Alessandro Golinelli
Le rondini di Tunisi

“Sono qui per pagare un debito. Non sempre l’ho fatto in passato, ma ho divorato troppa esistenza per non doverne restituire:mi assumo le mie responsabilità come gesto fuori moda. E poi sono stato talmente tante persone, mestieri e voci che solo trasfigurandomi nella vaghezza – polvere, inchiostro sulla carta, parole – potrò essere me stesso e ritrovarmi. Certo, sono venuto qui anche per continuare a nutrirmi – di giovinezza, sudore, odori, umori, dolori e crudeltà.”

È sporca, sfacciata, viva e sincera la Tunisi del nuovo romanzo di Alessandro Golinelli. Ma non abbiamo davanti la grande e affascinante città piena di pullman di turisti, soprattutto italiani, che dopo pochi minuti di volo si sentono in “Oriente”. Si parla delle sue famiglie e soprattutto dei suoi giovani. E dei loro voli mancati. Le rondini che migrano a Tunisi vengono abbattute con i bastoni, le mine e i fucili affinché non distruggano i raccolti di olive; i loro corpi vengono mangiati o lasciati marcire al sole: è il rischio di chi lascia il proprio Paese, le dure tradizioni di famiglia, di chi non vuole farsi trascinare da un futuro uguale per tutti e fatto di miseria, birra di contrabbando e invidie. Tutti i giovani protagonisti vivono una propria rivoluzione: Ibrahim, Tareq, Hosni e Rashid hanno deciso che il futuro è quello visto in tv o nella zona turistica della città, è l’Italia. Ma anche lì le rondini vengono abbattute: nelle fughe, nella ricerca di cibo e di un po’ di calore, nella vita da delinquenti, negli affetti che tradiscono le rondini perdono quota o ritornano a casa umiliate e sconfitte. C’è chi invece la propria terra non la lascerebbe mai, Quassam, e desidera soltanto continuare a guadagnare pochi dinari alla fabbrica e sposare Diana, l’italiana che ha scelto Tunisi per ricominciare: anche questa è una battaglia e anche qui si viene abbattuti dall’esterno, da un bastone che può assumere le forme di un’ingiustificata lettera di licenziamento. A raccontare le storie di questi giovani che, senza eroismi, combattono alla ricerca del proprio futuro è un italiano “con gli occhi azzurri”. Completamente immerso nella quotidianità della popolazione tunisina e distante dalle falsità della zona turistica, il Finlandese narra le speranze e le delusioni dei suoi amici senza moralismi e pietà. Golinelli è riuscito a raccontare una Tunisi vera, concedendo poco spazio al fascino (artificiale) della medina e dei suq per portare il lettore nelle fabbriche e nei cortili della capitale. A questa terra di odori e crudeltà, che concede le sue bellezze ai turisti e i suoi giovani al mare, Golinelli dà voce, trasformando la polvere delle sue strade nell’inchiostro sincero di queste pagine.

Di Silvana Cannas

Le rondini di Tunisi di Golinelli Alessandro
253 pag., Euro 14,50 Tropea Editore
ISBN: 88-438-0436-7

Le prime righe

La Maison des Fous

Da molto tempo le mie notti di sonno s'interrompono e assisto, stringendo le lenzuola alla pelle, a lunghi stralci vissuti, sequenze in tonalità arancio e azzurro: storie di cui conosco esattamente la fine. E so che solo all'epilogo riuscirò a riaddormentarmi, appagato, esausto (chi non si è masturbato per prendere sonno?). Ma sebbene sia io e soltanto io a comandare, ogni evento segue il suo percorso e non mi è concesso saltare alcun passaggio: tutti i personaggi, i fatti, i flash più trascurabili, inutili, perché i destini sono segnati, chiedono giustizia. Vogliono il loro ruolo nel mondo. Non nella mia vita: non parlano di me.
Ma io sono un estraneo. Uno straniero. Qui mi chiamano il finlandese. Sanno che non è così, ma due anni fa il tassista che mi lasciò con le valige di fronte a casa s'infilò immediatamente in un café - era stato un viaggio faticoso, sudato - e raccontò di aver accompagnato un finlandese. Ho tratti nordici, occhi e sopracciglia chiarissimi che giustificano l'equivoco ma nel prolungarlo per anni c'è stata volontà: di identificarmi come distante, esotico, diverso, ma anche di attenuare tutto nel gioco di un nomignolo. Come fossi uno di loro: come Sassila - Sicilia -, che ha fatto sette volte avanti e indietro da Palermo; o Sbeya - fantasma - perché pallido e magro; o forse, meglio Jackie Chan, il giovane down che, seduto sui gradini di casa davanti alla moschea piccola, intrattiene i due barbieri, il commesso del negozio di vestiti e chiunque abbia voglia di fermarsi nel vicolo.

© 2005 Marco Tropea Editore


L'autore

Alessandro Golinelli è nato a Pisa nel 1963. Ha pubblicato i romanzi Kurt sta facendo la farfalla (1995), Angeli (1996) e per il Saggiatore La felicità della signora (1997), Come ombre (1999), Basta che paghino (1992, 2000) e (2002).


30 settembre 2005