Chuck Palahniuk
Cavie

“Anna Frank ha avuto una vita in fondo piacevole, almeno non ha dovuto andare in giro a presentare il suo libro”.

È questa una delle frasi più significative di un libro che non è un romanzo, ma “un romanzo di storie”. 23, per l’esattezza. 23 storie che l’autore di Fight Club è riuscito ad unire sul ring della pagina. Il pungiball, come sempre, siamo noi: i lettori. Spesso sorpresi, più spesso messi al tappeto da colpi che non sono mai bassi. Sono colpi di genio. Folgoranti folgorazioni. Che spiazzano. Sconvolgono. Coinvolgono. Di certo non avvolgono: se non del domopack di una scrittura soffocante e claustrofobica. Un libro per stomaci forti: dove dolore e surreale, reale e onirico si incontrano. E così, tra il divertito e l’atterrito, leggiamo del tredicenne che si masturba in piscina usando la pompa che aspira l’acqua e si fa risucchiare mezzo intestino o del gruppo di femministe che violentano un transessuale.
Storie off limits, storie di ordinaria follia, ma che in Palahniuk assumono le coordinate di un grande e moderno romanzo gotico.
Cavie è un moderno Decamerone, un Decamerone versione remix, versione ultra pop: stanze narrative che ci inchiodano al nostro “giocare alla vita senza gioia”, al nostro “cinismo di massa”, a quello che siamo. Diventati. “È questo quello che gli esseri umani stanno facendo: trasformano le cose in persone e le cose in persone”. In noi. In Cavie.

Di Gian Paolo Serino

Cavie di Chuck Palahniuk
Titolo originale: Haunted
Traduzione di Matteo Colombo e Giuseppe Iacobaci
416 pag., Euro 15,00 Mondadori (Strade blu)
ISBN: 88-04-54438-4

Le prime righe

Doveva essere un ritiro per scrittori. Un posto
sicuro.
Una colonia appartata di scrittori, dove avremmo potuto lavorare,
gestita da un uomo vecchio, vecchissimo, un moribondo
di nome Whittier,
finché a un certo punto non lo è stata più.
E noi dovevamo scrivere poesie. Belle poesie.
Un gruppo nutrito, i suoi studenti dotati,
isolati dal mondo normale per tre mesi.

Abbiamo deciso di chiamarci “il Mezzano”. E
“l’Anello Mancante”.
Oppure “Madre Natura”. Etichette stupide. Nomi creati per libera
associazione.
Un po’ come – quand’eri piccolo- ti inventavi
i nomi delle piante
e degli animali che popolano il tuo mondo. Chiamavi le peonie-
appiccicose di nettare e brulicanti
di formiche – “fiori formiche”. Chiamavi i collie: Lassie.

© 2005 Arnoldo Mondadori Editore


L’autore

Chuk Palahniuk vive a Portland, Oregon. È autore di Fight Club (Strade Blu-Mondadori), da cui è stato tratto il film diretto da David Fincher, Survivor (Strade Blu-Mondadori), Invisible Monsters (Strade Blu-Mondadori), Portland Souvenir (PBO-Mondadori) e Diary (Strade Blu-Mondadori).


14 ottobre 2005