiplica su tutte le copertine, l’ho succhiata con il latte materno senza accorgermi di essere stata contaminata. Voglio essere come lei: voglio essere Barbie.”

I monologhi della vagina sono diventati un’opera fondamentale, non solo una “bandiera”, del movimento delle donne e anche uno strumento per la loro presa di coscienza. Ecco ora Eve Ensler proporci un nuovo libro che, come il notissimo precedente, è stato già trasposto per il teatro negli Stati Uniti e fra poco sarà anche rappresentato sui palcoscenici italiani.
Il tema è quello che riguarda l’obbligo sociale di un aspetto del corpo femminile perennemente giovane, magro e tonico, che porta alla schiavitù delle diete, delle palestre e della chirurgia estetica. Tante donne, anche la scrittrice stessa, sono state profondamente condizionate dall’immagine di perfezione estetica che le madri hanno inculcato nelle figlie talvolta troppo grasse, talvolta sgraziate, talvolta solo non rispondenti all’ideale femminile che narcisisticamente le madri avevano del loro “prodotto”.
Vengono così presentati alcuni “casi” e, primo fra tutti, quello del difficile rapporto della Ensler con la propria pancia.
Ecco la fondatrice di Cosmopolitan che, disperatamente, si impone ferree regole per apparire molto più giovane, ha ottant’anni ma non lo dice a nessuno, quotidianamente frequenta la palestra (oltre 200 addominali al giorno), ha subito numerosi interventi di chirurgia plastica ed è del tutto indifferente al fatto che il marito l’abbia sempre trovata bella: tutta la fatica per apparire giovane è solo per se stessa!
La “perfetta” moglie di un chirurgo plastico che ha visto il proprio corpo e il proprio viso ridisegnato dal marito con mille operazioni, pensa di essere una sua “opera d’arte” e teme il momento in cui, finiti gli interventi, loro due non avranno più nulla da condividere e da perfezionare…
Ecco poi alcuni esempi positivi: la donna masai serena e soddisfatta di sé, che vive con gioia la propria vecchiaia; e poi un esempio occidentale (e proprio per questo più raro e prezioso): Isabella Rossellini, splendida nella sua maturità vissuta con grande equilibrio.
In conclusione l’agile libro di Eve Ensler propone un messaggio non facile, soprattutto nel nostro mondo bombardato dalla pubblicità, da veline televisive dal fascino adolescenziale e dalla visione di modelle anoressiche: come è complicato accettare, nel profondo, i difetti del proprio corpo e il proprio viso imperfetto!

Di Grazia Casagrande

Il corpo giusto di Eve Ensler
Titolo originale: The Good Body
Traduzione di Monica Fiorini
91 pag., Euro 10,00 - Tropea (I mirti)
ISBN: 88-438-0552-5

Le prime righe

Prefazione

In un'epoca di escalation del terrorismo, mentre è in corso la guerra in Iraq e i diritti civili si assottigliano rapidamente quanto lo strato di ozono, mentre nel mondo una donna su tre viene violentata o picchiata almeno una volta nella vita, perché scrivere una pièce sulla mia pancia?
Forse perché la pancia è qualcosa su cui sento di poter esercitare un certo controllo, o forse perché ho sperato che la mia pancia fosse qualcosa su cui ancora potevo esercitare qualche controllo. O forse perché mi rendo conto che ormai occupa gran parte della mia attenzione, e che l'attenzione delle altre donne è così occupata da pancia, glutei, cosce, capelli o pelle da non avere più spazio per la guerra in Iraq o, se è per questo, per qualsiasi altra cosa. Di recente, a un gruppo di donne statunitensi di diversa origine etnica in condizioni economiche disagiate, è stato chiesto che cosa avrebbero cambiato nella loro vita: la maggioranza ha risposto che avrebbero voluto essere più magre.

© 2005 Gruppo editoriale il Saggiatore


L’autrice

Eve Ensler, drammaturga, poetessa e sceneggiatrice, ha alle spalle una lunga militanza come attivista per i diritti delle donne. I monologhi della vagina (Marco Tropea Editore), insigniti del prestigioso Obie Award, sono stati tradotti in trentacinque lingue e rappresentati nei teatri di tutto il mondo.


14 ottobre 2005