Allan Folsom
L’esule

“Aveva agito con grande meticolosità nell’esecuzione degli omicidi di Chicago. Come a San Francisco e a Città del Messico, aveva trascorso pochissimo tempo sul posto, non aveva toccato quasi nulla e aveva indossato guanti in lattice da chirurgo... Sembrava inconcepibile che avessero potuto rintracciarlo, e men che meno seguirlo sul treno. Eppure erano lì, e ogni istante che passava lo avvicinava al confronto finale con loro. Quello che doveva fare, e subito, era trovare una via d’uscita.”

L’esule è il titolo “importante” del voluminoso romanzo che ci troviamo in mano. L’autore è un provato narratore di storie, che ha raggiunto il successo con Il giorno dopo domani (The Day After Tomorrow) e che crede nella validità di una formula già ampiamente collaudata: il thriller avventuroso.
L’esule è proprio un romanzo di questa natura, pieno di personaggi e svolte in una trama che si dipana tra Stati Uniti, Europa occidentale e Russia, con un insieme di temi che costruiscono il tipico meccanismo dell’avventura, seguendo un personaggio principale, un “eroe” se vogliamo rifarci alla tradizione, che scopre improvvisamente il mondo tenebroso che è accanto a lui, di cui non era affatto a conoscenza prima.
La storia, in equilibrio tra il fantastico e il verosimile, prende l’avvio da un meccanismo particolare: un poliziotto, impegnato nella caccia a un criminale, assiste a un omicidio a sangue freddo per mano dei suoi stessi colleghi. L’autore ha dichiarato più volte che l’esistenza di squadre di poliziotti con il compito di eliminare delinquenti “scomodi” sia comprovata dalle dichiarazioni da lui raccolte sia di malavitosi che di poliziotti stessi. In particolare un criminale gli ha confermato nei suoi racconti l’esistenza di “unità speciali di eliminazione”, e proprio da questo spunto Folsom ha tratto tutta la sua ispirazione. Sarà vero ciò che narra? Non è possibile dirlo, ma sicuramente è verosimile il dubbio morale che attanaglia il protagonista, al momento della scoperta di essere parte di queste squadre. E il lettore ne vive il dramma e l’elaborazione psicologica della realtà parallelamente allo svolgersi trascinante della storia. In fondo se il vostro capo vi ordinasse di fare qualcosa che reputate eticamente sbagliato lo fareste o scegliereste di fare invece ciò che ritenete giusto? E se decideste di fare ciò che ritenete meglio, quale pensate che sarebbe il probabile costo di questa scelta per voi e per la vostra famiglia?
Verso la fine del libro questo dramma non è più di natura morale ma diventa politico e affaristico, avviando un deciso spostamento sul piano del puro potere: al centro un progetto di ascesa al trono imperiale russo attuato dagli eredi della famiglia Romanov. Quali forze oscure si muovono dietro tutto ciò? Quale potere sta alle spalle delle pedine che si muovono sulla scacchiera e le manovra? Protagonisti assoluti del Male sono alcuni aristocratici corrotti, ma non solo la monarchia può nascondere oscure trame, anche in una democrazia dietro le quinte esistono giochi di posizione e lotte per il potere che il popolo non conosce. La storia rappresenta in questo senso una metafora, neppure troppo velata, dei giochi di forza e delle macchinazioni di cui il cittadino non sa nulla e che il romanziere può mostrare.
Dal punto di vista narrativo Allan Folsom, che ha a lungo lavorato per la tv in qualità di sceneggiatore, cerca di ricreare un effetto cinematografico anche nella pagina, che non a caso diventerà quasi sicuramente una miniserie per la tv.

Di Giulia Mozzato

L’esule di Allan Folsom
Titolo originale: The Exile
Traduzione di Stefano Bortolussi
690 pag., Euro 18,60 – Longanesi (La Gaja scienza n. 770)
ISBN: 88-304-1877-3

Le prime righe

PROLOGO

Parigi, Francia
Due uomini sedevano soli nello studio privato di un’elegante abitazione in avenue Victor Hugo. Erano vecchi amici e uomini d’affari di successo quasi coetanei, sulla quarantina. Uno si chiama Alfred Neuss, cittadini americano nato in Russia. L’altro era Peter Kitner, nato in Svizzera ma con cittadinanza britannica. Entrambi erano tesi e a disagio.
« Avanti» disse Kitner in tono sommesso.
« Ne sei sicuro? »
« Sì »
Neuss esitò.
« Coraggio»
« Coraggio»
« E va bene.» Con una certa riluttanza, Neuss azionò un proiettore collocato sopra un tavolo al suo fianco. Con uno sfarfallio di luce lo schermo portatile di fronte a loro si animò, mostrando immagini prive di sonoro girate in Super 8. La scena ritraeva l’elegante Parc Monceau sulla Rive Droite. La festa di compleanno di un bambino era in pieno svolgimento. Una ricorrenza allegra, spensierata, vivace. Oltre venti bambini di entrambi i sessi agitavano palloncini scagliandosi addosso pezzi di torta o cucchiaiate di gelato mentre le tate e alcuni genitori cercavano di mantenere il controllo della situazione. Un istante dopo, la cinepresa tracciava una panoramica, andando a inquadrare una decina di invitati coinvolti in un’estemporanea partita di calcio. Erano tutti maschietti e, come gli altri, intorno ai dieci, undici anni. Il calcio era il loro gioca, e lo praticavano con energia ed entusiasmo. Un tiro sbagliato spingeva il pallone sotto gli alberi, verso una macchia di cespugli. Uno dei bambini lo rincorreva, seguito dalla cinepresa.

© 2005 Longanesi Editore


L’autore

Allan Folsom, di origini bostoniane ma trasferitosi in California per lavorare nel cinema e nella televisione, ha scritto decine di sceneggiature prima di cimentarsi con il romanzo. La sua capacità di tessere trame complesse ricche d’azione e di brivido gli ha fatto conquistare milioni di lettori in tutto il mondo; il suo primo romanzo Il giorno dopo domani è stato un successo strepitoso cui ha fatto seguito Giorno di confessione.


7 ottobre 2005