Fred Vargas
Sotto i venti di Nettuno

“Fino alla fine della sua caccia all’uomo, sedici anni prima, Adamsberg aveva allarmato a tal punto il Tridente con le sue accuse da indurlo a cambiare regione appena commesso l’omicidio, sfuggendogli così tra le dita. Adamsberg si domandava se anche da morto il giudice avesse conservato quel riflesso di prudenza”.

Come può D’Orrico stroncare così freddamente, con poche parole, un romanzo come questo? Non riesco proprio a capirlo. Sarà, banalmente, questione di gusti, perché per chi ama il giallo d’autore, quello che ti fa entrare non solo nella storia ma anche nei personaggi, che ti avvolge nella sua atmosfera, che ti fa leggere e leggere senza riuscire a fermarti perché devi, proprio devi, sapere come va a finire, non può non amare Sotto i venti di Nettuno.
L’idea è di quelle che possono essere “già sentite”: un vecchio caso rimasto nella memoria di un investigatore, che continua anno dopo anno a seguire le tracce di un possibile colpevole, scoprendone la scia lungo altri delitti, precedenti e successivi, che cova la frustrazione di non riuscire mai a raggiungerlo ma è convinto che prima o poi ce la farà a incastrarlo. Ma in questo caso c’è di più: c’è il coinvolgimento personale di Baptiste Adamsberg, il commissario di polizia del tredicesimo arrondissement di Parigi (già conosciuto dai lettori italiani in Parti in fretta e non tornare), che ha svolto anni di indagini per un motivo ben preciso: suo fratello è stato ritenuto colpevole dell’omicidio che ha, ovviamente, scatenato la sua attenzione.
Tutti gli sforzi di Adamsberg sono finalizzati a dimostrarne l’innocenza e per farlo parte dall’analisi attenta delle ferite riportate dalla ragazza, la vittima dell’omicidio: apparentemente tre profondi segni fatti con un punteruolo, ma in realtà forse la traccia di un’altra arma, un tridente di vago sapore nettuniano. La distanza tra questi tre segni è uno dei primi elementi che uniscono questo omicidio con altri, apparentemente commessi con le stesse modalità e che presentano le medesime tracce: un colpevole che non ricorda più nulla di ciò che è accaduto e lamenta un totale e incolmabile vuoto di memoria; una vittima con tre buchi sul ventre; un punteruolo come arma apparente del delitto, quasi sempre un punteruolo nuovo, sempre ritrovato. E dietro tutto ciò una figura misteriosa e affascinante, un vecchio giudice freddo, altero e burbero quanto intoccabile grazie al suo grande potere e la fama di uomo eticamente inattaccabile. Sarà davvero lui quel Nettuno assassino dotato di tridente che Adamsberg rincorre da tanti, troppi anni? E riuscirà a dimostrare le sue tesi malgrado lo scetticismo giustificato che lo circonda, considerato poi che l’ultimo assassinio è avvenuto molti anni dopo la morte del giudice?
D’Orrico, sul Magazine del Corriere della Sera commenta: “Fred Vargas scrive come un merluzzo. A volte come un merluzzo lesso. Altre volte come un merluzzo congelato”. E così si distanzia ampiamente dall’opinione entusiasta e appassionata apparsa sullo stesso periodico qualche settimana prima a firma Carlo Lucarelli, che reputo assolutamente condivisibile. Essendo Fred Vargas lo pseudonimo dietro cui si cela una donna D’Orrico poteva almeno trovare un pesce “al femminile”, magari una triglia?

Di Giulia Mozzato

Sotto i venti di Nettuno di Fred Vargas
Titolo originale: Sous les vents de Neptune
Traduzione di Yasmina Mélaouah
448 pag., Euro 14,80 – Edizioni Einaudi (Einaudi tascabili. Stile libero big)
ISBN: 88-06-17266-2

Le prime righe

Addossato al muro nero della cantina, Jean-Baptiste Adamsberg fissava l'enorme caldaia che due giorni prima aveva interrotto ogni forma di attività. Era successo un sabato, il 4 ottobre, con la temperatura esterna scesa int-orno a un grado e un vento che veniva dritto dall'Artico. I1 commissario, inesperto, esaminava la calandra e i tubi silenziosi nella speranza che il suo sguardo benevolo rav-vivasse l'energia del marchingegno o facesse apparire il tec-nico che doveva venire e che non veniva.
Non che fosse sensibile al freddo o che trovasse la si-tuazione sgradevole. Al contrario, l'idea che ogni tanto il vento del Nord si fiondasse dritto dalla banchisa fino alle vie del tredicesimo arrondissement di Parigi, senza scali né deviazioni, gli dava l'impressione di potere arrivare in un passo a quei ghiacci lontani, di poterci camminare sopra, di poterci scavare qualche buco per la caccia alla foca. Si era messo un gilet sotto la giacca nera e, fosse dipeso da lui, avrebbe aspettato tranquillamente l'arrivo del riparatore spiando nel frattempo l'apparizione del muso della foca.

© 2005 Giulio Einaudi Editore


L’autrice

Fred Vargas è uno pseudonimo. L'autrice ha deciso di adottarlo in omaggio alla sorella gemella Jo, una pittrice che nelle sue opere si firma appunto Vargas (Vargas è il cognome del personaggio interpretato da Ava Gardner nel film La contessa scalza). È figlia di una chimica e di un surrealista. È ricercatrice di archeozoologia presso il Centro nazionale francese per le ricerche scientifiche (CNRS), ed è specializzata in medievalistica. Per cinque anni ha lavorato sui meccanismi di trasmissione della peste dagli animali all'uomo. Scrive tutti i suoi romanzi in ventuno giorni, ossia durante il periodo di vacanza che si concede ogni anno. Poi rivede i suoi romanzi (il cui editor privilegiato è sempre la sorella) per tre o quattro mesi. Scrive dall'85. Dal '92 ha pubblicato quasi un libro l'anno. Sous les vents de Neptune è il suo dodicesimo titolo, e ha venduto in Francia 240000 copie; nel 2004 le vendite complessive dei suoi libri ammontavano all'incirca a 1400000 copie. È tradotta in 22 lingue. È considerata l'anti-Patricia Cornwell. A tal proposito, ha dichiarato che «il poliziesco è una specie di favola, ironica o tragica o cerebrale. Non sopporto i gialli ultraviolenti che raccontano crimini complicatissimi (che nella realtà non esistono): un delitto è sempre semplice». Di Fred Vargas Einaudi ha pubblicato finora Chi è morto alzi la mano, lo sono il Tenebroso, Parti in fretta e non tornare.


14 ottobre 2005