Paolo Di Stefano
Aiutami tu

“Caro Pesce muto,
ogni tanto parla per favore! Lo so che io parlo troppo e a volte parlo anche quando non so che cosa dire, ma tu non dici mai niente, sei muta come un pesce.”


La scelta della modalità narrativa con cui Di Stefano ha inteso comporre il suo ultimo romanzo si rivela insolita e felice. L’io narrante è un ragazzino di tredici anni che scrive in continuazione lettere ad una donna di nome Marianna, che però non gli risponde mai. Così il romanzo sta giusto nella lunga serie di tali missive (164), recapitate alla signora giorno dopo giorno. L’ordito della trama emerge man mano che le lettere lo disegnano e la vicenda prende corpo un poco alla volta dalle confessioni del ragazzo: le quali ora sono plausibili ora assolutamente fantastiche. Come i torti subiti o le disavventure che egli racconta in modo più o meno concitato. E toccherà al lettore ricostruire la drammatica storia di Pietro e della sua sorellina Federica, detta la mocciosa. Dovrà lui districarsi dal coacervo di realtà, proiezioni e sogni (incubi) ad occhi aperti del ragazzo. Poiché non è semplice distinguere fra immaginario, millanteria e ciò che davvero sta accadendo a questo adolescente, primo della classe sempre preso in giro dai compagni, deciso a chiedere aiuto ad un adulto che conosce solo di vista.
Sì, perché Marianna, l’unica persona cui si sente di rivolgersi Pietro, è appena un’inserviente che lui vede di sfuggita a scuola durante la distribuzione delle merende per la ricreazione. Sarà che la signora è procace e stimola la sessualità in erba del tredicenne, sarà che il ragazzo non si fida di nessun altro o l’ha scelta per confidente proprio perché ciò non lo impegna in una relazione/comunicazione autentica (torno a ribadire: le lettere sono a senso unico); resta che, dagli sfoghi di Pietro alla donna, da lui chiamata ogni volta con appellativo diverso, emerge lo spaccato d’una vita familiare allucinante/inquietante. Non sono solo, infatti, i cento minuscoli alti e bassi della giornata scolastica o casalinga d’un ragazzo qualunque a venir narrati in questa eccentrica posta del cuore cui mai viene data risposta. Essi non mancano, certo, anzi uno dei pregi del romanzo sta nella bravura con cui Di Stefano riesce a calarsi nei panni del suo giovanissimo protagonista rendendone credibile il linguaggio e la psicologia grazie a spassosi resoconti all’insegna della quotidianità/normalità. Solo che quest’ultima è via via sconvolta da una serie di comportamenti messi in atto dagli adulti, che definire colpevoli, meschini o lesivi è dir poco.
Per farla breve Pietro e Federica, figli di genitori separati ed assai poco attenti nei confronti della prole, sono di fatto abbandonati sia dal padre che dalla madre e accuditi (si fa per dire) da una copia di anziani – i Nespola – che, pur benestanti, li trattano freddamente nutrendoli con cibi abominevoli e imponendo loro un bigottismo ipocrita e un galateo solo di facciata, che stride sia con la sistematica denigrazione beffarda nei confronti del padre dei ragazzi, sia soprattutto con l’attività illecita con cui si arricchiscono: l’usura. Pietro e la sorella assisteranno - più o meno consapevolmente, più o meno direttamente - a tutta una serie di incontri/scontri fra gli usurai e i loro clienti ridotti alla disperazione. Uno di essi si suiciderà pure, i Nespola verranno minacciati e l’atmosfera casalinga diverrà per i ragazzi ancora maggiormente tetra e minacciosa. Da qui lettere sempre più segnate da un crescendo di ansie e fobie al limite del patologico. Fino alla catarsi finale o alla tragedia annunciata che non svelo, per non guastare la parte conclusiva e febbrile di questo romanzo/diario di formazione davvero originale e a sicura tenuta di lettore.
Notevole, si accennava, il modo con cui Di Stefano riesce a dar voce all’afono grido di dolore di un preadolescente, il cui linguaggio sembra proprio quello di uno scolaro tredicenne (come primo della classe, in effetti, scrive bene). Belle le domande ragazzine che fa porre a Pietro sulla vita, sui genitori assenti, sul disamore, nel tentativo di trovare un perché, una ragione al caos dirompente di ambivalenze emozionali che turbina intorno a lui. Vedi - a mo’ d’esempio - l’interrogativo sulla causa che ha portato alla separazione tra i due: “se prima si amavano come dice la mamma, perché ora non si sopportano più?”. Ma i genitori non rispondono. “Non sanno mai niente” è il lapidario commento del figlio. Perché nel romanzo i grandi sembrano eterni adolescenti incapaci di assumersi responsabilità, mentre i bambini paiono piccoli adulti costretti a maturare anzitempo.
Nessun maggiorenne qui risulta moralmente accettabile. Né gli odiosi Nespola, è ovvio, né i genitori distratti, né i latitanti professori che non sanno cogliere in Pietro alcun segnale di crisi. Nemmeno l’ignava e solo belloccia Marianna, cui vanamente il ragazzo invia il suo disperato/reiterato: “Aiutami tu”, al quale lei nemmeno cerca di rispondere. Si salva, tra tutti i personaggi del libro, solo la scolara extracomunitaria Blerina (non a caso una fanciulla) che, a consolazione di Pietro, gli offre da accarezzare il suo seno in fiore in una pagina di autentica poesia.

Di Francesco Roat

Aiutami tu di Paolo Di Stefano
205 pag., Euro 15,00 – Feltrinelli Editore (I narratori)
ISBN: 88-07-01683-4

Le prime righe

ANNOTAZIONE DI SERVIZIO

II sottoscritto Nicola Vetere, commissario capo della Polizia di Stato, con la presente riferisce quanto segue:
a) le lettere contenute in questo fascicolo furono inviate a De Angelis Marianna nei mesi tra gennaio e giugno scorsi dal tredicenne Baldi Pietro;
b) il giorno dell'accaduto, facendo seguito alla esplicita richiesta di Pietro B., la ricevente consegnò il presente fascicolo epistolare nelle mani di un agente di polizia;
e) in tale circostanza la De Angelis dichiarò di aver seguito con crescente preoccupazione, attraverso le lettere, gli sviluppi della vicenda familiare di Pietro E., ma di non aver mai ritenuto opportuno avvertire le autorità di polizia circa la gravita della situazione, essendo difficile distinguere la realtà e la fantasia contenute nei testi in oggetto;
d) solo dodici ore prima dei fatti in esame, considerata la ferma determinazione espressale oralmente dallo stesso Pietro B., la De Angelis decise di rivolgersi ai nostri uffici per sollecitare un tempestivo intervento che tuttavia gli agenti non ritennero di dover effettuare, giudicando inattendibile la segnalazione;
e) quando gli agenti, nuovamente sollecitati dalla De Angelis, sopraggiunsero sul posto accompagnati dalla stessa, si limitarono dunque a constatare l'accaduto;
f) dalle lettere seguenti si evincono i particolari relativi a Pietro B. e alla sorella minore Federica necessari alla ricostruzione del caso.
Quanto sopra si riferisce per dovere di ufficio.
Si allega n. 164 totale lettere.


Cara Marianna,
stanotte ti ho sognata nuda. Dopo il nostro incontro non potevo certo sognarti vestita. Mi hai guardato con degli occhi, tu mi capisci, vero? Io non ho molta esperienza in questo campo, ma non sono scemo.
Quello che volevo dirti è che da quando ti ho vista, l'altra mattina davanti al bar, con tutta quella gente che urlava e mi faceva venire i nervi, la mia testa ha cominciato a viaggiare e adesso non riesco più a frenarla. I tuoi occhi si muovono con me dovunque io vada, la notte il mio pensiero vaga alla ricerca delle tue tette, mi sembra di afferrarle e poi mi sfuggono dalle mani come due palloni impazziti che rimbalzano sulla strada e sui muri e non si fermano mai. Vorrei poter affondare il mio naso in quel ben di Dio e respirare il profumo del Paradiso. Cerca di accontentarmi, appena puoi.
L'unica cosa è che bisogna evitare che ci vedano i Nespola, perché quelli hanno mille occhi e sono dappertutto.

© 2005 Giangiacomo Feltrinelli Editore


L’autore

Paolo Di Stefano, inviato del Corriere della Sera, ha pubblicato i romanzi Baci da non ripetere (Premio Comisso), Azzurro, troppo azzurro, Tutti contenti (Superpremio Vittoriani, Superpremio Flaiano, Premio letterario Chianti) e il saggio La famiglia in bilico. Un reportage italiano e per il Corriere della Sera Io vorrei: desideri e passioni di adolescenti di ogni età. È autore di una raccolta di poesie Minuti contati, e ha curato una lunga intervista a Giulio Einaudi, Tutti i nostri mercoledì.


7 ottobre 2005