Eva Stachniak
Il giardino di Venere

“Il conte Felix Potocki la segue passo passo. E in ogni fibra del proprio corpo lei sente il suo desiderio. Per Felix c’è solo lei in quella stanza dalle luci troppo brillanti. Non ode niente, non vede niente, non comprende niente. La parrucca incipriata gli rende il volto più chiaro, dandogli un’aria innocente, ma non le sfugge il suo profondo disagio.”

Il mestiere è sempre lo stesso, la parola che lo indica può variare con leggere sfumature di significato che alterano pure la qualifica sociale della donna: puttana, prostituta, donna di piacere, cortigiana. In altri paesi, geisha. Ai tempi moderni, hostess. Sofia Potochka, la protagonista del romanzo della scrittrice Eva Stachniak, nata in Polonia ma residente in Canada dal 1981, è una delle più famose cortigiane del Settecento. Come aveva fatto a giungere a questo risultato? È il destino di chi, tanto per incominciare, ha la fortuna di nascere bella. E poi ci vuole furbizia, intelligenza, ambizione. Saper giocare bene le proprie carte e avere ben chiaro in mente dove si vuole arrivare. La contessa Potochka di polacco aveva solo il cognome, quanto a sangue blu, neppure una goccia, il titolo infatti le veniva dal marito. Sofia era figlia di un mercante greco che era morto presto, non lasciando altre possibilità alla moglie che diventare una prostituta. Sua madre mirava più in alto per lei: metterla sotto la protezione di qualcuno. Così, dopo essere sfuggita alle voglie lascive della figlia del sultano di Istanbul, era diventata l’oggetto del desiderio dell’internunzio della Missione polacca a Istanbul. È veloce ad imparare, Sophie. Sa di essere degna del letto di un re, ed è a questo che si prepara: modi, comportamento, studia persino il francese. Quando l’internunzio torna in Polonia, Sophie lo segue, poco importa che lui cerchi di fermarla, di farla tornare indietro, lei non tornerà mai più a Istanbul, sogna la Polonia e ci arriverà. Riesce a farsi credere vergine (ci vuol poco, una fialetta di sangue di gallina), a farsi sposare dal nobile De Witt, a creare attorno a sé un alone di fascino leggendario che incuriosisce, che la rende bene accetta alla corte del re di Polonia, persino a quella dello zar di Russia. Il marito tollera tutto, finge di non sapere degli amanti, fino a quando viene liquidato per il conte Potochki che lascia la moglie per la bella Sophie. Varsavia, Berlino, Parigi e la corte di re Luigi, la residenza in Ucraina dove il conte le fa allestire gli splendidi giardini di Sophievka, otto figli dal conte, uno lo aveva già avuto da De Witt, un altro ancora sarà figlio del figlio del conte Potochki. È certamente Sophie che domina tutte le pagine del romanzo, in un alternarsi di presente e passato, ma Eva Stachniak ci racconta la storia della sua vita inserendo altri personaggi dal cui punto di vista Sophie viene osservata, ormai donna di mezza età, vicina alla morte ma sempre indomabile nella sua fierezza dignitosa- il medico francese che viene chiamato a Berlino per curarla, la giovane Rosalia, figlia di un polacco e di un’ebrea, che la assiste, la figlia minore Olga, l’altra figlia che porta il suo nome e che viene a trovarla con il nipotino. E ognuno di questi personaggi secondari racconta anche in parte di sé e di una Storia più ampia- della rivoluzione francese, di Napoleone e della ritirata dalla Russia, del padre di Rosalia che muore una morte assurda, “per difendere” la Polonia a Santo Domingo, e soprattutto della Polonia, terra senza confini, pedina di scambio contesa da Russia e Prussica, ingannata e tradita.

Di Marilia Piccone

Il giardino di Venere di Eva Stachniak
Traduzione di Idolina Landolfi,
428 pag., Euro 18,00 – Edizioni Rizzoli (Scala stranieri)
ISBN 88-17-00667- X

Le prime righe

Mes amours intimes avec la belle Phanariote

Bursa- dove la nostra storia comincia in sordina- cittadina distesa alle falde di Uludag o monte Olimpo, si trova ad appena un giorno di viaggio da Istanbul. Tre dei immortali, Ares, Poseidone e Afrodite, erano qui un tempo venerati, e ancora oggi accampano i loro diritti su questa terra per via dei prodi guerrieri venuti dall’impero greco e da Bisanzio, dei marinai qui ingaggiati e delle moderne Lais e Frine, la cui presenza adorna i caffè e i bordelli di Istanbul. I fedeli della dea dell’amore, mi affretto a soggiungere, sono di entrambi i sessi, perché i ragazzi che appagano i desideri dei bizantini sono qui belli quanto le fanciulle.

© 2005 Rcs Libri


L’autrice

Eva Stachniak è nata in Polonia ed è emigrata in Canada nel 1981. Insegna Comunicazione allo Sheridan College nell’Ontario.


30 settembre 2005