La biografia


Piergiorgio Di Cara
Hollywood, Palermo

“Uscendo, Pippo ringrazia il cielo che a Palmo l’emergenza è rappresentata sempre e comunque da mafia e latitanti. E, proprio in questa occasione, la supremazia della Sezione antimafia gli è venuta davvero incontro, togliendolo da una situazione assai scomoda.”

Di Cara ha ormai un ben preciso ruolo tra gli scrittori italiani di gialli: se De Cataldo utilizza l’essere magistrato per rappresentare con competenza il proprio mondo letterario e anche per altri giallisti le specifiche professioni svolgono un ruolo importante, è proprio la realtà della polizia italiana quella che Di Cara, Commissario Capo della Polizia di Stato, può ben portare al centro dei suoi romanzi. Protagonista di quest’ultima opera non è il Salvo Riccobono già ben noto ai lettori, ma l’ispettore della Sezione Omicidi della Squadra Mobile Pippo Randazzo. “Si tratta di un tipo completamente diverso da Riccobono, tanto solitario e disperato l’uno, quanto solare e sereno l’altro”, dice l’autore in una recente intervista. Ed è proprio Di Cara a presentarci il suo ispettore: beve con molta moderazione, ha una vita molto sana, proviene dalla buona borghesia e fa il suo lavoro con autentica passione, insomma esattamente l’opposto dell’archetipo dello “sbirro” creato dai grandi scrittori di noir americani.
L’andamento cinematografico del libro tradisce le varie collaborazioni con cinema e televisione dello scrittore siciliano, ma nulla toglie alla letterarietà del romanzo che sa creare (per gli esterni) una Palermo reale e surreale nello stesso tempo, dominata dalla gigantesca scritta HOLLYWOOD e descrivere (per gli interni) gli appartamenti e i personaggi con precisione assoluta quasi a volerceli ben imprimere negli occhi, oltre che nella testa.
Il delitto di inaudita crudeltà su cui si apre il romanzo è quello che vede come vittima, Laura Maniscalco, moglie di un dirigente dell’Agip, uccisa in casa mentre stava tranquillamente preparando la cena.
Gli atti ufficiali dell’indagine introducono il lettore in modo immediato nell’inchiesta e creano una vivace mescolanza di codici linguistici capace di tenere sempre viva l’attenzione. Anche l’uso, estremamente moderato, di espressioni in siciliano (dialetto ormai universalmente letto e capito in tutta Italia, grazie a Camilleri) facilita la caratterizzazione dei personaggi. Il dialogo è all’insegna della “normalità”: si parla delle trasmissioni viste in tv, si commenta un film o una partita, il pranzo domenicale è dedicato alla famiglia, insomma i poliziotti, gli sbirri, sono proprio uomini come gli altri: perché qui non siamo in America! L’efferatezza dell’assassino poi, che si è portato via un pezzo del cranio della vittima è davvero inconsueta a Palermo, fa troppo serial killer: eppure qui non siamo in America!
L’inchiesta sembra non procedere, ci sono solo alcune strane telefonate al vedovo che appare subito non essere stato un marito esemplare… Ben congegnato lo scioglimento del caso che, naturalmente, non anticipiamo, anche se al lettore credo interessi maggiormente l’atmosfera che circonda l’intera indagine, anche grazie all’attenzione, alla precisione descrittiva e alla sensibilità nello studio dei singoli personaggi che Di Cara dedica a questi elementi della narrazione.

Di Grazia Casagrande

Hollywood, Palermo di Piergiorgio Di Cara
219 pag., Euro 14 – Edizioni Mondadori (Colorado noir)
ISBN 88-04-54670-0

le prime pagine
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PRIMA INQUADRATURA

ESTERNO GIORNO

La macchina da presa inquadra un monte brullo, macchie scure di verde intenso, rare, sfondo bruno di rocce. Una scritta bianca, gigantesca:

HOLLYWOOD

Un sottofondo blues struggente.
La macchina da presa allarga il campo: case dagli spigoli sbreccati come vecchi vasi. Rossi e bianchi sbiaditi. L'idea di una grande confusione. Sembra una Los Angeles messicana.
È Palermo.


Il sole si è allontanato.
È un pomeriggio dei primi di novembre.
Un giorno qualunque.
Il sole ha superato anche l'ultimo spigolo del palaz-zone d'angolo, mentre le macchine clacsonano. L'aria è gonfia di idrocarburi.
Si accendono le luci di posizione. I lampioni no, sono ancora regolati con l'ora legale. Ci sono state lamentele col comune, ma hanno risposto picche: "Non è di nostra competenza" hanno detto. La strada non è ancora buia, ma grigia, malinconica, sembra annoiata.
Il traffico. La gente. È tutto grigio.

Un flash rosso attraversa velocemente la strada. Viene inghiottito dal marciapiede opposto.
Sparisce.

... Bambola morbida, perfida e languida vivo per te / Son pazzo di te / Sei bella, criminalmente bella…
La voce calda e ispida come barba non rasata di Fred Buscagliene invade la stanza. L'uomo canta in sincrono. Soffia su un fiammifero col quale ha appena acceso una candela bassa e larga, poggiata su un muricciolo di mattoni rossi dal quale scivola giù una teoria di stalattiti di cera.
Le luci basse di due piantane disposte in diagonale illuminano un tavolo. Sulla tovaglia color ocra spiccano dei piatti neri e dei bicchieri panciuti dallo stelo lungo e sottile pieni di vino rosso.
Un cestino di pane bianco, pane nero e crostini.
Un tagliere di legno con formaggio e salame piccante tagliato a fette.
Una bottiglia di vino.
Una brocca d'acqua.
Nell'aria un buon odore, di cucina, di sandalo e dopobarba.
L'uomo indossa pantaloni color tabacco, camicia nera. Sistema le riviste del tavolino di fronte al divano di legno e cuoio.
Borbotta il motivetto swing.
Passa per un istante davanti a uno specchio macchiato nella parte bassa, sicuramente molto antico. Si intravede un ciuffo di capelli neri. Gli occhi sembrano ridere, o congestionati dal raffreddore, o semplicemente guardare altrove.
Squilla il telefono. L'uomo esita a rispondere. Sul display compare un numero pieno di zeri. L'uomo fa un gesto di disappunto. Col telecomando smorza Fred mentre chiede scusa perché è un tipo dal whisky facile.
«Pronto?»
«Ispettore Randazzo?»
«Sì?»
«È la sala operativa, le passo l'ispettore Garrone.»
«Sì, grazie.» «... Collega?» «Dimmi.»
«Sei tu, Randazzo?» «Sì.»
«Hai capito chi sono io?»
«A dire il vero... ah! Ho capito chi sei...» l'uomo si rilassa. «6° Corso Secondo Nucleo Seconda Sezione, giusto?»
«Giustissimo, bravo Randazzo. Ti disturbo?»
«No, stavo sistemandomi per cena...»
«Hai ospiti?»
«Sì, ma dimmi, a che devo questa telefona...» «C'è stato un omicidio.»
«... ta.»

La jeep percorre ad alta velocità il vialone, non c'è più nessuno per strada ormai, tutti davanti alla televisione, a guardare Striscia.
Sulla collina una luce bianca illumina una scritta gigantesca:

HOLLYWOOD

Una via borghese, palazzi borghesi, sino a poco fa era un brulicare di auto, ora è silenzio. Lo sferragliare della metro a intervalli regolari, poco distante, e il gracidio delle autoradio gli unici suoni.
Flash blu si riflettono sulle vetrine dei negozi, sciabolate intermittenti che aggrediscono i lampioni. Un paio di volanti, una Punto e una Marea, gli autisti che parlano a bassa voce, l'autoambulanza con le porte posteriori aperte, l'autista al telefonino ride. Due auto civetta.

© 2005 Arnoldo Mondadori Editore

biografia dell'autore
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Piergiorgio Di Cara è nato a Palermo nel 1967. È Commissario Capo della Polizia di Stato, qualifica alla quale è arrivato dopo aver maturato una lunga esperienza investigativa alla Squadra Mobile della Questura di Palermo prima, e in Calabria poi. Ha pubblicato il libro di racconti Cammina, stronzo e due romanzi, Isola nera e L’anima in spalla. I suoi libri sono stati tradotti in Germania e Francia, dove hanno riscosso un notevole successo di pubblico e critica. Ha vinto tre edizioni del premio Orme Gialle e ha ricevuto la menzione speciale della giuria al premio Franco Fedeli. Collabora con televisione e cinema. Attualmente presta servizio alla questura di Palermo.




30 settembre 2005